Ancora un intervento sulla natura, ruolo e pericoli dei social network. Riceviamo da Elisa Barachetti un contributo che volentieri pubblichiamo.

Vorrei rispondere a chi (come luciana, angelo fontana e probabilmente molti altri) si dice – giustamente – preoccupato dalla diffusione di gruppi assurdi e sicuramente offensivi all’interno del web… attenzione, non cadete nella trappola!
 
Quando questi gruppi sono fondati e amministrati da persone legalmente rintracciabili (con nomi e cognomi) allora è possibile segnalarli alla polizia postale, ma quando – come nel caso di quello riferito ai bimbi down e altri mille – sono gestiti da persone irrintracciabili, con avatar tipo “mago merlino”, allora sono tranelli preicolosi!
Infatti, questi utenti della rete che prendono iniziative contro la morale pubblica, in gergo vengono chiamati TROLL
 
(da wikipedia:
Troll – nel gergo di Internet, e in particolare delle comunità virtuali come newsgroup, forum, social network, mailing list, chatroom o nei commenti dei blog – è detto un individuo che interagisce con la comunità tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente stupidi, allo scopo di disturbare gli scambi normali e appropriati. Spesso l’obiettivo specifico di un troll è causare una catena di insulti (flame war); una tecnica comune consiste nel prendere posizione in modo plateale, superficiale e arrogante su una questione già lungamente (e molto più approfonditamente) dibattuta, specie laddove la questione sia già tale da suscitare facilmente tensioni sociali (come un’annosa religion war). In altri casi, il troll interviene in modo semplicemente stupido (per esempio volutamente ingenuo), con lo scopo di mettere in ridicolo quegli utenti che, non capendo la natura del messaggio del troll, si sforzano di rispondere a tono. Dal sostantivo troll si derivano, sia in inglese che in italiano, forme come il termine trollismo (inteso come il verificarsi di tale fenomeno nelle web-community), il verbo trollare (“comportarsi come un troll”) o essere trollato (“cadere nella trappola di un troll” rispondendo a tono alle sue provocazioni).
Un troll particolarmente tenace e fastidioso può effettivamente scoraggiare gli altri utenti e causare la fine di una comunità virtuale. Se un troll viene invece ignorato (in genere la contromisura più efficace), solitamente inizia a produrre messaggi sempre più irritanti ed offensivi cercando di provocare una reazione, per poi abbandonare il gruppo.)
 
Io stessa segnalo un troll ogni volta in cui ne incontro uno, ma l’errore sta nel creare indignazione e dibattito intorno a questi fatti!
Avete notato come la tv, i media e soprattutto i tg di mediaset abbiano parlato dell’argomento? sono intervenuti anche ministri, giornalisti e altre personalità, tutti indignati… ma soprattutto tutti molto appartenenti alla maggioranza del nostro governo… perchè?!  
 
Anche altri movimenti giovanili di sinistra hanno studiato il fenomeno, e partendo da quanto detto sopra sui troll (che esistono da tempo ma si notano solo ora e comunque per la maggior parte delle persone restano sconosciuti) e ragionando sulle attuali proposte del governo mirate a oscurare e censurare il web, si è arrivati a dedurre che probabilmente questi episodi possano essere sfruttati proprio a vantaggio di chi vuole tenere la rete sotto controllo: l’indignazione pubblica legittimerà la censura della rete come la paura del terrorismo legittima la xenofobia… tutto qui!
 
In realtà, si dovrebbe pensare che in gruppi come quello scandaloso di cui si è molto parlato (ripeto, partendo da studio aperto, pensateci!) gli utenti non sono mai più di 1000, e tra l’altro tutti iscritti solo per poter insultare e segnalare gli amministratori, che in genere sono 2! Sarebbe un pò come dire che se in Europa ci sono 2 persone che pensano che le donne vadano bruciate sul rogo, allora ci si debba allarmare perchè l’inquisizione incombe!…
 
La verità è che il web è un bene prezioso, non solo per il suo contenuto informativo, per il la sua capacità di porre questioni su cui il conformismo dei media  preferisce invece tacere, e soprattutto per la rapidità con la quale è in grado di diffondere idee, opinioni, verità o interpretazioni dei fatti diverse da quelle ufficiali o presunte tali, ma anche perché E’ CHIARO CHE QUANDO LA RETE FA TUTT’UNO CON LA PIAZZA, ESSA DIVIENE IN GRADO DI MOBILITARE GRANDI QUANTITA’ DI PERSONE, anche senza la “mediazione” di partiti politici e/o altri gruppi organizzati della società civile…
Questo è il vero obiettivo della censura che il governo vorrebbe imporre, non gli stupidissimi gruppi provocatori totalmente irrilevanti se collocati in una rete composta da milioni e milioni di persone…
 
Non fraintendetemi, l’indignazione è legittima è anzi oggi dovrebbe muovere molto di più l’animo di tutti, ma altrettanto importante è informarsi, informarsi e informarsi ancora, per non cadere nè nelle trappole della rete… e nemmeno però in quelle del furbo Presidente dell’impunità!

4 Commenti

Le trappole della rete

  1. In questi giorni sono due le notizie importanti al riguardo. Negli Stati uniti le news lette on line hanno superato quelle lette sui giornali. Visto che il mondo fa verso il digitale, noi facciamo la legge Romani. Quando è in gioco la loro posizione, i nostri politici hanno la vista lunga…

  2. Complimenti Elisa per la qualità del tuo articolo: direi praticamente perfetto. Inutile dire poi che sono completamente d’accordo con le tue argomentazioni. Internet è un luogo virtuale fisicamente ma reale nei contenuti. Qui vi si trova la VERA informazione. Per uno che frequenta i blog di informazione non rappresentano certo una novità la “gelatina” della protezione civile, la trattativa tra stato e mafia o i suoi rapporti con Berlusconi.
    I tentivi di creare la paura nei confronti di internet, per poter poi promulgare leggi censorie, derivono dal fatto che la politica dei palazzi ne sta comprendendo la pericolosità. Il vento sta cambiando, le sponsorizzazioni pubblicitarie stanno migrando dalle TV a internet, sempre più gente smetterà di vedere i TG e si informerà solamente on line. Per loro questo rappresenta la fine. Per noi spero un nuovo inizio.

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