Impossibile non notarli, fanno crocchio proprio sotto il municipio di Monte Marenzo, sono una decina, ascoltano, intervengono, si scambiano opinioni.

Tranquilli, non hanno con sé forconi, non sono venuti ad assaltare il palazzo, eppure sono agricoltori che con i forconi hanno dimestichezza…
Ieri mattina l’Associazione Agricoltori della valle San Martino si è data appuntamento qui con altri agricoltori della sponda destra dell’Adda della Comunità Montana Lario Orientale. Con loro anche il Dr. Mapelli della Comunità Montana Valle San Martino e il nostro amico Gustavo Centenaro, dell’Azienda Agricola Cascina Costa Antica, presidente dell’Associazione.

E’ lui che ci spiega il motivo dell’assembramento. Tra gli obiettivi dell’Associazione c’è quello di valorizzare l’agricoltura locale dei piccoli imprenditori agricoli e di chi ha piccoli appezzamenti di terra che intende utilizzare per la coltivazione.

L’iniziativa richiama lo spirito delle cattedre ambulanti di agricoltura che furono per quasi un secolo (l’Ottocento) la più importante istituzione di istruzione agraria, rivolta in particolare ai piccoli agricoltori.

E un altro progetto è quello di salvaguardare la tipicità di alcune sementi e avere la capacità di riprodurle.

Uno di questi semi, il “mais scagliolo di Carenno” è stato individuato nella banca dei semi dall’Istituto Cerealicolo di Bergamo tra le tante altre varietà di mais presenti in Lombardia.

Questo tipo di mais è stato selezionato proprio dagli Agricoltori della Valle San Martino che da 3 anni stanno portando avanti il progetto di recupero di sementi autoctone.

Il responsabile del progetto mais di Carenno all’interno dell’Associazione è Pier Cattaneo, dell’azienda Chiaravalle, che seguirà da vicino i cinque agricoltori associati impegnati nel recupero della semente.

La denominazione “scagliolo di Carenno” (vedi Scheda mais scagliolo di Carenno) è data dal tipo di seme (appuntito come una scaglia) e perché individuato in purezza proprio a Carenno, usato ancora da qualche famiglia del paese. Mais che ha avuto anche una piccola diffusione in altre valli limitrofe.

Il Dott. Paolo Stefano Valoti, dell’Unità di ricerca per la maiscoltura di Bergamo, ha discusso con i presenti le ipotesi delle varie fasi del progetto e coadiuverà gli Agricoltori della Valle per riadattare il cereale alla specificità del luogo di coltivazione affinché venga garantita l’integrità del prodotto.

I nostri Agricoltori divengono quindi “salvatori di semi”, non però ibernandoli nel Deposito sotterraneo globale dei semi di Svalbard, ma facendoli vivere, per cercare di mettere in salvo quel che resta di un patrimonio di biodiversità vegetale che altrimenti andrebbe perso per sempre.

 

 

 

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