Riportiamo il discorso che il Sindaco di Monte Marenzo, Gianni Cattaneo, ha pronunciato questa mattina, 25 aprile 2013, in occasione della ricorrenza della festa della Liberazione. 

 

Cittadine e cittadini,

grazie per essere qui insieme ai rappresentanti delle Associazioni di Monte Marenzo e dell’ANPI,

grazie all’Associazione Alpini che ogni anno collabora alla cerimonia ufficiale;

grazie a Don Giuseppe che ha celebrato la Messa e per la sua omelia.

 

Quella di oggi è una ricorrenza particolare del 25 Aprile.

E’ il 68° anniversario della Liberazione, della fine della seconda guerra mondiale e del nazifascismo.

Ma è anche il 70° anniversario dall’inizio della Resistenza.

70 anni fa la Resistenza nacque da una scelta.

Nel crollo delle istituzioni e dello Stato, l’8 settembre del 1943 segnò per gli italiani una sorta di resa dei conti con se stessi.

“Tutti a casa” fu la scelta di quanti vissero quella data come un invito a rifugiarsi in famiglia, rintanandosi al sicuro.

Altri scelsero in modo opposto, interpretando l’8 settembre come la fine di una stagione di miseria morale e di servilismo.

Per quelli che si fecero partigiani la Resistenza fu il momento in cui era necessario non doversi più vergognare di se stessi.

Qualcuno ebbe la forza e il coraggio di provare a riscattare la patria, di cercare rimedio alla colpa di un’ideologia – quella fascista – e di una guerra sbagliate e disumane e che li avevano resi complici dell’imperialismo nazista.

Ogni anno, nel Giorno della Memoria, la nostra Biblioteca ci ricorda con diverse iniziative cosa fu il nazismo, il fascismo e cosa portarono.

La Resistenza fu sostanzialmente questo: il coraggio e la dignità di riscattarsi dall’essere stati dalla parte sbagliata della storia, finalmente stanchi di aver accettato troppo a lungo l’ingiustizia.

Così nacque, nella coscienza di quei patrioti che si accollarono il peso morale di un’intera nazione, il bisogno di riscatto, di giustizia e libertà, a qualsiasi costo.

Fu una scelta personale totalmente libera e tremendamente rischiosa: nessuno li obbligava e tutto sembrava essere contro di loro.

Essa fu l’unione del vecchio e nuovo antifascismo, di una comune pur differente speranza di costruire una nuova Italia.

 

 

L’inizio della Resistenza è da molti indicata con l’8 settembre del 43.

Ma proprio nella primavera di 70 anni fa, nel marzo del 43, ci fu il primo momento di resistenza di massa al regime fascista. Furono gli scioperi operai che paralizzarono le fabbriche del nord.

Anche a Lecco vi furono scioperi e molti operai vennero deportati in Germania e lì morirono nei campi di concentramento.

Gli operai per vent’anni erano rimasti muti. In quei giorni insorsero con le parole d’ordine “Pane, pace e libertà”, l’opposto di ciò che Mussolini poteva offrire.

Gli anni seguenti all’8 settembre furono molto duri, anche perché segnati dalla guerra civile contro i fascisti complici dell’oppressore tedesco, ma i partigiani riuscirono veramente nel loro intento grazie al loro eroismo e a costo di tante morti.

Fu grazie a loro che alla fine della guerra l’Italia fu trattata meno duramente dai vincitori alleati nonostante portasse come Germania e Giappone l’enorme responsabilità storica del più terribile e distruttivo conflitto che l’umanità avesse mai vissuto.

Fu grazie a loro che gli italiani poterono costruire la loro democrazia, ma il prezzo fu tremendo: in diciotto mesi di guerra resistenziale morirono 62.000 partigiani.

Il loro sacrificio sia ricordato; come esempio veramente glorioso di chi ha dato la vita perché il nostro futuro potesse essere migliore, di chi può essere ancora un esempio di dignità, coraggio, speranza; di chi rifiuta l’ingiustizia, allora, ora e sempre.

 

Quella scelta assume oggi un ruolo centrale nel patto di memoria su cui si fonda la nostra cittadinanza democratica.

Dopo la guerra le forze politiche diverse da loro, cattolici, comunisti, socialisti, appartenenti a Giustizia e Libertà si confrontarono e diedero vita alla Costituzione più bella del mondo.

Si usciva dal dramma della guerra, eppure c’era la speranza di costruire un’Italia e un mondo migliore.

Oggi avviene il contrario. Dopo decenni di benessere viviamo una crisi economica dura che colpisce soprattutto i lavoratori, le famiglie, i giovani, le imprese.

La disoccupazione giovanile ha raggiunto nella comunità europea livelli di guardia e, in Italia, addirittura numeri drammatici. Non vi è uomo pubblico che non ne parli, ma la situazione, invece di migliorare, sta peggiorando di giorno in giorno.

Se l’Italia vuole avere un futuro, è obbligata a cambiare.

Per dare speranza alle famiglie, ai lavoratori, alle imprese e soprattutto ai giovani dobbiamo da subito mettere mano a riforme vere che siano dalla loro parte.

  • Bisogna attuare misure urgenti sul fronte sociale e del lavoro.
  • Puntare sull’Economia verde e lo sviluppo sostenibile.
  • Investire nell’istruzione e nella ricerca.
  • Rivedere il Patto di stabilità che strangola le Amministrazioni locali virtuose.
  • Colpire l’evasione fiscale, la corruzione, la criminalità organizzata che, oltre ad essere fenomeni ormai diffusi di malcostume eticamente e moralmente inaccettabili, sono un costo enorme che ricade sull’intera collettività, aggrava i costi della crisi, compromette le possibilità di sviluppo.
  • Procedere alla riforma della politica e della vita pubblica, abolendo da subito tutti i privilegi.

Per noi che facciamo politica per i cittadini e da anni consideriamo questo un servizio e non la possibilità di ricevere vantaggi, questo è forse il principio più importante.

Solo così potremo dare nuova fiducia alle nuove generazioni.

 

L’altro giorno ho ascoltato il discorso di Giorgio Napolitano, rieletto alla più alta carica dello Stato, che ha duramente richiamato le responsabilità dei partiti a non aver fatto finora le necessarie riforme.

Colgo l’occasione di questa occasione pubblica del 25 aprile per esprimere il mio più fervido augurio al Presidente della Repubblica di condurre con saggezza ed equilibrio la delicata e difficile fase di stallo istituzionale alla quale tutti sono ora chiamati a contribuire a risolvere.

 

Oggi è un giorno di festa. Come l’anno scorso l’Amministrazione di Monte Marenzo ha organizzato, insieme alle Associazioni, alla Biblioteca, al Gruppo per le politiche giovanili, un pomeriggio di festa insieme.

In piazza ci saranno le Associazioni che hanno aderito, con i loro banchetti e le loro proposte di animazione e i canti e la musica.

Siete tutti invitati. Come siete invitati domani sera alla presentazione in Biblioteca del libro di Don Luisito Bianchi.

 

Mi piace però lasciarvi con lo slogan adottato quest’anno dalle Associazioni:

REsistiamo perché.

I valori dello spirito della Resistenza sono ripresi da ogni Gruppo e Associazione che si occupano nel nostro paese, a vario titolo, di ambiente, tutela del territorio, attenzione sociale, cultura, lavoro, diritti…

Insomma le cose che facciamo tutti noi, chi più chi meno e che danno il senso del nostro “Esistere”.

 

Buon 25 Aprile a tutti

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