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La musica alchemica degli Ouroborus

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Ieri sera al Concerto d’Estate a San Michele a Torre de Busi i protagonisti sono stati loro: gli Ouroborus.

Sono stati a lungo applauditi da chi è salito fin quassù per ascoltarli. E pensiamo che per tutti ne sia valsa la pena. Bravi, veramente bravi. E non lo dico per l’amicizia che mi lega a questo Gruppo che abbiamo conosciuto quest’inverno e che ha realizzato la colonna sonora dello spettacolo teatrale che abbiamo presentato a maggio a Monte Marenzo.

http://www.unpaeseperstarbene.it/2013/il-teatro-civile-ringrazia/

Gli Ouroborus sono una novità musicale che sarebbe meglio seguire perché, ci scommettiamo, faranno parlare di loro vista l’originalità dei loro pezzi.

Quattro ragazzi trentenni (anzi tre, uno, Massimo, è più giovane) per tre quarti Garlatesi (uno, il più giovane, è di Monte Marenzo), tutti studiosi di musica (ma nella vita fanno altro) e che fanno parte ognuno di altri Gruppi musicali, si sono uniti nel 2009 con l’intento di miscelare le sonorità di uno strumento classico come il clarinetto ai suoni più ruvidi e grezzi di una chitarra elettrica e di una batteria.

Intanto ve li presento per bene. Non come ha fatto Lele ieri sera che non si è neppure presentato!

Davide Maggi, alla batteria e percussioni, detto (da sé stesso) Davide il bello per non essere confuso con l’altro Davide Spreafico (che più modestamente si fa chiamare Dino), che suona clarinetto, sax e flauto.

Il virtuoso della chitarra è Massimo Deo di Monte Marenzo, che si nasconde e non parla mai, mentre chi dice le stupidaggini durante i concerti (insieme a Dino, fanno la gara) è Emanuele Panzeri, che suona di tutto: chitarra, banjo, mandolino, oud, lapsteel guitar. E li suona bene e, a volte, in modo assolutamente originale, come ieri sera in un “pezzone”, come lo ha chiamato lui, abbiamo ascoltato il banjo suonato come una percussione…

Presentano i pezzi tra il serio e il faceto, fanno sorridere il pubblico, poi lo fanno viaggiare con l’immaginazione, evocando ambienti e atmosfere che assumono sonorità particolari a secondo se suonano in una piazza, in una chiesa o nel garage del nonno di Lele, a Garlate dove li ho ascoltati la prima volta.

Il concerto è iniziato con Dino che ha percorso la navata della chiesa col suo clarinetto, quasi ad indicarci la strada che portava al centro della musica fino a raggiungere i suoi compagni e sedersi con loro.

Non riesco ancora a capire come facciano a interagire tra loro, ad intervenire al tempo e nel modo giusto senza che nessun maestro gli dica cosa fare. Forse basta uno sguardo tra loro, o un sapiente tocco di Davide che con le innumerevoli e strane percussioni (suona pure lo sgabello su cui è seduto) dà il tempo ed il ritmo ad ogni cambio di situazione sonora.

Con Lele, i due Davide e Massimo abbiamo lavorato bene per l’opera teatrale. Hanno composto musiche originali adattissime alle situazioni narrate dalle sei attrici protagoniste, accompagnando e sottolineando in modo perfetto alcuni momenti dello spettacolo.

Ieri sera hanno raccontato al pubblico che stanno facendo un altro lavoro teatrale sulla figura di Maria, tratta dal libro di erri De Luca “In nome della madre”.

Dalla loro pagina Facebook traggo le informazioni musicali che seguono (le immagini in bianco e nero sono di Chiara Arrigoni).

L’idea è stata sin dall’inizio quella di formare un gruppo strumentale, la sfida invece quella di raccontare storie e descrivere situazioni, luoghi, emozioni utilizzando atmosfere musicali senza l’ausilio delle parole. Per ricreare queste sensazioni vengono affiancati agli strumenti più tradizionali della musica leggera strumenti con timbriche particolari come banjo, oud, lapsteel guitar, bansuri; tutto questo per dare vita a pezzi originali sempre differenti tra loro e trasmettere emozioni sempre nuove in chi ascolta.

In diverse occasioni gli Ouroborus hanno collaborato con alcuni artisti del lecchese interpretando la colonna sonora a vari eventi culturali, quali ad esempio mostre fotografiche e presentazioni di libri. Gli Ouroborus si adattano molto bene a questo tipo di situazioni in quanto utilizzando diverse sonorità, variazioni di dinamica e cambi di intensità riescono a trovare la giusta musica da abbinare a forme, colori, testi.

 

Nel mese di gennaio 2012 è uscita la prima raccolta di inediti intitolata “Instrumental alchemy”, interamente autoprodotta e mixata da Giovanni Manenti. Un’alchimia strumentale, cioè un viaggio tra sonorità che ricordano paesi remoti nel tempo e nello spazio, come l’oriente meditativo o paesaggi medioevali, alternando momenti di introspezione psichedelica a momenti più rockeggianti e cattivi. Il gruppo è alla costante ricerca di nuove sonorità e di nuove emozioni da trasmettere in chi le ascolta.

Una recensione musicale assolutamente corretta quella che avete appena letto.

Noi aggiungiamo una sola cosa. L’ascolto della loro musica, che gli Ouroborus eseguono dal vivo, senza leggere spartiti, comporta un’attenzione particolare per cogliere tutte le sfumature culturali che sono intrise nella loro musica. Ma è anche una musica che sa arrivare emotivamente ad ogni animo sensibile, a chi si ferma ad ascoltare e ad immaginare il sentiero del viandante o il cimitero degli elefanti…

Se vi capita di andarli a sentire prendete il loro CD. Ne vale la pena.

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