Quante volte ti è successo di pensare: “Adesso prendo la bici e vado…”.

Probabilmente migliaia di volte se sei anziano. Oppure, se sei solo un ragazzo o addirittura un bambino, questa idea l’hai avuta meno volte, ma con la stessa piacevole sensazione che si ha sempre tutte le volte che vai a prendere la bici in garage od in giardino, controlli che tutto sia a posto, la inforchi, oltrepassi il cancello di casa… e via!

Può essere l’ultimo modello di bici da corsa o la tua vecchia inseparabile bicicletta che hai ormai da una vita, o quella che condividi del bike sharing, ma sempre, tutte le volte, l’inconsapevole soddisfazione di pedalare per un breve tratto o per lunghi percorsi, è la stessa.

E quando sei in sella il paesaggio ti viene incontro, hai il tempo di guardare il mondo con occhi diversi, senti il vento che ti accarezza il volto e i capelli, senti il cuore che batte e ti senti più vivo.

Puoi andarci, e spesso lo fai, con un amico o la persona che ami o anche col fedele amico dell’uomo.

Ma, quando sei solo, a volte ti fermi, lasci la bici appoggiata, e rimani solo coi tuoi pensieri, fino a quando di nuovo poi pensi:

“Ora prendo la bici e ritorno…”:

Adriano in bici ci va da una vita. E adesso che ha un po’ più di tempo, porta con sé la sua nuova passione. Lungo le sponde dell’Adda o sulle colline ha incontrato tanti uomini e donne così, con la bici a percorrere gli stessi sentieri. E qualche volta ha scattato una foto, a cogliere l’attimo in cui ha visto un ragazzo felice, una donna col cane, o l’anziano signore che tranquillo pedala sicuro.

E poi quelle donne a parlare con le bici appoggiate sul muro e una bimba che si dondola e guarda la sua piccola bici a poca distanza.

Altre volte la bici è lasciata da sola, sopra l’erba del prato o legata perché non venga rubata, anche se, delle volte, la catena non basta…

Adriano ha tolto i colori, è la bici che ha voluto ritrarre, o l’idea della bici in quell’ombra che passa…

 Sergio Vaccaro—febbraio 2013

Nelle immagini di Angelo Fontana e Sergio Vaccaro l’inaugurazione della Mostra fotografica di Adriano Barachetti “Prendi la tua bici” che rimarrà aperta fino a domenica 3 marzo (vedi post per gli orari di apertura http://www.unpaeseperstarbene.it/2013/%E2%80%9Cprendi-la-tua-bici%E2%80%9D-immagini-in-bianco-e-nero-per-raccontare-una-passione/ ).

5 Commenti

L’idea della bici…

  1. Grazie Angelo.
    Al tormentone ci sto lavorando… approfitto per chiedere ai lettori di UPper interessati a un circolo fotografico di farsi avanti, magari lasciando un commento qui oppure mi potete mandare una email barachettia@gmail.com. Ho bisogno di aiuto, da solo non posso realizzare questo sogno.

  2. Le fotografie di Adriano in mostra a Monte Marenzo sono bellissime.
    Dopo un incipit così perentorio si potrebbe chiudere il commento qui.
    Invece no, perché motivare due o tre cose è necessario.
    Innanzitutto la sequenza delle immagini è un elogio raffinato al tempo lento, uno dei più potenti antidoti alle convulsioni postmoderne, postindustriali, post di tutto quanto ci ha costretti ad assumere il Prozac per sopportare lo sguardo del mondo. Le foto sono una teoria di anziani,bambini, donne, che pedalano placidamente in viali e sentieri immersi nella natura. Intorno si percepisce un silenzio profondo, che ha come unico contrappunto, qua e là, il crepitio del crescere dell’erba e il gorgoglio del fiume. E questo è l’aspetto terapeutico della bicicletta che Adriano ha ben rappresentato.
    La seconda osservazione – e questa la posso fare solo perché conosco Adriano – è l’assoluta discrezione con la quale Adriano coglie le persone immerse nel piacere di pedalare, senza essere turbate da una fotocamera troppo esposta e invasiva. Discrezione che ottiene il risultato di far mantenere ai personaggi che popolano il quadro compositivo una gestualità di splendida indolenza.
    Infine, Adriano, ha dimostrato come una attrezzatura (fotocamera, obiettivi, stampante) alla portata, se non proprio di tutti certamente di ogni fotoamatore, usata in modo appropriato, produca risultati tecnici di assoluta eccellenza, fino a pochi anni fa possibile solo a fotografi professionisti e a laboratori specializzati.
    Concludo riprendendo un tormentone: i tempi sono maturi per fondare a Monte Marenzo un circolo di appassionati dell’universo-immagine e Adriano farsi un po’ carico di questo.

  3. Nel mese di settembre il mio paese tutto, neanche mille abitanti, si fermava per la vendemmia, ma non di uva, bensì di olivello spinoso. Tutti i bambini con mani abili erano precettati dai genitori a far giù la schitarella, come veniva chiamato l’olivello in dialetto, che poi veniva raccolta da un grossista e portata alla ditta farmaceutica svizzera Weleda per farne il ben noto sciroppo di olivello.
    Fu così che mi guadagnai, chicco dopo chicco, spina dopo spina, i soldi per la mia prima bicicletta: avere una bicicletta sulle montagne di Belluno significava per un ragazzo come me conquistare la libertà.

  4. E vi ricordo che dopo il voto potete visitare la mostra fotografica di Adriano. Ne vale la pena.
    Ieri tra i presenti si raccontavano aneddoti di gite in bici, di vecchie Grazielle in solaio….
    Raccontate le vostre storie con le vostre bici.

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