La chiesa di Monte Marenzo ieri sera non era piena come quando, due anni fa, alla Festa Missionaria venne Don Andrea Gallo, ma c’erano comunque molte persone e quasi tutte di Monte Marenzo. Da un lato è confortante, un pubblico “di casa” attento dimostra che Monte Marenzo risponde positivamente agli stimoli culturali e di riflessione che vengono proposti, dall’altro un peccato che non era presente gente da fuori (pubblicità che non ha funzionato? Disinteresse per l’ospite che non è conosciutissimo?). Peccato per loro, perché si son persi una serata molto interessante.

L’ospite era Don Gino Rigoldi, presidente di Comunità nuova e, soprattutto, da una quarantina d’anni, cappellano del Beccaria, il carcere minorile di Milano. A presentarlo il nostro Don Giuseppe Turani, che da un paio d’anni cerca di proporre alla Festa di Monte Marenzo, testimonianze “forti”, come quella di Don Andrea Gallo, appunto http://www.unpaeseperstarbene.it/2012/il-profeta-don-gallo-nella-chiesa-di-monte-marenzo/ e quella di Padre Giulio Albanese http://www.unpaeseperstarbene.it/2013/padre-giulio-albanese-e-la-necessita-di-informazione/ .

Don Gino mentre Don Giuseppe lo presenta si siede davanti a me, al primo banco della Chiesa, davanti al pulpito, come uno spettatore qualsiasi. Il tema di quest’anno della Festa Missionaria è “Essere famiglia” e Don Gino, appena sale al microfono, ricorda subito l’importanza della famiglia anche nelle situazioni difficili in Romania, dove ha fondato nel 1999 l’Associazione “Bambini in Romania”. Dice: “Cerchiamo di tenere i minori in famiglia fino all’ultimo. Se c’è ancora uno scampolo di famiglia, un nonno, un parente, cerchiamo di aiutare il ragazzo lì, ancora nella sua famiglia”.

Scorro gli appunti presi ieri sera, tante parole significative. Si potrebbe comporre una collana con queste parole e queste frasi: misericordia, cura, buone parole, fatti, sorriso, poveri, onestà, giustizia, solidarietà, relazione, amore…

Qual è la parola che più vi ha colpito?

Don Gino parla del suo rapporto con i ragazzi in carcere, quando iniziò al Beccaria c’erano 1500 ragazzi, ora per fortuna ce ne sono 350, un segno che è mutata la cultura di carcerazione dei minori.

Il carcere è pieno di gente, di povera gente. La legge è uguale per tutti, ma se uno non ha l’avvocato ha già finito di essere uguale agli altri e molti detenuti non hanno neanche gli strumenti per difendersi. I ricchi vanno a scontare la loro pena nelle loro ville. I poveri in carcere. E tutti i minori in carcere provengono da famiglie povere.

Una legge che va modificata è la “ex Cirielli” perché moltiplica la pena in rapporto alla recidiva, aumentando il numero di detenuti per piccoli reati. Nel Carcere di Opera, dice, “ho trovato un negrone grande e grosso beccato per tre volte a vendere cd contraffatti. Gli hanno dato tre anni e sei mesi. Il minimo della pena è un automatismo”, ha spiegato. “Il 60% dei detenuti ha commesso reati da supermercato. Poi appena si cerca di modificare le leggi sulla carcerazione insorgono i politici che issano le bandiere del populismo, attenti solo agli interessi elettorali, senza affrontare i problemi veri della giustizia.”

Paradossalmente, dice, i più forcaioli sono i cattolici (o che dichiarano di essere tali). Il mondo cattolico si divide nettamente in due fazioni: i forcaioli e i solidali. Entrambe le fazioni vanno in chiesa ma come conciliano il loro modo di essere cattolici con una visione egoistica?

Parla della Chiesa, dice: “faccio anche il prete ovviamente”, come se il suo impegno civile fosse staccato dal suo Ministero. E dice di come, fino a un anno e mezzo fa prima dell’avvento di papa Francesco, fosse difficile parlare di Chiesa.

L’educazione dev’essere un addestramento per stabilire e vivere rapporti costruttivi con gli altri, invece la società ha paura dell’altro. C’è un crescente senso di egoismo. I giovani sono confusi, vivono alla giornata, sono massacrati da continue illusioni mediatiche.

Senza educazione e senza solidarietà si arriva per forza alla vendetta e questa società si alimenta con l’odio e l’intolleranza. Il perdono non esiste quasi più, come l’onestà. Lo slogan della contemporaneità è: “meglio furbi che onesti”. Come uscire da tutto questo?

Don Rigoldi insiste sulla “relazione”, come pilastro dell’educazione e sulla qualità dei luoghi e dei sentimenti.

Competenza, organizzazione e obiettivi chiari, imparare l’ascolto, il silenzio. La soluzione don Gino la trova nell’amore, quello vero. Amare è un’arte. La chiave per scardinare tutto questo sta dentro di noi.

Don Gino si accalora, si toglie la giacca, scusandosi, e riprende a parlare col suo sorriso. Mi accorgo che ha sempre quasi sorriso per tutto il tempo.

Ricorda che è stato nominato Ambasciatore per Expo 2015. E il suo primo intervento ha fatto sgranare gli occhi a tutti: “Se il tema di EXPO è Nutrire il pianeta, cominciamo a operare affinché la gente non muoia più di fame. Il cibo è un diritto fondamentale dell’essere umano, non può essere trattato esclusivamente dalle borse delle materie prime, come la borsa di Chicago. Mi dicono che sono comunista, come per Papa Francesco. Ma non è una questione di ideologia. E il Papa è un cristiano che ci insegna ad essere cristiani”.

Don Rigoldi si ferma: “Se continuo a parlare faccio mattina…” e sollecita le domande “ho portato carta e penna…”. Domande che sono per la maggior parte la richiesta di un consiglio, quasi di una ricetta su come educare.

La ricetta ovviamente non c’è. L’esperienza di Don Gino può essere utile a sperimentare in ogni luogo soluzioni diverse. Partire dall’esempio e il coinvolgimento, impegnare i giovani su progetti reali e chiude con parole di speranza: “Abbiamo una bella gioventù. Forse un po’ orfana. Ma possiamo e dobbiamo trovare insieme il modo per cogliere nel prossimo la parte positiva che ognuno ha dentro di sé”.

Sull’altare Don Giuseppe ha lasciato qualche libro di Don Rigoldi. Insieme dicono qualche titolo, ma io ovviamente non li ricordo e non ne ho preso nota… Se qualcuno mi aiuta…

 

Le foto della serata sono di Angelo Fontana che ringraziamo.

 

 

 

 

 

 

3 Commenti

Don Rigoldi a Monte Marenzo parla di famiglia e amore, di relazione e onestà…

  1. Don Rigoldi evita accuratamente il gesto enfatico. Le parole sono misurate e pacate, ma come macigni schiacciano i luoghi comuni, il vuoto conformismo, la chiacchiera perbenista.
    Quando parla dei giovani esce l’autorevolezza del padre (nel senso di paternità), la competenza dell’educatore, l’amore sconfinato per quanti di loro si sono cacciati nei guai, vittime più della loro insicurezza e solitudine che del loro agire da “duri”.
    Il suo comportamento schivo nasconde una forza e una risolutezza eccezionali, che emergono pienamente quando di mezzo ci sono progetti educativi e sociali in favore dei ragazzi, quando per questo bisogna relazionarsi, anche duramente, con le istituzioni, i contesti di vita, la Chiesa.
    Insomma, una figura straordinaria. Il mistico Giovanni D’Avila probabilmente pensava a persone come questa quando diceva: Ogni singola frase predicata dev’essere vissuta.
    A don Giuseppe il merito di averla portarla nella nostra comunità.

  2. Grazie Sergio per la tua puntuale, precisa e sintetica presentazione della serata con don Gino. Mi permetto di aggiungere una delle diverse sotttolineature fatte da don Gino a riguardo dell’educare: oggi sta venendo meno la figura del padre. Lui è l’educatore che dà sicurezza, direttive e chiarezza alla crescita del figlio. Viviamo in una società dove la figura paterna si sta progressivamente sbiadendo e la mamma si trova sola ad educare e a far crescere il senso etico e morale nel figlio.
    Ecco gli ultimi libri di don Gino:
    “Il male minore”. Mondadori 2007
    “Cristiano come voi”. Paoline 2011
    “Ricostruire la speranza”. Laterza 2014

  3. “Datemi un punto di appoggio e vi solleverò il mondo” ha detto tecnicamente Archimede… e la serata con Don Rigoldi mi ha fatto pensare che l’AMORE è senza dubbio la “leva” ed il “punto di appoggio” che può cambiare il mondo….

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