Siete mai andati al Museo del Muratore di Ca’ Martì a Carenno? Andateci, ne vale la pena!

Il Museo non è sempre aperto. Fino a marzo rimarrà chiuso. Poi riprenderà l’attività a cura dell’Associazione Amici di Ca’ Martì (segnatevi il link al sito per gli orari e tutte le informazioni  http://www.museocamarti.it/index.php ).

Perché ne parliamo a museo chiuso? Ca’ Martì documenta la storia, la vita e il lavoro dei muratori di Carenno e della Valle San Martino tra Ottocento e Novecento.

Intanto ne parliamo perché nel numero di novembre, il mensile Orobie, ha dedicato alcune pagine al Museo.

Poi, tra novembre e dicembre, sono stati trasmessi ben tre servizi dall’emittente Teleunica visibili sul sito www.teleunicatv.it  Memorie e Tradizioni.

Il primo servizio, “Le pietre parlano” andato in onda il 7/11/2013 è una intervista a Giuseppe Carsana, muratore, che racconta la sua lunga esperienza e il suo straordinario contributo all’edificazione del pronao della Chiesa di Carenno, negli anni ’70, ben 120 metri cubi di pietre sagomate e posate da lui:
http://www.teleunica.tv/content/show/ContentId/10279/CatId/67/page/1

Il 5.12.2013 è andato in onda “Il sapere dei Muratori”, un ottimo reportage sul Museo con le interviste a Luigi Rigamonti, muratore e Presidente dell’Associazione “Amici di Cà Martì, Cristina Melazzi, già Conservatore del Museo e curatrice, insieme a Angelo De Battista, del libro “Muratori della valle San Martino” e Francesco Bonaiti, muratore ed esempio pratico per gli allievi dell’Ente Scuola Professionale Edile (ESPE) di Lecco:

http://www.teleunica.tv/content/show/ContentId/10604/CatId/67

Infine nella trasmissione Memorie e Tradizioni del 6.12.2013, tra gli ospiti in studio ancora la nostra Cristina Melazzi

http://www.teleunica.tv/content/show/ContentId/10605/CatId/67/page/1

 

Sabato scorso, con Giorgio Toneatto, abbiamo chiesto a Luigi Rigamonti di accompagnarci al Museo per scattare qualche foto e chiarire alcune vicende che hanno suscitato qualche polemica recentemente.

Ma andiamo con ordine:

Il tempo è bruttissimo, piove, ma Luigi, prima di condurci al Museo ci porta alla Chiesa dedicata a  S. Maria Immacolata edificata ad inizio Novecento. Perché alla Chiesa? Da qui, ci dice, guardando da vicino questo enorme edificio, possiamo capire quale è stato il ruolo dei muratori di Carenno alla sua edificazione. La Chiesa doveva essere più piccola nel progetto originale ma furono proprio i Mastri di Carenno a pretendere di farla così e a quel tempo si ascoltò le loro ragioni (si comprende allora il credito che avevano e la disponibilità all’ascolto della committenza).

Luigi ci fa notare la differenza della squadratura delle pietre della Chiesa e quelle bugnate messe in opera da Giuseppe Carsana negli anni ’70.

Dal racconto capiamo che Luigi non è un personaggio comune. Si dichiara muratore (e lo è, di fatto è sempre stato il suo mestiere, le sue sono mani di muratore), ma dalla sua esposizione trapelano gli studi umanistici che ha fatto (diplomato al liceo classico) e la ricerca storica che ha approfondito per passione, perché è consapevole di avere ricevuto una preziosa eredità da chi in passato ha fatto di questa professione un’arte.

Sensazione che viene confermata nei vicoli della vecchia Carenno, dove un tempo scorreva la vita sotto la torre che doveva essere di un potente signore medievale. Secondo Zuanne da Lezze nel 1596 Carenno contava 106 famiglie, era più importante di Pontida (90 case), Caprino (80), Calolzio (46), Foppenico (45), Sala (30).

E’ affascinante ascoltare Luigi raccontare con passione la storia di Carenno legata alla pietra: il toponimo Carenno, derivato forse dall’origine indoeuropea Car = pietra, e quindi luogo della pietra che lega i paese e le sue maestranze all’edificare.

Luigi ci invita a guardare bene ogni angolo, ogni pietra. Ad un occhio istruito non sfuggono i segni di espansione degli edifici. Ogni pietra ci potrebbe raccontare la storia di chi ha abitato i nostri paesi nei secoli passati: accanto a segni della famiglia Rota sotto la torre, più in là ci sono i resti di un edificio ormai cadente, con le sue lobie di legno.

Pietre e legno sono le materie prime del costruire. Lo vediamo al museo dove arriviamo dopo una visita alla chiesa  “vecchia” dei santi Pietro, Paolo e Biagio, dove Giorgio ha fotografato il San Carlo usato come “modello” per  l’affresco dell’edicola votiva ricostruita alla Levata.

Pietre e legno e strumenti.

Le pietre delle cave della zona (c’è un vero e proprio percorso segnalato per vedere le zone estrattive),

Il legno per costruire (le essenze più resistenti) e quello per alimentare le calchere per fare la calce viva.

Gli strumenti per modellare le pietre e intagliare il legno e quelli più importanti che Luigi mostra come “il braccio”, la cazzuola, e “la mente”, il filo a piombo.

E poi ci sono i documenti: quelli che mostrano che il mestiere del muratore è stato anche un mestiere di emigrazione per tanti abitanti di Carenno e della Valle san Martino (e la gigantografia all’ingresso del Museo lo testimonia).

Luigi racconta la storia dell’edificio in cui ci troviamo “Ca’ Martì”, la casa di Martino (sec. XV / XX), prima abitazione privata, poi scuola elementare fino agli anni Venti e infine bottega di falegnameria.

Uscendo dal museo ,infine,  ci mostra la lapide dedicata a Davide Albertario (morto a Carenno nel 1902), sacerdote e giornalista, direttore dell’«Osservatore Cattolico», sostenitore di un’apertura sociale e democratica del cattolicesimo e che prese parte ai Moti di Milano del 1898.

Albertario frequentò sicuramente i muratori di Carenno che si stavano unendo in Cooperativa in quegli anni.

 

 

Chiediamo a Luigi di chiarirci le due vicende che, a suo avviso, potevano essere affrontate diversamente dagli Enti competenti.

La prima riguarda il Museo:

Nel gennaio 2013 i volontari mettono a disposizione del Museo una scala in castagno recuperata.

Il Comune di Carenno dà il benestare alla posa, poi, dopo nove mesi, “il tempo di una gestazione” dice con ironia Luigi, viene richiesto di rimuovere la scala per poter fare una fotografia da mandare alla Soprintendenza!

Luigi, a nome dell’associazione Amici di Ca’ Martì, scrive sull’episodio al Notiziario comunale, ma queste righe non vengono pubblicate!

L’altro motivo di polemica riguarda il Progetto “Nuova vita per antiche mura”, del Monastero del Lavello per promuovere le metodologie innovative per la conservazione programmata. Luigi aveva proposto il coinvolgimento dell’Ente Scuola Professionale Edile di Lecco. Gli studenti avrebbero potuto, con la forma del cantiere scuola, partecipare sotto la direzione dei responsabili di progetto alla realizzazione del programmato intervento di manutenzione degli intonaci recentemente restaurati, che presentano premature criticità. Gli esperti anziani dell’Associazione Amici di Ca’ Martì avrebbero offerto la loro disponibilità ad affiancare con la propria competenza gli insegnanti istruttori della scuola, così come è avvenuto in occasione del restauro a fini museali di Ca’ Martì, ed aveva ricevuto il consenso a questa proposta dall’allora Presidente della Fondazione del Lavello, Giuliano Brambilla e da Mauro Fumagalli, Direttore della Scuola. Poi, in seconda battuta, ha trovato l’ostilità della “lobby” del restauro, alla quale, non mancheranno di contrapporre le loro ragioni gli Amici del Museo.

Sono cambiati i tempi: una volta i muratori venivano ascoltati, ora sono considerati un peso.

 

Foto di Giorgio Toneatto

 

8 Commenti

“Il sapere dei Muratori”. Luigi Rigamonti ci guida al Museo di Ca’ Martì

  1. Credo che la mia donatrice del S.Vincenzo Ferrer non se la prenda della mia decisione di Donare al Museo dei Muratori questa immagine di cm54x74, da tenere all’interno del Museo. Ulteriore tappa, giustamente sarà il dipinto in Chiesa vecchia.
    Ma credo ci saranno ancora alcune persone di una certa età che ci potrebbero raccontare la devozione nel tempo dei muratori di Carenno.
    Ho notato su internet, una lista di Paesi che onorano o ricordano il Santo, si potrebbe inserire anche Carenno.
    Grazie Fabio, merito dell’invio della foto a Sergio e pubblicata su Upper ho potuto conoscere il valore di un dono, di un Santo a me totalmente sconosciuto.

  2. Grazie Luciana! Si tratta dell’ennesima conferma di una pista d’indagine molto affascinante. A questo punto sarebbe bello che nell’itinerario museale collegato a Ca’ Martì, come ulteriore tappa, fosse ufficializzata anche la presenza di questo dipinto in chiesa vecchia.

  3. Il mio commento arriva in ritardo, anche se l’articolo “il sapere dei muratori” è molto interessante e il Museo è un orgoglio per tutti noi, e per la Valle S.Martino. Tra le righe, dei commenti avevo trovato un input che mi mancava e da tempo ero alla ricerca per svelare l’arcano.
    A Maggio 2013, una conoscente originaria di Carenno alla quale avevo confidato che collezionavo oggetti della Valle S.Martino, mi aveva donato poco dopo, una cornice con un S.Antonio e un altro Santo di cui non sapevo chi fosse. Su cartoncino telato un Santo, che ho scoperto dalla foto inviata da Fabio a Sergio, che si tratta di S.Vincenzo Ferrer, patrono dei Muratori. Devozione continuata nel tempo dalle famiglie dei Muratori di Carenno.
    Poi ho proseguito su internet la ricerca della sua storia e ora
    ho completato la sua conoscenza.
    Ringrazio Luigi per il suo impegno a diffondere il sapere e le tecniche dei Muratori che ci hanno lasciato da tempi lontani, una memoria di storia nel museo e nel libro, nonchè attivo sul territorio e far conoscere ai giovani un lavoro molto importante.
    Un grazie particolare per la dedizione, alla nascita di questo Museo da parte di parecchie persone in primis a Cristina Melazzi.
    Luciana Pagnin

  4. L’amico Giorgio ha ripreso la foto inviata da Fabio e l’ha “raddrizzata” con photoshop per vedere il quadro senza la deformazione dell’originale.

    http://www.unpaeseperstarbene.it/wp-content/uploads/2014/01/Foto_16-modificata.jpg

    Quindi il Santo a destra è San Vincenzo Ferrer che, come dice Fabio nell’estratto pubblicato e che ha come iconografia la fiamma in mano, che scaturisce dalla punta delle dita, e il libro.
    Curioso che moltissime opere che lo ritraggono sono in Sicilia.
    Curioso anche l’accostamento ai muratori ed il miracolo che ho trovato nella sua storia in rere:
    Il braccio alzato e il dito verso l’alto hanno due significati. In primis, rimanda al famoso miracolo del muratore. Avendogli il priore proibito di fare miracoli, perchè a suo giudizio ne faceva troppi, Vincenzo cominciò a “contenersi”. Un giorno passò da una via e vide un uomo che cadeva da una alta impalacatura. Subito intercedette per lui e l’uomo fu fermato per aria. Ma Vincenzo sapeva di non poter compiere miracoli così lo lasciò lì sospeso e con profonda umiltà andò a chiedere al Priore di poter intercedere affinchè l’uomo fosse completamente salvo. Giunto sul luogo, il priore incredulo, riconobbe la Santità di Vincenzo e gli consentì di salvare l’uomo. In secundis, indica il cielo, come a ricordarci che una è la Vera Vita e come tutte le grazie elargite provengano da lassù e non da lui.

  5. Fabio Bonaiti, Coordinatore dell’Ecomuseo Valle San Martino ci invia per posta questo messaggio:

    Ecco quanto promesso. Fanne l’uso che ritieni più opportuno. Tra l’altro le note che introducono l’analisi del dipinto patronale (testimonianza di una dimensione anche spirituale e religiosa dei muratori) ribadiscono quanto avete riportato in merito alla volontà dei muratori carennesi di dimostrare la loro maestria con la costruzione della nuova chiesa che nel 2011 ha festeggiato cento anni.
    Grazie di tutto e a presto,
    Fabio

    E allega una foto del quadro di San Vincenzo Ferrer

    http://www.unpaeseperstarbene.it/wp-content/uploads/2014/01/Foto_16.jpg

    e un estratto da: FABIO BONAITI, “Il Tempio che voleste eretto a maggior gloria di Dio”. La nuova chiesa parroc-chiale di Santa Maria Immacolata (1911-2011), Parrocchia di S. Maria Immacolata, Carenno, Carenno, dicembre 2011, pp. 55-56.

    http://www.unpaeseperstarbene.it/wp-content/uploads/2014/01/San-Vincenzo-Ferrer.pdf

    Ringrazio Fabio per la preziosa documentazione.

  6. Fabio, grazie per la segnalazione che completa l’informazione.
    A parziale nostra discolpa (e di Luigi), c’è il fatto che siamo entrati in chiesa velocemente sul ricordo della foto di Giorgio, la chiesa era completamente buia e non eravamo provvisti di attrezzatura adeguata.
    Se hai una foto d’archivio di San Vincenzo Ferrer lo aggiungeremo alla galleria fotografica.
    Per il progetto didattico abbiamo rilanciato sul sito in ottobre il tuo articolo dell’Ecomuseo
    http://www.unpaeseperstarbene.it/2013/alla-scoperta-del-patrimonio-territoriale-proposte-didattiche-della-comunita-montana-e-ecomuseo-val-san-martino-20132014/
    Bene quindi la visita delle scuole della valle.

  7. Ottimo reportage. Peccato che nella chiesa dei Santi Pietro, Paolo e Biagio Luigi non vi abbia fatto notare (e fotografare) il dipinto raffigurante San Vincenzo Ferrer (a lungo scambiato con San Domenico di Guzmàn di cui seguiva l’ordine), proveniente dall’Oratorio di San Domenico (zona cave e calchere), indicato come patrono dei muratori e dei costruttori di tegole. Si tratta di una attribuzione, avvallata da storici dell’arte, che ho proposto e pubblicato nel 2011. Il Museo del Muratore, inoltre, è un’emergenza dell’Ecomuseo Val San Martino; infatti, quest’anno abbiamo perfezionato un progetto per la didattica favorendo la visita di alcune scuole della valle. Concordo, si tratta di un unicum mai abbastanza conosciuto e valorizzato. Da Carennese ne vado fiero.

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