Ieri sera le parole di Arturo Sala sono tornate, cento anni dopo, ad Olginate.

C’era più emozione ieri sera alla terza rappresentazione di “Ragazzine vi prego ascoltare. Parole e canti della ‘gente comune’ in tempo di guerra”.

Più emozione per il luogo e per la data. La data scelta è stata quella del 20 febbraio, per richiamare un momento particolarmente coinvolgente della ‘memoria scritta’ di Arturo Sala, il racconto in prima persona dell’esperienza terribile dell’anno di guerra compreso tra il 10 maggio 1915 e il 17 luglio 1916.

L’emozione era più forte perché proprio qui, ad Olginate, Arturo è nato e vissuto, e tante persone presenti ieri sera, nell’aula magna dell’Istituto Comprensivo, lo hanno conosciuto. Tanti amici e parenti hanno confermato le parole che Claudio Sala, nipote di Arturo, ha voluto dire come introduzione alla nostra rappresentazione: Arturo era un uomo schivo e gentile, apprezzato per il suo lavoro di tornitore. Non raccontò mai in vita quel che passò in guerra e tantomeno ci si aspettava di ritrovare tra le sue carte, quando scomparse, quelle parole scritte cento anni fa in un “Diario della vita in guerra”, composto da tre quadernetti dalla copertina nera custoditi in una busta di tela militare.

Arturo era un giovane olginatese, arruolato a 26 anni nel 91° Reggimento Fanteria, in azione tra il bellunese e il Cadore. Dopo il conflitto tornerà salvo dal fronte continuando il proprio lavoro di tornitore nel suo paese d’origine fino a tarda età.

Dopo aver ritrovato il manoscritto, la Biblioteca di Monte Marenzo ha attivato una catena di persone, come il prezioso lavoro di Giovanni Aldeghi e Luigi Riva che ha consentito sia di ricostruire il nome dell’autore, reso illeggibile dal tempo, sia di disporre di una prima trascrizione delle pagine di Arturo Sala. Poi le mani e il cuore di Cristina Melazzi e Sergio Vaccaro hanno scelto alcuni brani di quelle pagine per lasciare a noi tutti delle tracce per pensare in forma di parole.

Ruggero Meles, al quale è toccato il compito di fare da “narratore”, ha correttamente ricordato che la Grande Guerra viene ingiustamente ritenuta ormai lontanissima nel tempo, ma non è così. Quella guerra ha segnato indelebilmente la storia di tutti noi e, se ci pensiamo bene, i nostri nonni quella guerra l’hanno vissuta. Così come possiamo pensare che la Prima Guerra Mondiale avrebbe potuto anche colpire direttamente qui da noi, anche qui a Olginate sulla riva del fiume… l’Adda, invece del Piave ha rischiato di “mormorare calma e placida al passaggio dei primi fanti…”. Perché poco prima dello scoppio della guerra il comandante dell’esercito italiano generale Cadorna temette che le truppe Austro-ungariche avrebbero potuto attraversare la Svizzera e invadere la Valtellina marciando verso Milano. Nacque così la linea di difesa chiamata Cadorna: fu costruita in tempi rapidissimi scavando gallerie e trincee su un fronte che va dalla Val d’Ossola al Pizzo dei Tre Signori.

Ma quello che ha colpito maggiormente è stato ascoltare le parole di Arturo Sala. La nostra scelta è stata quella di affidarle a Simone Gambirasio, un giovane dei nostri giorni, non un attore, ma un ragazzo attento a quello che succede intorno a lui come lo era il giovane Arturo che cento anni fa partiva per il fronte.

Così abbiamo ascoltato la prosa di Arturo così suggestiva e piena di metafore legate alla vita quotidiana. Leggerle, per noi che abbiamo avuto la fortuna di incontrarle, ed ascoltarle, per chi lo ha potuto fare ieri sera, è stata un’emozione vivissima, accresciuta dal fatto che Arturo non era un letterato, aveva fatto solo la seconda elementare, ma che pure ha saputo trasmettere immagini vive e tragiche a noi, cent’anni dopo.

Arturo ha lasciato un breve scritto datato 12 luglio 1917 a conclusione di quel “diario della vita in guerra”. Claudio Sala lo ha letto ad una sala gremita e attenta. Arturo scrive per “ringraziare ogni buon lettore il quale mi vorrà perdonare della lunga noia, del semplice e naturale povero scritto e così dei molti errori che in esso stanno…” e indirizzava a noi questo scritto “…alla lettura dei giovani figli dell’avvenire”.

 

Abbiamo anche deciso di accompagnare queste parole con i canti del laboratorio corale Chichecanta, diretto da Renata Tomasella. Così, abbiamo potuto ascoltare alcuni dei molti canti che, al fronte, in marcia o nei momenti di solitudine, accompagnavano i soldati nella loro quotidiana fatica piena di morte, quella che Arturo Sala chiama “il grande inganno”. Le tante variazioni vocali del coro, a volte accompagnate dalla fisarmonica di Jessica Cattaneo, hanno sottolineato ancor più altre parole, quelle dei brani, come ha ricordato Chiara Burini, che fanno parte del vastissimo repertorio di canti popolari legati alla guerra.

Una serata riuscita ed apprezzata dagli applausi e dalla richiesta di “bis” di almeno un canto.

Anche qui vogliamo ringraziare Claudio Sala per le sue parole e tutti i parenti di Arturo che hanno acconsentito a rendere pubblici i suoi scritti.

Così come è d’obbligo ringraziare l’Amministrazione Comunale di Olginate, l’Assessore alla cultura Paola Viganò e la Pro Loco di Olginate che ha condiviso l’organizzazione dell’iniziativa.

 

La galleria fotografica è di Ruben Burini che ringraziamo.

(Su LeccoOnline si parla di “strepitoso succeso” :-) http://www.leccoonline.com/articolo.php?idd=15810&origine=1&t=Olginate%3A+il+diario+del+tornitore+Arturo+Sala+racconta+la+dura+realt%C3%A0+della+Grande+guerra)

 

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Ad Olginate 100 anni dopo le parole di Arturo Sala contro la guerra

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