ruggeroSabato pomeriggio Ruggero Meles ha presentato in anteprima a Caprino Bergamasco il quaderno ecomuseale dedicato alla montagna valsanmartinese. La sala si è affollata di molte persone che hanno a che fare in qualche modo con le nostre montagne e di semplici curiosi interessati a capire cosa c’entra un ecomuseo con le montagne.

Dopo una breve presentazione del Presidente della Comunità Val San Martino, Carlo Greppi, e una introduzione del Responsabile dell’Ecomuseo, Fabio Bonaiti, Ruggero ha suggerito una affascinante teoria “Per visitare una mostra, una chiesa o un qualsiasi monumento è necessario recarsi sul luogo prescelto, leggere le iscrizioni e studiarsi le pubblicazioni che parlano dell’oggetto della nostra visita. Per osservare le montagne basta alzare la testa e far correre lo sguardo. Cosa c’è di più adatto ad un ecomuseo di un paesaggio con montagne che ogni giorno si offre agli occhi degli uomini che abitano ai piedi di queste splendide prime grandi rughe che si incontrano venendo dalla pianura?”

Da questa affermazione, che condividiamo pienamente, Ruggero in modo appassionato e coinvolgente ci ha raccontato la storia delle montagne della nostra valle e degli uomini e delle donne che l’hanno percorse e le hanno abitate.

Ruggero è partito da un disegno di queste montagne, un disegno di un personaggio illustre, Leonardo Da Vinci. Angelo Recalcati, un antiquario librario milanese, ha illustrato in un suo scritto la possibile correlazione tra alcuni disegni montani di Leonardo, attualmente conservati nella Royal Library di Windsor, e le nostre montagne. Nel 1511, su fondo rosso, Leonardo ha tracciato dei disegni che raffigurano la dorsale dell’Albenza vista dalla zona della Rocchetta in prossimità di Airuno. Nei disegni oltre il corso dell’Adda si distinguono il Resegone, il Magnodeno, il Pertus, il Tesoro, Valcava, il Linzone e il monte Canto.

Quale miglior illustre personaggio per aprire un “Quaderno” ecomuseale che, nell’intento del Curatore, cerca “di fare in modo che lo sguardo del lettore colga qualcosa di nuovo nei profili delle montagne e cominci a conoscere anche la storia dell’incontro tra loro e gli uomini”?

L’amicizia di Ruggero con la nostra Associazione (lo ringraziamo per l’attestato di stima per il nostro ruolo che ha ribadito anche ieri pubblicamente, in particolare ad Angelo, Cristina, Graziano e Giorgio Toneatto), ci ha permesso il privilegio di leggere una stesura quasi definitiva del Quaderno che verrà diffuso dal mese di dicembre.

Ieri Ruggero ha ripercorso, avvalendosi anche di immagini suggestive ed evocative, il lavoro che ha svolto in questi mesi e che ritroverete nel Quaderno: i funzionari, gli scienziati (Giovanni Maironi da Ponte, Lorenzo Rota, Antonio Stoppani), gli alpinisti che hanno percorso le nostre montagne e le prime ascensioni; l’importanza della ferrovia che portò i villeggianti dell’800 (magnifico il racconto di Antonio Ghislanzoni ambientato proprio a Monte Marenzo); la funivia di Valcava e le “narcisate”. E poi, tra canaloni e rocce le figure di alpinisti della nostra valle, primo tra tutti il calolziese Ercole Esposito più conosciuto come “Ruchin” che dal 1939 al 1945, anno della sua tragica morte sulla Parete Nord del Sassolungo, ha attraversato come una meteora le cronache alpinistiche locali e nazionali.

Ruggero rimarca anche il ruolo fondamentale, ancor più delle Sezioni del CAI, che hanno avuto le Associazioni escursionistiche locali: il Gruppo Escursionisti Calolziesi Genepì, la Dinamo G.E.F. (sigla che sta per Gruppo Escursionisti Foppenico), il Gruppo Escursionisti Vercuraghesi G.E.V. Lumaca.

Infine Ruggero ieri ci ha detto che con questo lavoro vorrebbe iniziare a piantare due semi. Quello di valorizzare un percorso inaugurato nel 2015, il “Sentiero Papa Giovanni XXIII”, che ripercorre il cammino che l’allora undicenne Angelo Roncalli, futuro Papà Giovanni XXIII, faceva per recarsi fino al Collegio Vescovile di Celana, frazione di Caprino Bergamasco che Angelo Roncalli frequentò come esterno. Dal Collegio il Sentiero scende poi per attraversare valle della Sonna e risalire a San Gregorio, frazione di Cisano Bergamasco.

L’altro “seme” è quello di pensare ad un percorso che porti dalle montagne della Valle San Martino alla Dorsale Orobica Lecchese (DOL). Ruggero chiude il Quaderno con “il racconto delle montagne dell’Ecomuseo della Val San Martino proprio con la D.O.L. che collega, con un tessuto di rocce e boschi, tutte le storie che abbiamo incontrato. La vogliamo presentare come un fiume che scorre alto sopra le nostre teste. I sentieri raggiungono la dorsale salendo, come fossero affluenti anomali, dai paesi che fanno parte del territorio dell’Ecomuseo della Val San Martino per permettere agli escursionisti di raggiungere decine di località ricchissime di storia e di natura e godere di un impareggiabile panorama sulla pianura e sull’arco alpino.”

 

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