Un cielo cobalto e un vento teso a sventolare il tricolore per il 25 Aprile, festa della liberazione dal nazifascismo e della libertà per il nostro Paese.

All’appuntamento in piazza i cittadini e le associazioni (Alpini, ANPI, Combattenti e reduci, AIDO, AUSER, UPper) che anno dopo anno non si stancano di testimoniare in favore della pace e della democrazia, contro le dittature e la negazione dei più elementari diritti dell’uomo.

Mattinata speciale anche per la presenza dei bambini nuovi nati di Monte Marenzo (8 maschi e 4 femmine), accompagnati dai loro genitori e nonni a ritirare l’albero della vita offerto dall’Amministrazione comunale. Una bella tradizione che si rinnova da ben 24 anni.

La cerimonia, aperta dall’alzabandiera e dalla posa della corona di alloro al monumento che ricorda i caduti delle due ultime guerre, ha ascoltato la riflessione di don Giuseppe sul dovere di ogni uomo di buona volontà di lavorare per fratellanza tra i popoli, per rifiutare la violenza e la sopraffazione nei rapporti tra i popoli. Non poteva mancare dal nostro parroco un invito a raccogliersi in un momento di preghiera.

E’ seguito il discorso del sindaco Paola Colombo che riportiamo integralmente:

“Le celebrazioni del 71° anniversario del 25 aprile ricordano quest’anno anche un altro evento avvenuto 70 anni fa. Il 10 marzo del 1946, mentre il Paese provava a rialzarsi dopo il ventennio fascista, le donne italiane votarono per la prima volta.

Una conquista arrivata dopo anni di battaglie e molto più tardi rispetto ad altre donne europee e statunitensi.

Durante la prima guerra mondiale le donne sostituirono nel lavoro gli uomini al fronte e assunsero un ruolo ancora più centrale all’interno della famiglia. L’autoconsapevolezza crebbe e con essa la volontà di rivendicare i propri diritti. Nel 1922 un deputato socialista, Emanuele Modigliani presentò una proposta di legge per il diritto di voto femminile che non arrivò ad essere discussa a causa della Marcia su Roma.

E’ solo il 10 marzo 1946 che le donne finalmente possono esercitare questo diritto concesso loro con un decreto legislativo varato dal secondo governo Bonomi, su proposta di De Gasperi e Togliatti.

Si tratta del voto per le elezioni amministrative di circa 400 comuni. Ma, pochi mesi più tardi, le italiane saranno invece coinvolte nella cruciale scelta del referendum tra Repubblica e Monarchia del 2 giugno.

Il 25 aprile è l’anniversario della festa del popolo italiano tornato alla libertà e alla pace dopo gli anni della dittatura fascista e della guerra, grazie a coloro che hanno combattuto, sofferto e sono morti per riconquistare la libertà perduta e ritrovare la pace e la democrazia.

E’ necessario tutelare e valorizzare la memoria del ‘900 per porre delle basi solide per la partecipazione e per la consapevolezza democratica delle generazioni presenti e future. Noi possiamo anche vivere in una società efficiente e funzionante, ma senza la conoscenza della nostra storia e del cammino che è stato percorso per uscire dal disastro di una dittatura e da una guerra devastante, i nostri valori di libertà e democrazia non troverebbero un fondamento solido e si potrebbero facilmente sgretolare.

L’8 settembre 1943 con la firma dell’armistizio tra l’Italia e gli anglo-americani e la successiva fuga del re e del suo governo verso sud, l’Italia si trovò divisa in due tronconi: un sud occupato dagli anglo-americani ed un centro-nord occupato dai tedeschi sostenuti dai fascisti della neonata repubblica di Salò.

Agli italiani toccò scegliere se stare a guardare oppure schierarsi con i nazi-fascisti o contro di loro.

Cosa fosse il fascismo gli italiani non potevano più ignorarlo: libertà di stampa abolita, partiti e organizzazioni di oppositori fuori legge, organi elettivi delle amministrazioni locali aboliti e sostituiti con funzionari di nomina governativa. Espulsione dalla pubblica amministrazione di coloro che non davano garanzia di piena obbedienza al fascismo.

La Resistenza italiana dal 1943 al 1945 fu un movimento che coinvolse soldati, civili e donne, e fu significativo non solo sul piano militare perché sostenne l’avanzata degli anglo-americani con la sua guerriglia contro i nazi-fascisti, ma segnò la rinnovata partecipazione politica e la riscoperta della democrazia.

Dopo gli anni della dittatura l’Italia è riuscita a riscattarsi, unendosi alle forze che in Europa si sono battute contro il nazifascismo e fu l’inizio di un percorso che avrebbe portato all’avvio del progetto europeo che noi siamo chiamati ancora a sviluppare.

Tante cose sono cambiate da quegli anni, ma la democrazia, al pari della libertà, non è mai conquistata una volta per tutte. E’ un patrimonio che ci è stato consegnato e che dobbiamo essere capaci di trasmettere ai nostri figli e alle generazioni future.

La democrazia è l’opportunità di essere protagonisti, insieme agli altri, del nostro domani. Per costruirla solidamente, le radici devono essere ben salde nei principi di rispetto verso le libertà altrui, di rifiuto della sopraffazione e della violenza, di uguaglianza tra le persone che proprio le donne e gli uomini della Resistenza e della Liberazione indussero a iscrivere nella nostra Costituzione repubblicana.

La storia è di tutti, e tutti i nostri antenati hanno contribuito a costruirla.  Non bisogna essere per forza degli eroi perchè la difesa della democrazia riguarda ognuno di noi e passa soprattutto attraverso i piccoli gesti quotidiani.

Per questo motivo, penso sia importantissimo educare le nuove generazioni ai valori della Costituzione e all’amore verso le istituzioni e questo delicato compito dovrebbe spettare, oltre che alla scuola, alla famiglia perché la cultura, l’intelligenza e la coscienza civile sono parti essenziali di una società viva perché sostengono quello spirito critico che è condizione dello sviluppo, della tolleranza, e della tenuta dello stesso ordinamento democratico affinché la consapevolezza dei diritti e dei doveri della democrazia non siano solo parole scritte su un pezzo di carta, ma valori vivi e veri, radicati profondamente nelle coscienze di tutti i cittadini italiani.

Viviamo in un periodo difficile, la crisi economica ha colpito tutti e rende spesso i nostri animi più duri, indifferenti e meno accoglienti nei confronti di chi ci chiede aiuto, uomini, donne e bambini che stanno peggio di noi e che scappano disperati da guerre, persecuzioni, fame e miseria mettendo a rischio la propria vita in mare.

Il nostro Paese è depositario di tradizioni millenarie di civiltà e cultura, di umanità e di accoglienza che il mondo ci invidia e ammira. Di quei valori dobbiamo essere fieri, per l’abnegazione e la generosità con cui oggi salviamo migliaia di esseri umani che fuggono da guerre, miseria e condizioni disumane sottoponendo se stessi e i loro figli a rischi e pericoli gravissimi pur di mantenere accesa una piccola speranza per un futuro migliore.

Il nostro dovere è quello di guardare con fiducia al futuro; di sentirci uniti nell’amore per la Patria italiana ed europea, uniti nell’orgoglio delle nostre tradizioni, ma anche uniti nell’impegno a contribuire al progresso e alla pace di tutti i popoli del mondo.

Ringrazio l’ANPI, il gruppo Combattenti e Reduci, gli Alpini sempre presenti e disponibili, l’AIDO, Don Giuseppe e tutte le persone intervenute”.

 

Toccante la conclusione della manifestazione in piazza. Sergio Vaccaro e la piccola Aida hanno ricordato che per la prima volta non era tra di noi a festeggiare questa ricorrenza Enrica Femia Chiari, partigiana e nostra concittadina, scomparsa lo scorso lo scorso giugno. Elisa Barachetti ha con grande intensità letto la bellissima intervista che Enrica rilasciò ad UPper in occasione del 25 Aprile dello scorso anno. Invitiamo a rileggere questa testimonianza per la sua intensità e valore etico:

http://www.unpaeseperstarbene.it/2015/intervista-a-enrica-femia-per-il-25-aprile-2015/

Dopo la cerimonia ed un piccolo aperitivo, una trentina di persone si è messa in cammino per raggiunge la baita degli Alpini presso il parco delle Penne nere dove agli ospiti è stata servita una gustosissima pasta al pomodoro ed un’ottima carne grigliata a base di salsicce, salamelle e costine. Una buonissima torta al cioccolato ed il caffè hanno concluso il “rancio Alpino”. La giornata nel frattempo si è scaldata e dopo tante chiacchiere in allegra compagnia, una bella passeggiata nel bosco ha riportato tutti a casa. Grazie agli Alpini per l’accoglienza e la disponibilità.

Qui la galleria fotografica dell’evento

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