Sul sagrato della chiesa a Monte Marenzo le note di “Bella Ciao” hanno accolto il corteo del 25 Aprile che ha percorso la salita che dalla piazza Municipale porta alla chiesa Parrocchiale.

Forse più gente del solito e qualche giovane ha assistito alla cerimonia organizzata dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con l’ANPI e il Gruppo Alpini ed alla quale hanno aderito le Associazioni di Monte Marenzo.

La mattinata è iniziata fuori dalla Biblioteca Comunale con i bambini nuovi nati del 2016 di Monte Marenzo, accompagnati dai loro genitori e nonni a ritirare l’albero della vita offerto dall’Amministrazione comunale. Una bella tradizione che si rinnova da ben 25 anni.

Il Capogruppo degli Alpini, Elio Bonanomi, ha scandito i tempi della cerimonia per il 72° anniversario della liberazione dal nazifascismo. Ha ricordato sommessamente i caduti e ha fatto porre da due alpini due piccoli mazzi di fiori presso le lapidi che li ricordano sotto il pronao della chiesa.

Don Giuseppe, nella sua benedizione, ha ancora una volta sottolineato con forza il valore della Pace. Parole che guardano all’oggi di un mondo funestato da guerre e violenze.

Poi 3 bambini della scuola Primaria di Monte Marenzo hanno recitato una breve poesia: “Luce, Pace e Amore”di L. Housman. Il Sindaco, Paola Colombo, prendendo la parola per il discorso ufficiale, ha voluto partire proprio da queste voci, quelle delle giovani generazioni che devono custodire e portare avanti gli ideali di democrazia consegnatici da chi, con la Resistenza, ha combattuto e si è sacrificato per la nostra libertà. (Dopo le gallerie fotografiche il suo discorso ufficiale).

Le note di “Bella Ciao”, così come hanno aperto la cerimonia, l’hanno conclusa. Peccato per le condizioni meteo che hanno impedito la “scampagnata d’Aprile” in programma al Parco Pene Nere (Gli Alpini hanno comunque organizzato un ristoro nella loro baita), ma un piccolo aperitivo, offerto dall’Amministrazione nei locali dell’Oratorio, ha permesso di stare insieme e festeggiare con un brindisi.

La galleria fotografica della consegna degli alberi ai nuovi nati è a cura di Adriano Barachetti.

La galleria con alcuni momenti del 25 Aprile 2017 è di Adriano Barachetti e Giacomo Milani. Li ringraziamo entrambi.

 

Di seguito il discorso del Sindaco Paola Colombo.

25 APRILE 2017

72° ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE D’ITALIA

Il 25 aprile è l’anniversario della festa del popolo italiano che, dopo gli anni della dittatura fascista e della guerra, ha riconquistato la libertà perduta e ritrovato la pace e la democrazia grazie a coloro che hanno combattuto, sofferto e sono morti per questi irrinunciabili valori.

Piero Calamandrei, uno dei padri della nostra Costituzione, dedicò tante riflessioni alla Resistenza, al suo significato, a quello che la Resistenza ci dice.

“Cercare cosa fu la Resistenza vuol dire indagare dentro di noi cosa è rimasto vivo della Resistenza nelle nostre coscienze. Che cosa si è tramandato in noi di durevole e quotidiano da quel tempo.” Queste sono le parole che Calamandrei diceva nel 1954, solo nove anni dopo il 25 aprile del 1945, e queste stesse parole sono attualissime e le possiamo dire oggi anche noi a più di settant’anni di distanza.

Cosa è rimasto vivo della Resistenza.

C’è un aspetto della Resistenza che per noi è importante, essa è un elemento della nostra memoria collettiva. E per mantenere viva la nostra memoria dobbiamo riflettere e lavorare sulla nostra identità di individui e di comunità.

La Resistenza è un elemento che riguarda la nostra storia, una storia intensa, appassionante, dolorosa, una storia che ha nomi e cognomi: persone importanti che ne sono stati protagonisti ma anche persone meno conosciute ma non meno importanti per cui noi oggi siamo qui, per i nostri caduti, le cui lapidi sono qui, dietro di noi, proprio perché questi nomi e queste vicende non vengano dimenticate.

La Resistenza è stato un grande episodio popolare che ha visto protagoniste tante persone di classi sociali diverse, di culture diverse, di idee politiche diverse, ma con un forte denominatore comune.

Calamandrei definisce la Resistenza più che un movimento militare un movimento civile, che partiva da una scelta di campo, la scelta di campo dell’antifascismo.

Il Fascismo è nato nel nostro paese ed è stato esportato dall’Italia in altri paesi. Essere capaci di fare i conti con la propria storia, essere capaci di ragionare su cosa è stato il Fascismo, ci porta a dire che noi siamo contro una serie gli elementi distintivi, intrinseci che lo definiscono: siamo contro la repressione di chi la pensa diversamente da noi. Noi siamo contro la guerra nella quale il Fascismo portò il popolo italiano. Siamo contro il razzismo che il Fascismo introdusse nella legislazione italiana nel 1938 con le leggi razziali, siamo contro un’idea di famiglia che il fascismo impose al popolo italiano che vedeva la donna confinata in un determinato ruolo e privata della possibilità di esprimersi compiutamente. Per tutti questi motivi a più di settant’anni di distanza dal 25 aprile 1945, possiamo dire, io posso dire: io sono antifascista.

I Resistenti ebbero un’idea di società, un’idea d’Italia che ha la sua rappresentazione migliore nella Costituzione della Repubblica italiana. Il nesso tra la Costituzione e la Resistenza è molto forte. Nella Costituzione e nella Resistenza ci fu la volontà di superare la scissione tra popolo e Stato, tra popolo ed istituzione, una scissione che c’era e c’è sempre stata nella storia del paese. La Resistenza, come diceva Calamandrei, fu il protagonismo di un popolo, un popolo che rivendicò a se stesso di voler fare la sua politica comprendendo che solo con la partecipazione collettiva e solidale alla vita politica un popolo può essere padrone di sè. Quindi la Costituzione è partecipazione, partecipazione alla vita politica del paese una partecipazione che è piena se riusciamo (ed è uno sforzo continuo) a creare le condizioni di eguaglianza tra i cittadini.

Resistenza fu dunque una scelta di valori, di impegno per un’idea di società, idea di speranza per costruire un futuro migliore e un’Italia diversa.

A distanza di settant’anni dobbiamo trovare questa speranza, questo impegno e questi valori dentro di noi, dobbiamo fare in modo che essi siano vivi. E come diceva Calamandrei, durevoli e quotidiani, solo così possiamo dare un senso al 25 aprile.

Libertà e democrazia non sono valori caduti dal cielo, non si ricevono una volta per tutte ma sono valori che vanno curati, tutelati, alimentati e trasmessi di generazione in generazione. Questa ricorrenza dovrebbe rendere attuali, specialmente per le giovani generazioni, i valori che hanno ispirato i moti di liberazione antifascista nel nostro paese. Invece, 72 anni dopo, questo anniversario divide ancora l’Italia. Il passato non sembra passare mai perché venti di fascismo corrono ancora per tutta l’Europa: in Ungheria, Austria, Olanda, Germania e Francia. Sono venti che permangono anche in Italia dove antisemitismo, odio razziale e violenza costituiscono ancora i veri pericoli per lo sviluppo della nostra Democrazia.

Allora, come dice spesso don Giuseppe, siccome i nostri figli imparano per imitazione, se noi, ogni tanto, dedicassimo un’ora del nostro tempo agli altri, ad un anziano che a bisogno, ad uno straniero che non capisce la nostra lingua, un’associazione di volontariato, alla cura del nostro territorio, il nostro comportamento diventerebbe insegnamento.

Se ognuno di noi facesse qualcosa per l’altro, la nostra società sarebbe più giusta, più armoniosa, migliore.

Non dobbiamo dimenticare che anche le nostre istituzioni sono nate dalla Resistenza. Istituzioni (partiti, sindacati, parlamento) che il Fascismo aveva negato. Anche queste istituzioni che fanno parte della democrazia vanno difese e preservate; sappiamo che non sono perfette che hanno tanti difetti, ma con il nostro contributo possono rinnovarsi ed essere da noi aiutate a migliorarsi.

La Democrazia è l’opportunità di essere protagonisti, insieme agli altri, del nostro domani. Per costruirla solidamente le radici devono essere ben salde nei principi di rispetto verso le libertà altrui, di rifiuto della sopraffazione e della violenza, di eguaglianza tra le persone che proprio le donne e gli uomini della Resistenza e della Liberazione indussero a iscrivere nella nostra Costituzione repubblicana.

Il nostro dovere è quello di guardare con fiducia al futuro; di sentirci uniti nell’amore per la Patria italiana ed europea, uniti nell’orgoglio delle nostre tradizioni, ma anche uniti nell’impegno a contribuire al progresso e alla pace di tutti i popoli del mondo.  Viva L’italia!

Ringrazio l’ANPI, il gruppo Combattenti e Reduci, gli Alpini sempre presenti e disponibili, l’AIDO, Don Giuseppe e tutte le persone intervenute.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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