Non uccidere…. Non uccidere… Quinto comandamento: non uccidere!…

Don Giuseppe ripete più volte questo monito durante il suo intervento durante la Cerimonia del 4 novembre Lo ripete una decina di volte, per ricordare a tutti noi che questo è un valore fondamentale del vivere umano e di una società civile. Un accorato appello in questa giornata del 4 novembre, per rammentare ancora una volta l’assurdità della guerra e per stigmatizzare le morti subite dagli uomini da parte di altri uomini.

Il Sindaco Paola Colombo, nel suo discorso ufficiale nella piazza rinnovata davanti al municipio di Monte Marenzo, inizia proprio con il conteggio delle morti avvenute nella prima guerra mondiale: milioni di vittime civili e militari.

Come sempre è stato Elio Bonanomi, presidente degli Alpini, ad aprire la cerimonia e a scandire il rito dell’alzabandiera sulle note dell’Inno di Mameli. Poi “Il Silenzio” e la deposizione delle corone d’alloro davanti alle lapidi che ricordano i giovani di Monte Marenzo caduti durante le terribili guerre del secolo scorso.

Alla cerimonia hanno presenziato le Associazioni di Monte Marenzo con i loro rappresentanti.

Nella galleria fotografica a cura di Adriano Barachetti alcuni momenti della cerimonia e più sotto riportiamo il discorso ufficiale del Sindaco.

Cari concittadini,

oggi, qui, davanti al monumento dei caduti delle due guerre mondiali, si celebra la ricorrenza del 4 novembre che ricorda i caduti della prima Grande Guerra ma è anche  La FESTA DELLE FORZE ARMATE e la festa DELL’UNITA’ NAZIONALE .

La prima guerra mondiale è stato uno dei conflitti più sanguinosi di sempre perché in poco più di quattro anni di ostilità persero la vita circa 9 milioni soldati di cui 650.000 italiani.

Oggi, noi, siamo qui perché crediamo che la guerra sia la cosa più orribile che possa accadere ad un popolo e che la Libertà e la Democrazia vadano difese anche attraverso la conoscenza della storia della propria Patria e mediante l’Onore che va attribuito alla memoria di tante vite umane che hanno reso possibile, con il loro sacrificio, la nascita di un’Italia: unita, libera e solidale.

Ricordarsi la nostra storia è indispensabile per non dimenticare e per meglio interpretare il presente e programmare il futuro.

L’art.11 della nostra Costituzione recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”  e continua dicendo che “ l’Italia si impegna a lavorare con gli altri popoli per assicurare la pace e la giustizia fra le nazioni.”  

Lavorando proprio in questa direzione nel 2012 l’Unione Europea si è vista conferire il premio Nobel per la Pace, quale riconoscimento al contributo che essa ha dato alla promozione dell’Unione, della Riconciliazione, della Democrazia e dei Diritti Umani per oltre 60 anni.

Il momento che stiamo vivendo ora è certamente tra i più difficile del dopo guerra,  sia dal punto di vista economico che dal punto di vista politico-sociale, tuttavia se siamo stati capaci di ripartire dopo le due guerre mondiali  che avevano devastato il nostro paese,  possiamo riuscirci anche adesso, anche se, oggi, il nemico da sconfiggere si chiama “EGOISMO e INDIFFERENZA”.

Riuscire a costruire una società in cui,  accanto al miglioramento delle condizioni economiche per le nostre famiglie, avvengano anche l’integrazione e l’accoglienza di altre persone senza discriminazione di razza, di sesso o di colore della pelle,  costituisce uno degli impegni più attuali e più importanti,  tanto quanto importante e necessario fu unire il Paese 100 anni fa’.

Tutti noi, ognuno per ciò che ci compete, dobbiamo impegnarci per la nostra Italia, affinché sia capace di ascoltare e accogliere chi ha bisogno e nello stesso tempo sentire l’orgoglio delle proprie radici e della propria storia senza farsi sovrastare da essi,  un’Italia che sappia amare la propria terra rinnovandone i valori e gli ideali fondamentali che l’hanno costituita.

Questo impegno è affidato, in particolare, alle giovani generazioni che saranno gli artefici di una nuova società da costruire e da migliorare e noi adulti abbiamo il dovere di far comprendere loro che l’Italia ha bisogno delle loro energie e delle loro idee, dei loro sogni e del loro entusiasmo.

I libri di storia sono soliti citare I RAGAZZI DEL ‘99 e cioè quei ragazzi che avrebbero compiuto 18 anni nel 1917 per arruolarsi quali giovani soldati per combattere a Vittorio Veneto e che, a dispetto della loro giovane età, seppero farsi onore e contribuire all’Unità d’Italia. Anche noi 100 anni dopo abbiamo bisogno dei ragazzi del ’99, maggiorenni quest’anno, che saranno i protagonisti del loro tempo, ai quali affidiamo il rinnovamento del nostro Paese.

Ai giovani, a noi, uomini e donne di questo nostro tempo, la responsabilità di costruire un mondo di pace. Servire ed amare la nostra Italia, la nostra amata Patria, con tutto il cuore e con tutte le nostre forze. Solo così onoreremo e ringrazieremo degnamente i caduti di tutte le guerre.

Ricordiamo oggi anche le nostre FORZE ARMATE: quanti operano in missioni all’estero e quanti si impegnano sul territorio nazionale con duro e costante lavoro, dedizione e responsabilità.

Negli ultimi 3 anni abbiamo celebrato il 4 novembre con i bambini della scuola primaria e la loro partecipazione è stata propositiva ed entusiasmante attraverso la lettura di poesie, pensieri, canzoni e balli. Un modo insolito, ma formidabile, di fare educazione civica per apprendere i valori della Nazione e tenerli alti. Ciò dovrebbe essere d’esempio per tutti, in particolare per quei genitori e familiari disattenti che non ricordano l’accezione dell’essere cittadini di una società civile e cosa significa il rispetto dei valori che ci sono stati insegnati.  Non possiamo, quindi, sottovalutare l’importanza che riveste questo momento di unione per  nostra collettività. Sia questa un’esortazione a riflettere sul nostro Paese, sui caduti in guerra, sui sacrifici sofferti per la Libertà e per l’Indipendenza, sul merito delle Forze Armate, indispensabili garanti di Pace, Giustizia e Sicurezza».

E concludo con la celeberrima frase del discorso di insediamento del 1961 del Presidente John Fitzgerald Kennedy che racchiude alcuni dei significati di questa giornata:

NON CHIEDERTI COSA IL TUO PAESE

PUO’ FARE PER TE,

CHIEDITI invece

COSA TU PUOI FARE PER IL TUO PAESE.

Saluto e ringrazio voi cittadini presenti, le associazioni, il Parroco don Giuseppe che sono intervenuti a questa breve ma significativa cerimonia.  W l’Italia !!!

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