Ieri sera in sala civica si è creato il microclima giusto per consentire ai semi portati da Teodoro Margarita di farci apprezzare i frutti della buona terra, del cinema di qualità, della letteratura senza tempo.

Grazie all’iniziativa di AUSER Monte Marenzo, della associazione culturale UPper e dell’Amministrazione comunale, l’evento centrato sulla proiezione in prima visione del film di Carlo Limonta, La lunga estate calda, ha avuto la più che lusinghiera partecipazione di un pubblico attento e coinvolto.

Il film ha un solo protagonista, Teodoro Margarita salvatore di semi, e una sola location: l’orto di quest’ultimo. Il regista ha fatto di questa essenzialità il suo punto di forza. Con la macchina a mano, tra piante di pomodoro e di mais, ha seguito Teodoro mentre narra dell’inestimabile patrimonio rappresentato dai semi antichi. Le mani che aprono i frutti, l’ape impollinatrice, la zolla di terra rivoltata, sono riprese dal regista come sacre icone di una pratica devozionale verso la Madre Terra, cariche di poesia, ma anche di pathos resistenziale all’aggressione dei pesticidi, delle monoculture, degli OGM.

Carlo Limonta è così. Attraverso il mirino della sua macchina da presa fa dichiarazioni d’amore alle montagne e agli esseri viventi che le popolano, ai luoghi silenziosi e appartati dove permangono lo spirito di storie secolari. Il suo recente “Al Gir di Sant” (2015) ha vinto il primo premio alla decima edizione dell’Orobie Film Festival, che si è tenuta a Bergamo il 23 gennaio 2016. Il film sarà presentato a Monte Marenzo il prossimo novembre.

Teodoro Margarita, presente alla serata, ha saputo affascinare i presenti con le sue non comuni doti di affabulatore e di salvatore di semi.

Tra i fondatori e animatori di Civiltà Contadina, da anni è impegnato a salvare i semi antichi e tradizionali dalla pervasività dei semi transgenici e dalle nefaste conseguenze della chimica in agricoltura prodotti dai grandi monopoli (Monsanto-Bayer, DuPont Chemical, Syngenta e Novarti), che rendono i contadini totalmente da questi ultimi dipendenti.

Teodoro ha portato in dono le sue esperienze di coltivatore di piante tradizionali capaci di resistere ai mutamenti climatici, di adattarsi ai diversi ambienti, di rilanciare la ricchezza straordinaria della biodiversità, in contrapposizione alle monocolture responsabili dell’impoverimento dei suoli.

Mentre a testimonial di queste pratiche di resilienza citava grandi autori di libri e canzoni, Teodoro ha distribuito frutti e ortaggi doni del suo podere: qualità che non si vedono sugli scaffali dei centri commerciali; in verità, nemmeno negli orti a noi vicini.

Sergio Vaccaro ha ricordato come i bambini della scuola primaria di Monte Marenzo coltivano l’orto di classe. Il sindaco Paola Colombo e la presidente della biblioteca Virginia Vitali hanno portato il loro contributo al dibattito.

foto di Sergio Vaccaro

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