I Tamburi giapponesi dell’Associazione Taiko erano già stati a Monte Marenzo molti anni fa. Erano solo due tamburi, suonati da Giorgio Galimberti e dal figlio Tobia. Il loro suono potente fu ascoltato in un’aula della Scuola Primaria.

Ieri sera i tamburi giapponesi sono tornati a Monte Marenzo nel bosco del Parco Penne Nere, ospiti della Biblioteca e del Gruppo Alpini nella prima rappresentazione della rassegna “I luoghi dell’Adda” curata da Teatro Invito, giunta quest’anno alla sua tredicesima edizione.

Tobia Galimberti, Samuele Galimberti, Chiara Codetta, Giacomo Micheli, Gabriella Imbergamo – guidati dalla voce del narratore e regista Giorgio Galimberti hanno coinvolto i tanti spettatori che hanno apprezzato la loro bravura in un luogo veramente suggestivo.

Non uno spettacolo “statico”, come si potrebbe pensare, ma molto dinamico, con i suonatori che cambiavano continuamente posizione in coreografie e scenografie originali.

Anche il pubblico è stato coinvolto con il battito delle mani ad accompagnare a tempo le percussioni e, verso il finale, quattro spettatori hanno provato a suonare divertendosi e facendo divertire.

Nella galleria fotografica a cura di Adriano Barachetti alcuni momenti dello spettacolo davvero bellissimo.

Sotto la galleria trovate la storia dei tamburi giapponesi a cura dell’Associazione Taiko.

Per il programma completo de I Luoghi dell’Adda 2017 vedi link:

http://www.unpaeseperstarbene.it/2017/le-voci-del-tuono-a-monte-marenzo-primo-appuntamento-teatrale-de-i-luoghi-delladda/

Si dice che il potente suono dei tamburi Taiko sia simile al tuono e che addirittura possa giungere nel cielo, là dove dimorano gli dei (Kami – divinità). Anche il materiale con cui sono costruiti i tamburi, il legno, è parte di quella natura, di quel sacro essere di cui anche l’albero stesso si compone. Fin dai tempi antichi il tamburo è stato parte importante di cerimonie di vario tipo, da quelle religiose a quelle legate a riti per la fertilità della terra e dei prodotti che da questa venivano, ma anche alle feste sociali nelle quali gli uomini godevano della vita.
L’arte del Taiko consiste nel coniugare suono e ritmo al movimento. Si percuotono tamburi di tipo particolare e di varie dimensioni, sotto la guida di un “cerimoniere” che tiene un ritmo di base, suddivisi in gruppi che eseguono a canone delle partiture definite.
I tamburi per le loro dimensioni (il più grande arriva a 90 cm di diametro e 100 di spessore) sono già di per sé scenografici e richiedono da parte del suonatore gesti ampi e solenni che costituiscono delle vere e proprie coreografie.
Oggi il Taiko è diventato anche una forma di spettacolo e, pur ritrovando sonorità tradizionali, ha risentito dell’influsso di altre culture, soprattutto quella occidentale. Questi spettacoli vengono rappresentati da un numeroso gruppo di percussionisti che, proprio per la varietà dei tamburi, danno luogo a coreografie esaltanti ed emozionanti.

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