Oggi, 21 gennaio 2018, si chiude la prestigiosa Fiera dell’Antiquariato che ogni anno si tiene presso la Promoberg, Bergamo Fiere.

Tra i vari espositori troviamo la Quadreria dell’Ottocento, trainata da Emanuele Motta di Cisano Bergamasco, che propone una raffinata selezione di dipinti di fine Ottocento e inizio Novecento.

Osservando le varie opere troviamo “Il ripudio di Agar” di Giovanni Carnovali detto il Piccio: un dipinto olio su tela, datato 1841. Come miimg_20180121_210355 è stato descritto da Emanuele Motta durante la mia visita alla fiera, si può notare un paesaggio desertico, allegoricamente interpretabile come la decadenza della società, rappresentata inoltre anche dalla gelosia di Sara nei confronti di Agar e del figlio.

Quest’ultimo infatti, è dipinto in maniera sbrigativa, senza cura per i dettagli, al contrario degli altri personaggi del dipinto: tutto ciò può essere interpretato come mancanza di fede, data soprattutto dalla giovane età, quindi dalla mancanza di conoscenza e saggezza.

Al contrario, possiamo trovare una grande maestria nella cura del dettaglio per la rappresentazione di Agar: immagine della sua fede in Dio, giustificabile dallo sguardo rivolto verso il cielo.

Quest’opera viene considerata un punto chiave, soprattutto a fine dell’Ottocento: i pittori si accosteranno sempre più a questo tema per arrivare a quello che diventerà il Realismo, diffondendosi in tutta Europa, con lo scopo di denunciare il disagio sociale e il cambiamento.

La seconda opera che mi è stata fatta notare da Emanuele Motta è “I Comici” di Mario Donizetti, olio su tavola e tecniche miste, datato 1932.

Il capolavoro di Donizetti anticipa uno dei temi fondamentali del fine Novecento: i vizi capitali. La tecnica pittorica utilizzata in img_20180121_210331quest’opera si rifà all’estetica figurativa. Quest’opera ha una valenza filosofica per la rappresentazione dei personaggi e per la tecnica utilizzata.

Ritroviamo qua raffigurati l’invidia, l’accidia e l’ira, rappresentati dietro alla figura femminile in primo piano, la quale rappresenta l’onestà morale. Notiamo poi l’inquietante presenza del teschio che rappresenta l’essenza effimera della bellezza, oltre a essere una chiara allegoria del degrado della società contemporanea.

Troviamo dunque, a fianco della protagonista l’Ira, una forma distorta di amore: lo ritroviamo nello sguardo luccicante e l’atteggiamento furente. Un altro pessimo vizio è certamente l’accidia che troviamo alle spalle della protagonista, sempre pronta a tramare alle spalle degli uomini.

Il titolo dato all’opera può cercare di deviare dal suo vero significato: i personaggi rappresentati possono essere interpretati come comici di ruolo nella commedia della vita contemporanea, piena di vizi e controversie. L’opera dunque invita alla riflessione sulla decadenza della società contemporanea e sul futuro dell’umanità.

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