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Discorso sulle liberta’: la decisione della Corte di Strasburgo sui crocifissi nelle scuole approda in Consiglio Comunale

La mozione della Lega Nord contro la decisione della Corte europea per i diritti dell’uomo, che invita l’Italia a non imporre per legge l’apposizione del crocifisso nelle aule scolastiche,  è approdata ieri sera (26 novembre) nel Consiglio Comunale di Monte Marenzo, su proposta del consigliere Claudio Caneschi.

Ne è seguito un confronto pacato ed alla fine è stato approvato, con il voto contrario della minoranza,  un documento proposto dal gruppo consiliare Un paese per star bene, che pubblichiamo integralmente.

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La decisione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nella causa Lautsi contro l’Italia, ha suscitato un clamore tutto sommato contenuto e misurato da parte dell’opinione pubblica. Anche sui media, ormai usi a fagocitare in poco tempo ogni cosa, la notizia ha occupato per pochi giorni le pagine di apertura. Eppure i Consiglieri comunali di Monte Marenzo, che abitualmente svolgono un ruolo di governo nell’amministrazione della nostra piccola comunità, questa sera sono chiamati a confrontarsi e ad esprimersi su questa raccomandazione della Corte, a seguito della mozione presentata dal consigliere Claudio Caneschi della Lega Nord.

Il fatto è noto. Una cittadina italiana è ricorsa alla Corte europea perché, a suo parere, l’esposizione obbligatoria di un simbolo di una confessione religiosa (nella fattispecie il crocifisso), in particolare nelle aule delle scuole pubbliche, limita il diritto dei genitori di educare i loro figli secondo le loro convinzioni e limita il diritto degli scolari di credere, in cosa credere, o di non credere. E la Corte, con le motivazioni che cercheremo di capire più avanti, ha condiviso questo ragionamento.

Ora converrete, che prendere una posizione su un argomento di tale portata ed entrare nel merito a quanto sentenziato, richiede di analizzare e indagare questo tema in una pluralità di direzioni: dalla Costituzione, al diritto nazionale, fino alle leggi comunitarie; dagli elementi costitutivi dell’identità nazionale ed europea, arrivando al valore simbolico del crocifisso e al senso della figura del Cristo nella realtà contemporanea; dalla tutela della laicità dello Stato, alle garanzie delle libertà individuali, passando per il ruolo che la politica vi svolge.

Se si pensa che tutto questo si possa esaurire in quattro battute estemporanee e in un ordine del giorno di una pagina, indipendentemente da chi l’avesse proposto, offenderemmo la nostra intelligenza e non faremmo un buon servizio al ruolo pubblico che ci è stato affidato. Però, se abbiamo l’obbligo di esprimere in pochi minuti una riflessione su argomenti che arrovellano da sempre uomini di pensiero di ogni orientamento, i quali hanno prodotto tanto materiale da riempire intere biblioteche, cercheremo anche noi di esprimere il nostro pensiero con rigore e senza schivare il merito della questione, pur dichiarando preventivamente i nostri limiti e la nostra inadeguatezza.

Due sono le chiavi principali per avviare una riflessione che tenti di essere sufficientemente approfondita, pur restando circoscritta alla mozione presentata. La prima è capire compiutamente le motivazioni che hanno portato la Corte ad esprime quella decisione; la seconda è dare una lettura di senso alla campagna che la Lega ha deciso di condurre su questo tema.

Sulla prima questione bisogna premettere che, ancora una volta, è stato deprimente constatare come molti politici si sono gettati sulla notizia con dichiarazioni che avevano solo l’intento di ritagliarsi un pezzo di visibilità e consenso da parte dell’elettorato, mentre è rimasta sullo sfondo la lettura critica della raccomandazione. Invece il suo esame approfondito avrebbe avuto il merito, non indifferente, di chiarire alcuni passaggi che non la rendono “un pericoloso attacco nei confronti della storia e della cultura del nostro Paese”, come scritto nella mozione dell’esponente della Lega. Anzi, il pronunciamento della Corte, che ci piaccia o meno, trova proprio i suoi fondamenti nella cultura giuridica e nella storia politica della Comunità Europea, così come si è andata strutturando nel suo mezzo secolo di vita.

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Infatti, la Corte di Strasburgo, nel ricorso presentato dalla cittadina italiana, è stata chiamata a rispondere a due quesiti:

  • a) se il crocifisso, per definizione universalmente accreditata, è riconosciuto come il simbolo religioso fondamentale della religione cattolica;
  • b) e, di conseguenza, se l’Italia, quale Stato membro e firmatario della Convenzione Europea del 4 novembre 1950, e successivi Protocolli, può imporre per legge l’esposizione dei crocifissi nelle aule scolastiche, senza violare il diritto dei figli della ricorrente di ricevere una istruzione e formazione obiettiva, critica, pluralista, conforme alle convinzioni religiose e filosofiche dei genitori, che non sono cattoliche.

Gli otto membri della 2^ Sezione della Corte si sono riuniti e sono giunti a questa conclusione:

a)  il simbolo del crocifisso ha sì una pluralità di significati, ma il suo senso religioso è predominante;

b) nel contesto della pubblica istruzione, imporre per legge il simbolo di una confessione nelle aule, equivale a farlo percepire come parte integrante della scuola, e quindi, può far intendere che lo Stato sostenga e privilegi solamente un credo religioso. Questo è in contrasto con l’art. 9 della Convenzione e, soprattutto, con l’art. 2 del Protocollo n. 1 che testualmente stabilisce: … Lo Stato, nell’esercizio delle funzioni che assume nel campo dell’educazione e dell’insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere a tale educazione e a tale insegnamento secondo le loro convinzioni.

E’ il caso di ricordare che l’Italia a suo tempo approvò questo articolo, ed è opportuno sottolineare che il pronunciamento della Corte di Strasburgo non è quella assurdità giuridica che qualche esponente di governo vuole far credere, ma è coerente col dettato della Convenzione. I padri costitutivi della Comunità Europea non erano degli sprovveduti (tra di loro svolsero un ruolo fondamentale i cattolici Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer), e quando affermarono questo principio non lo fecero certo per negare il diritto di esercizio del credo religioso da parte dell’individuo, tutt’altro, ma per garantire esattamente l’opposto, come si capisce chiaramente leggendo l’art. 9: Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, così come la libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, mediante il culto, l’insegnamento, le pratiche e l’osservanza dei riti. Una scelta lungimirante per una popolazione europea dalle diverse confessioni, e dalle diverse identità culturali e storiche.

E questo rispetto profondo per la neutralità dello spazio pubblico, per l’esperienza religiosa dell’individuo è il fondamento dello Stato laico, è la grandezza valoriale delle istituzioni che consentono la libertà di coscienza dell’individuo.

Noi non pensiamo che i credenti siano tali perché una legge impone la presenza dei simboli religiosi nei luoghi pubblici, noi non riteniamo che l’esperienza religiosa della persona si rafforzi attraverso una circolare ministeriale che fa obbligo di appendere il crocifisso in un’aula. Nel frattempo siamo convinti che, in un contesto di libera espressione dell’individuo e di confronto tra le diverse esperienze religiose, etiche, filosofiche, il messaggio di umanità e di radicalità evangelica che il Cristo crocifisso rappresenta, così come si ritrova in altri culti, non può che essere un’esperienza positiva e creatrice nei percorsi di formazione, anche per una coscienza laica.

La nostra identità, e quindi la nostra spiritualità, resta inscritta prima di tutto in noi stessi, nei nostri codici interiori; poi rimane scritta nei luoghi di vita delle nostre comunità, tutti e sempre raccolti intorno ad edifici di culto. La simbologia religiosa continua a trovar posto nei luoghi della contemplazione e della preghiera, in contesti e spazi di vita propri di ognuno.

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A nostro parere, dunque, non è certo benedetto il giorno in cui la relazione tra l’uomo e Dio è imposta e codificata mediante una norma statale, perché riteniamo che una visione laica delle istituzioni (badate bene, laica, non laicista o anticristiana), è quella che deve garantire la massima libertà di professare una fede, e sottrarre il crocifisso ad una contesa che poco ha a che fare con la sensibilità religiosa, ma molto con la lotta e la contrapposizione politica.

E qui veniamo alla decisione della Lega Nord, di considerare la difesa del crocifisso nelle aule scolastiche la madre di tutte le battaglie. Se stiamo alla mozione presentata, la ragione di questa mobilitazione va ricercata nella difesa del crocifisso come simbolo della identità culturale, della fratellanza, della pace e della giustizia, tutti valori che la Lega dichiara di assume come propri. Affermazione impegnativa, che rende inevitabile verificare nel modo più obiettivo possibile se nei fatti, nella prassi e nel pensiero politico dei dirigenti della Lega, ritroviamo il significato profondo del crocifisso che si vuole assumere come emblema del partito.

La complessità e straordinarietà della figura del Cristo, il Crocifisso con la C maiuscola, non ci sono rivelate esclusivamente dal simbolo della croce, anzi, la potenza del suo messaggio sta essenzialmente nella sua parola, nell’essere verbo fatto carne, che trascende ogni esteriorità simbolica.

E allora ci permettiamo osservare che i dirigenti della Lega, nelle loro azioni pubbliche e nei loro comportamenti politici (tralasciamo la sfera personale perché non ci compete), hanno da tempo schiodato i crocifissi dalle pareti e li hanno usati come spade contro gli ultimi, i diversi, gli stranieri. Come è possibile usare l’immagine del sacro legno per condurre una battaglia culturale e di governo che è l’esatto contrario del messaggio evangelico?

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A noi sembra ci sia una insanabile frattura tra quanto predicato per anni dal Sindaco di Treviso Gentilini, e l’insegnamento di Cristo.

Il primo voleva “…i vagoni piombati per spedire a casa gli immigrati entrati clandestini in Italia”, (marzo 2000); oppure invitava scherzosamente i cacciatori a sparare agli extracomunitari, dopo aver provveduto a vestirli con “costumini da leprotto”, (22 marzo 2000); arrivando, sempre scherzosamente, a minacciare di murare vivi alcuni frati di Treviso, che si erano macchiati della colpa, evangelica, di “portare da mangiare agli extracomunitari”, (2 marzo 2001).

Con questo pensiero e con questa intenzione i dirigenti della Lega hanno fatto affermazioni, videogiochi, delibere, atti legislativi, insomma hanno marcato la presenza nel Paese.

Mentre il Dio dei cristiani proclama: “non opprimerai il forestiero perché anche voi foste forestieri nel paese d’Egitto” (Deuteronomio 10,19), il Cristo, in molti passi del Vangelo, diventa lui stesso straniero: è straniero nel momento della sua nascita, è straniero in Gerusalemme, è visto e accolto come straniero sulla strada di Emmaus.

Nel 2009 i dirigenti della Lega hanno voluto, e i loro alleati hanno condiviso, che lo straniero clandestino, migrante in Italia per fame e per sfuggire dalle persecuzioni e dalle guerre, fosse considerato alla stregua di un criminale. Il migrante commette un reato penale solo per il fatto di essere clandestino, anche se non ruba, non uccide, non commette nulla di illegale, anzi, lavora per mandare qualche soldo a casa. Come non indignarsi, se di fronte alla morte in mare dei naufraghi sui gommoni, la risposta del Ministro degli Interni Maroni fu: “Per contrastare l’immigrazione clandestina non bisogna essere buonisti ma cattivi, determinati, per affermare il rigore della legge”, (Avellino, 2 febbraio 2009).

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E qualche giorno fa Bossi (21 novembre) ripete instancabile il suo credo: “Noi restiamo della nostra idea; gli immigrati devono essere mandati a casa loro”.

Ci siamo chiesti: mentre i dirigenti della Lega promulgano questi editti, magari anche con l’idea di formare bene le giovani generazioni, dove tengono rinchiuso il Crocifisso, per non udire l’elenco delle azioni che questo vuole che i giusti compiano? “ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi deste da bere, ero pellegrino e mi ospitaste…”, (Matteo 25, 35-37).

Se siamo sordi alla parola di Gesù, il Crocifisso resterà lì inchiodato sulla croce e sul muro, condannato all’abbandono, e non potrà vedere come la polizia locale di Coccaglio nel bresciano, su ordine dell’assessore leghista Claudio Abiendi, frughi in ogni casa alla ricerca di chi ha fame, di chi ha sete, di chi è pellegrino senza permesso, per cacciarlo prima del 25 dicembre, perché, come ha dichiarato l’indefinibile assessore, “…il Natale non è la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana …”, non cogliendo in questa espressione una contraddizione priva di dubbi interpretativi.

Di fronte a tale violenza a noi mancano le parole, e quindi chiediamo soccorso a padre Enzo Bianchi della Comunità di Bose:

“…se egli [il Cristo] può identificarsi con lo straniero fino al punto da considerare come rivolta a se stesso ogni cura prestata e ogni offesa arrecata a uno straniero nel bisogno, è perché ha voluto vivere nella carne l’esperienza di estraneità, (…) il vedersi negata quella dignità fondamentale di ogni essere umano. Perché, come ha ben ricordato papa Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate, “ogni migrante è una persona umana che, in quanto tale, possiede diritti fondamentali inalienabili che vanno rispettati da tutti e in ogni situazione”. Ed Enzo Bianchi conclude: “Di questo rispetto la coscienza ci chiede conto qui e ora, di questo rispetto un giorno verrà chiesto conto a ciascuno.”

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Per le ragioni che abbiamo cercato di esprimere sino ad ora, non possiamo, come ci chiede la mozione presentata da Claudio Caneschi, impegnare il nostro Sindaco e la nostra Giunta a schierarsi al fianco di questo Governo per trattare con la Corte europea, perché all’interno di questo Governo ci sono esponenti che affrontano questa missione non come uomini di pace, non con la convinzione di essere rappresentanti di uno Stato laico e anche perché, scusate la franchezza, a nostro parere troppi dirigenti della Lega restano sordi e insensibili al messaggio d’amore e fratellanza che promana dal simbolo che sostengono di voler difendere.

Pertanto, formuliamo la seguente proposta:

il Consiglio comunale da mandato al Sindaco e alla Giunta

di farsi interpreti delle varie sensibilità presenti nel comune di Monte Marenzo e si adoperino, nei limiti propri del loro mandato istituzionale, affinché nella nostra comunità sia sempre garantito l’esercizio delle libertà inviolabili di ogni singola persona, comprese quelle etiche e/o religiose, unitamente alle loro rappresentazioni simboliche (come il crocifisso), in coerenza con i principi stabiliti dalla nostra Carta Costituzione.

Di promuovere, in collaborazione con il personale docente, gli scolari e le loro famiglie, ogni iniziativa e ogni opportunità affinché i nostri ragazzi e i nostri giovani, nonché l’intera comunità, possano sperimentare la propria qualità di cittadini e sentirsi attori di una storia collettiva, capaci di immaginare se stessi assieme agli altri, riscoprendo valori comuni e principi etici condivisi attraverso i quali edificare la polis, rifiutando che sia la forza a prevalere.

Rafforzando lo spirito di solidarietà e tolleranza, l’assunzione della responsabilità comunitaria, il senso delle istituzioni e la capacità di elaborare, mantenere e alimentare un quadro sociale e istituzionale che garantisca a tutti la libertà nella giustizia, quale unico percorso per evitare una deriva verso la barbarie e rientrare nella civiltà.

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7 pensieri su “Discorso sulle liberta’: la decisione della Corte di Strasburgo sui crocifissi nelle scuole approda in Consiglio Comunale”

  1. Nota dell’amministratore al commento del sig. Giuseppe Sabadini: il seguente commento è stato inviato in data 15/12/2009 sul vecchio sito di Un paese per star bene, ed è qui riproposto integralmente.

    Vede Angelo, il mio parere e’ che si sia persa l’ennesima occasione. Siccome il tema e’ trasversale agli schieramenti politici era sicuramente difficile potesse essere affrontato in maniera corretta vista la situazione.
    Trovo che la corte di Strasburgo si dovrebbe occupare di temi diversi, qui con le sentenze e le imposizioni non si va da nessuna parte; devono essere, e sono, il frutto di una costruzione di coscienza civile nel paese.
    La lega, come tutti i partiti del resto, ha ovviamente il diritto di sfruttare l’opportunita’ politica e di cavalcarla per i suoi fini politici. Non ci vedo nulla di strano.

    Quello che non condivido e’ il mischiare la tematica della laicita’ dello stato con l’immigrazione (mi rifaccio al suo discorso). La laicita’ interessa in primis e soprattuto gli italiani.

    Come detto nel primo intervento non ho nulla contro i crocifissi, nemmeno quelli in aula consiliare, vedrei pero’ bene nella stessa aula (se gia’ non c’e’) anche la costituzione italiana la quale rappresenta, e qui la cito, i “valori comuni e principi etici condivisi” tra tutti i cittadini. Non ho remore a riconoscere da parte mia le radici cristiane di questi valori e l’importanza del cristianesimo nella costruzione della societa’ in cui viviamo, duemila anni di storia non si cancellano, la cosa importante e’ che ora alcuni valori sono diventati i valori di tutti gli italiani, indipendentemente dalla religione, credo politico, sesso, provenienza e chi piu’ ne ha piu’ ne metta.
    La mia unica preoccupazione riguarda possibili fraintendimenti, se il consiglio delibera di stanziare fondi per i disagiati non lo fa per carita’ cristiana bensi’ per il principio di sussidiarieta’. Se questo e’ chiaro a tutti non ci sono problemi, altrimenti una persona che non si riconosce nei valori cristiani potrebbe sentirsi autorizzato a non riconoscere nemmeno i valori della costituzione e questo non e’ accettabile.

    Per ultimo arriviamo agli immigrati, in Italia mancano politiche di integrazione serie, non ci deve essere solo accoglienza, integrazione significa che le persone che arrivano nel nostro paese hanno capito quali sono i nostri valori e li hanno fatti propri. Se siamo convinti che i diritti e doveri ed i valori sanciti dalla cosituzione siano irrinunciabili (come vede non mi riferisco all’organizzazione dello stato), e se siamo convinti che tutti i cittadini devono condividere questi valori allora va da se che questi devono essere spiegati ed accettati anche alle persone che provengono da culture e religioni diverse. Si puo’ accettare e scendere a compromessi su tutto salvo sui valori fondanti della nostra repubblica. Se una persona non condivide principi come quelli sanciti dall’articolo 3 (uguaglianza di tutte le persone) io non credo ci sia spazio per lui nel mio paese.
    Qui dichiaro la mia ignoranza, non so se esistano corsi di educazione civica per gli emigrati e se questi siano obbligatori per il raggiungimento della cittadinanza.

    Per ultimo, in quanto meno importante, esiste anche la liberta’ di parola in Italia; non capisco perche’ si possano raccontare barzellette sul Papa e non su Maometto se queste rimangono nei limiti della decenza; si puo’ ancora dire “se Maometto non va alla montagna, la montagna va a Maometto”?

    Non sono bravo a scrivere e la risposta l’ho scritta di getto, chiedo venia…

    Vista la lunghezza della risposta mi sembra doveroso firmarmi con nome e cognome questa volta.

    Ciao a tutti e buon Natale,

    Giuseppe Sabadini

  2. P.S. Mi risulta ci siano crocifissi appesi anche in comune e anche in aula consiliare. Che cosa se ne vuole fare? Se i principi sono principi….

    • Gentile Giuseppe, non mi risulta che nelle scuole ci sia stata una rincorsa a togliere i crocifissi. Quei pochissimi, da contarli sulle dita di una mano, che hanno tentato di farlo sono finiti sui giornali tanto era singolare il gesto. Nel nostro comune ci sono appesi crocifissi? Certo che ci sono, e ci restano. Infatti, dai suoi commenti sono indotto a pensare che non ha letto attentamente la nostra riflessione sui crocifissi negli edifici pubblici, che tra l’altro chiedeva ai nostri amministratori di adoperarsi …”affinché nella nostra comunità sia sempre garantito l’esercizio delle libertà inviolabili di ogni singola persona, comprese quelle etiche e/o religiose, unitamente alle loro rappresentazioni simboliche (come il crocifisso), in coerenza con i principi stabiliti dalla nostra Carta Costituzione.”Se le parole hanno ancora un senso essere accoglienti, essere tolleranti e disponibili verso tutti gli esseri umani, soprattutto quelli che hanno più bisogno, non vuol certo dire irretire i migranti per sfruttarli come tu dici. Anzi, ogni lavoratore, indipendentemente dall’emisfero di provenienza, quindi compresi gli autoctoni sin dagli insediamenti orobici, deve veder rispettatti tutti i suoi diritti. Infine, ci sembra che alla Lega interessi poco il senso evangelico del crocifisso. Le serve avere qualche spauracchio da agitare, qualche argomento che ecciti la suggestione della guerra santa, per puntellare e consolidare qualche posticino in quella che, fino a poco tempo fa, era la vituperata Roma. Se così non fosse non si riuscirebbe a capire come possiamo prestare credito e spazio comunicativo al parlamentare Calderoli, che insulta il cardinale Tettamanzi (grande uomo che attraverso la Caritas ambrosiana attua coerentemente ciò che dice). Troppo spazio a questo autorevole esponente del governo che tra le sue gesta annovera l’ostensione della maglietta con barzellette su Maometto, che riteneva un gesto di grande civiltà esibire il maiale in chiave antislamica. Ma non rattristiamoci con queste miserie in prossimità del Natale, che ti auguriamo sia sereno, pacifico e solidale: un Natale colorato. Angelo

  3. Sono perfettamente d’accordo con tutte queste osservazione purche’ non si arrivi a rinnegare i propri valori ed annichilare il proprio io solo perche’ nessuno si preoccupa di reali politiche di integrazione non volte allo sfruttamento dell’immigrato come si sta facendo oggi in Italia dove, dietro la maschera dell’accoglienza, si nasconde il volere di confindustria di avere manodopera a 5 euro/ora.
    Non mi sono mai preoccupato del crocifisso e sinceramente ritengo persino eccessivo a qualcuno dia tanto fastidio da prodigarsi cosi tanto per levarlo..
    Qualcuno e’ al corrente che nelle scuole tanto ci si prodiga per togliere la religione dalle pareti ma e’ tuttoggi presenti nei piatti dei nostri figli? Provate a chiedere a scuola di esentare vostro figlio/a dal mangiare carne di maiale. Fatelo solo perche’ vostro figlio/a ha amici che non la mangiano. Vi verra’ risposto che si l’esenzione E’ SOLO PER MOTIVI RELIGIOSI. Se il segregare le persone badandoci sul menu invece di rendere aperta questa scelta affinche’ tutti si possano sentire ugualli vi sembra integrazione…..

    Beppe

  4. CROCI, CROCI, COME SE PIOVESSE!

    Da cosa nascerà questa frenesia nell’attaccare, appendere, disegnare croci ovunque? Chissà. Quel che è certo è che la reazione alla sentenza della Corte Europea sui crocifissi nelle scuole ha qualcosa di isterico. Siamo partiti dai sindaci di paesini da popolazioni a pochi zeri che, evidentemente non proprio oberati di lavoro, hanno passato queste settimane ad emettere ordinanze, da nord a sud, sull’impellente necessità di prendere chiodo e martello e appendere crocifissi alle pareti di qualunque istituzione. A Chiusa Sclafani (Palermo) la preside di un istituto, tanto per fare un esempio, ha preso una multa da 500 euro perché nel suo ufficio non c’era il simbolo del cristianesimo. “Neanche me n’ero accorta”, si è giustificata lei. La meschina, probabilmente, anziché ad attività di falegnameria, era dedita ad altri impegni, tipo tirare avanti un istituto. E poco importa che nemmeno erano scaduti i 15 giorni prescritti dall’ordinanza, e che sia stata sua cortesia far entrare i vigili, non titolati a mettere piede nell’istituto. A Mariglianella (Napoli) il sindaco ha perfino indetto una cerimonia di consegna delle croci a una scuola. Per non parlare del nord, dove imperversano primi cittadini leghisti che, se ci si distrae per qualche secondo, si infilano anche nelle camere da letto ad appendere crocifissi. A Cittadella il sindaco, tale Massimo Bitonci (ovviamente leghista) ha pensato bene di appendere i manifesti con i volti della famiglia che ha sporto ricorso contro la croce nell’aula scolastica dei figli, e dunque ha ‘causato’ la sentenza di Strasburgo. Perché non ripristinare la gogna, con tanto di sputi e lanci di frutta marcia. Ma forse è troppo poco: ripristiniamo direttamente i roghi.
    Ora, Roberto Castelli, già dimenticabile ministro della Giustizia, probabilmente preso da un’irrefrenabile scarica adrenalinica causata dalla notizia del no svizzero ai minareti, ha tirato fuori questa pensata davvero niente male: perché non disegnare la croce sul tricolore? Metteremo mano alla Costituzione, quindi magari è il caso di affrontare anche questo tema. La proposta deve essere parsa un’idiozia perfino a Calderoli e Salvini, che se ne sono dissociati. Eppure, c’è chi non la pensa così. Ad esempio, Maurizio Gasparri, che parla di ‘suggestiva provocazione’. O Franco Frattini (ex socialista, già giornalista del Manifesto, probabilmente uno dei tanti ex laici folgorati dalla luce del Signore), che dice: “ci sono nove Paesi europei che hanno il crocifisso nella loro bandiera, è una proposta assolutamente normale.” Omette di dire, il buon Frattini, che cinque di questi sono i paesi nordici, il cui disegno della croce deriva, in tutti i casi, dalla bandiera danese, considerata la più antica tra quelle attualmente usate al mondo, che nasce nel 1200, probabilmente dono del papa a un re che combatteva i pagani. Leggenda vuole che questa bandiera cadde dal cielo come dono per la vittoria contro i vendi. La bandiera norvegese, addirittura, ha ‘riempito’ il motivo della croce scandinava con i colori francesi, simbolo di libertà (quel bieco illuminismo, di cui si parla oggi come di uno dei mali dell’umanità). Frattini omette di aggiungere, soprattutto, che nessuno di questi nove stati deve, come accade all’Italia, rendere conto ai vescovi di qualunque legge venga approvata, dalla finanziaria fino alla fecondazione assistita.
    Oggi pomeriggio Castelli, non pago degli schiaffoni ricevuti dagli stessi colleghi di partito, ha rilanciato: nella bandiera della marina militare la croce c’è già. Già: ce ne sono addirittura tre. Una appartiene a Genova, una ad Amalfi, una a Pisa. C’è anche un leone, che simboleggia Venezia: assieme, sono i simboli delle Repubbliche marinare. Chissà che diavolo c’entreranno con il cristianesimo, l’islam, i minareti, la Svizzera, le moschee.
    Insomma, ci stanno costringendo a una via crucis di “fesserie” (citando il ministro Ronchi, perché quanto a noi saremmo un po’ più volgari). Se il tempo passato a sfornare queste brillanti idee lo passassero in Chiesa a pregare, non sarebbe meglio per tutti?
    (nota di INFORMAZIONE LIBERA!)

  5. A PROPOSITO DI CROCEFISSO

    Quelli che appendono grandi crocefissi nei luoghi pubblici; quelli che proclamano il crocefisso simbolo dell’identità italiana; quelli che rivendicano il cattolicesimo come parte integrante della cultura italica sono gli stessi che insultano l’italianità bruciando il tricolore e proclamando la secessione; sono gli stessi che celebrano riti pagani con l’acqua del dio Po; sono gli stessi che proclamano la pulizia etnica proprio nei giorni di Natale per non disturbare i riti del cappone e del panettone delle laboriose popolazioni indigene.
    Questo sventolio di crocefissi e questi discorsi sull’identità cristiana dell’Italia trasudano cultura di intolleranza e di aggressione al diverso, specie se povero. Il crocefisso, da simbolo di amore verso il prossimo, viene usato come arma da guerra anche interreligiosa, viene usato per creare steccati tra le varie etnie, per separare e per proclamare una superiorità che giustifica tutte le sopraffazioni.
    I cattolici e la gerarchia accettano che il loro simbolo più rappresentativo venga usato da costoro in modo così strumentale? Accettano come difensori questi individui che hanno un comportamento pubblico e privato che nega la sostanza stessa di ciò che proclamano di difendere?
    Le religioni – proprio tutte – hanno sempre creato nel corso dei secoli divisioni e mai unione. E la religione cattolica, troppo spesso, è stata complice di dittature e di oppressioni e anche oggi sono molto poche le voci che prendono la distanza dalla benevola considerazione praticata dalla gerarchia cattolica verso quelli che usano l’appartenenza religiosa e quindi il crocefisso come arma di esclusione.

    beppe dell’oro

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