binario 21

Non ero mai stato al binario 21. Eppure ci passo vicino ogni giorno, al mattino e alla sera, quando arrivo e parto dalla stazione Centrale. Ma i treni da e per Lecco sono distanti, allora ci devi andare apposta.

Oggi, 27 gennaio 2010, ci sono andato apposta.

Io oggi, 27 gennaio 2010, ho deciso di fermarmi. Ho deciso di perdere il treno ma dovevo fermarmi.

Sapevo che lì ci sono i vagoni piombati che da Milano hanno condotto migliaia di ebrei ad Auschwitz e negli altri campi di sterminio.

Il carro è uno solo e lo hanno spostato sul binario 24. Quando arrivo non c’è nessuno eppure è ora di punta, i pendolari e i viaggiatori si affrettano a tornare a casa. Non hanno tempo di fermarsi.

Il carro è più piccolo di come me l’immaginavo. Ha il portellone spalancato ed è buio dentro. Qualcuno, prima di me, ha posato all’interno due fiori. Due rose bianche ancora nel cellophane. Due rose comperate da qualche extracomunitario che te le vende ad un crocicchio della città. Oppure comperate apposta dal fioraio, dalla stessa persona, tutti gli anni come oggi.

Due rose bastano a fare memoria?

Sto pensando questo e non sono più solo. Dietro di me un altro signore si è avvicinato. Poi vedo arrivare un ragazzo. Avrà venti o venticinque anni. E penso che se c’è un ragazzo ancora abbiamo speranza. Poi arriva una donna che forse è lì per pregare. Poi una coppia di anziani, e tutti si sta davanti a quel portellone aperto sul buio. Ora c’è un mesto andirivieni, come nei cimiteri nei giorni non affollati del 2 novembre. La cerimonia affollata con le autorità c’è stata in giornata. Un treno con gli studenti è partito da questo binario per un viaggio della memoria.

Preferisco questa triste atmosfera, lontano dalla folla di giornalisti e autorità.

Il ragazzo guarda all’interno: forse misura lo spazio. Il carro è piccolo, quante persone ci potevano stare ammassate? E il ragazzo starà pensando a quel viaggio? E potrà mai immaginare il freddo che penetrava dalle fessure del vagone nella notte gelata verso la Germania? O il caldo asfissiante nei giorni d’estate, quando i reclusi cercavano ad ogni sosta acqua per bere?

Possiamo solo immaginarlo.

Possiamo ricordarlo. Possiamo leggere di quei viaggi e possiamo leggere le memorie dei sopravvissuti. Possiamo sfogliare le pagine e guardare le immagini di quella incredibile vicenda.

Incredibile eppure vera.

Oggi, 27 gennaio 2010, ho fatto “memoria”. Per non dimenticare.

Per non dimenticare venerdì sera, 29 gennaio c’è “Meditate che questo è stato” in biblioteca a Monte Marenzo. Andiamoci. Per fare “memoria”.

Per fare “memoria” anche domenica sera, all’Oratorio andiamo a vedere ” Edith Stein e la Shoah”.

Giornata della memoria 2010

4 Commenti

Binario 21. Meditate che questo è stato.

  1. Quello che possiamo fare noi, sopratutto noi giovani, è ricordare. Noi dobbiamo ricordare. Rircordare che ragazzi come noi venivano presi dalle loro case, messi su un treno in condizioni igieniche inimmaginabili, trasportati dopo giorni e giorni di viaggio in campi di concentramento(o peggio ancora di sterminio), divisi dai loro genitori e costretti a lavorare duro in un primo tempo per poi essere sin da subito sterminati. Pensare che esseri umani come noi, quali Goebbels, Heydrich, Himmler, lo stesso Hilter, per citarne solo alcuni; avevano come progetto quello di trovare la soluzione più veloce per sterminare degli altri esseri umani e che alcuni di loro addittura si sedevano intorno a un tavolo nella cittadina di Wansee nel 1942 per discutere di tale questione, fa venire i brividi! Eppure tutto ciò è successo, senza che nessuno lo impedisse. Nessuno sapeva. Ebrei che sparivano dalle loro case e nessuno diceva niente, anzi di solito ci si appropriava delle case abbandonate dai deportati. Ecco che qui possiamo notare il vero problema dell’Olocausto: l’indifferenza. Neussuno vuole polemizzare contro istituzioni o altro, dato che gia sono stati scritti libri come “I dilemmi e i silenzi di Pio XII”. Quello che dobbiamo fare è ricordare perchè ora, noi tutti, sappiamo.

  2. grazie Sergio la tua decisione da pendolare in Milano di proposito perdere il treno per meditare quello che è stato per molti esseri umani trasferiti da qul binario 21 nei campi di concentramento.Riscopro ora che il numero 21 del binario della Stazione Centrale che io da pendolare anno 1972 -1975 prendevo i treni in partenza per CALOLZIOCORTE – LECCO proprio da quel binario.Ciao Gianni

  3. “Meditate che questo è stato e può ancora essere.”
    E’ vero, ma come mamma e più ancora come essere umano voglio dire:
    meditate che questo è stato, perché non lo sia mai più.

  4. Grazie, Sergio, per aver perso il treno che ogni sera ti riporta dal lavoro, ed esserti raccolto (anche per me) davanti alla carrozza che trasportava passeggeri senza biglietto di ritorno.
    Meditate che questo è stato e può ancora essere.

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