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Metti una sera alla Festa Missionaria

ginammiIeri sera alla Festa Missionaria “Oltre ogni confine 2010” è in programma una serata danzante.
Non c’è tantissima gente, molti “non più giovani” che amano la danza e già calcano la pista da ballo. Parecchi sono ancora indecisi se cimentarsi nel prossimo valzer o stanno semplicemente a guardare le coppie che volteggiano.
Il Don si aggira tra la gente e parla amichevolmente con tutti, anche con una famigliola marocchina presente.
La musica si interrompe per una pausa prima dell’esibizione delle coppie della scuola di ballo, alcuni campioni italiani bravissimi.
Tra il brusio della gente si odono ancora, per fortuna, le strida delle poche rondini rimaste che sfrecciano tra il campanile e la scuola, a caccia di zanzare.
Sale sul palco Pierluigi, che non ha nulla da invidiare ai presentatori professionisti, e ricorda ai presenti che la festa è per sostenere i progetti missionari. Invita Don Giuseppe a presentare gli ospiti che fa salire sul palco: una coppia di giovani con i loro tre bambini.
E’ l’occasione per confrontarsi con chi la realtà missionaria l’ha vissuta in prima persona.
 
E così conosciamo Laura Crawford e Massimo Ginammi, lei di Verdello, lui di Cisano Bergamasco, che hanno operato a Ciudad Guayana in Venezuela per lo SVI (Servizio Volontario Internazionale) di Brescia.

Massimo e Laura, dopo un corso di preparazione durato due anni, hanno lasciato il lavoro di ragioniere e di educatrice professionale e, giovanissimi, sono partiti nel 2004 con una bimba piccola, per andare incontro ad una realtà estremamente povera,  ben diversa dalla nostra.

Hanno dovuto affrontare la diversità di lingua e cultura e le grandi difficoltà del vivere di tutti i giorni nei barrios dove luce, acqua, impianti fognari sono un lusso.

Eppure da “stranieri” si sono sentiti accolti da una realtà che condivideva con loro gioie e pene del vivere.

Così sono nati altri due bambini e la loro figlia “più grande” ha frequentato i primi anni di scuola insieme agli altri bambini venezuelani. Affermano in modo deciso che questo dovrebbe far riflettere noi che guardiamo con fastidio gli altri stranieri che arrivono in Italia.

La loro esperienza è durata 4 anni, lavorando sul progetto Venezuela, con l’obiettivo di migliorare le condizioni e la qualitá di vita nei barrios, attraverso l’animazione comunitaria in ambito socio-ambientale. Il che significa:

•Creare gruppi per la soluzione partecipata dei problemi comunitari, nell’ambito ambientale, socio-produttivo e sanitario

•Formare gruppi alla microimpresa e a stili di vita salutari

•Favorire pratiche che permettano la riduzione della produzione di rifiuti, la produzione in loco di prodotti agricoli (ortaggi, allevamento galline, ecc), il riciclaggio della frazione organica dei rifiuti domestici

•Appoggiare le associazioni locali che operano in ambito sociale (bambini di strada, gravidanze precoci, denutrizione infantile, bambini e giovani lavoratori, violenza familiare)

•Creare connessioni tra gruppi, associazioni e istituzioni locali

Il bilancio finale è positivo per quello che si è creato e per la propria esperienza di vita.

Ora Laura e Massimo sono tornati, hanno cercato e trovato fortunatamente un nuovo lavoro e oggi sono qui, complimentandosi con noi per le attività dell’oratorio, del Gruppo Missionario, del Centro Prima Infanzia Liquirizia che hanno visitato, e del sindaco Gianni che hanno conosciuto elegantissimo e felice perchè doveva dare la cittadinanza a una cittadina “straniera” che risiede da noi.

Nella saletta dell’oratorio Cinzia sta lavorando con i bambini (ieri ha fatto laboratorio con l’argilla, oggi ricicla carta argentata e bottiglie di plastica per creare giochi d’aria), ci sono anche Laura e Massimo con i loro tre bimbi. Li saluto, ci lasciamo con lo scambio di indirizzi dei nostri siti (il  http://www.svibrescia.it/svi/svi-home.htm  ) e la promessa di risentirci magari per il confronto con altre esperienze.

Il clima è finalmente quasi di una notte estiva, si torna volentieri a casa a piedi. La luna quasi piena fa capolino tra le nubi e pensi che questo è un paese per star bene.

(nella foto d’apertura  Laura e Massimo e la loro bimba in una foto prima della loro partenza per Ciudad Guayana)

   

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Un pensiero su “Metti una sera alla Festa Missionaria”

  1. Queste sono le storie che salveranno il mondo. Laura e Massimo rappresentano bene l’esperienza di tanti volontari delle organizzazioni non governative che, distribuiti negli angoli più incredibili del pianeta, fanno una delle poche cose giuste alle quali dovremmo essere votati perché dotati di umana ragione: amare i fratelli ultimi e condividerne le esistenze per dare loro gli strumenti per il riscatto.
    Il loro lavoro è un seme sempre pronto a germogliare e a riprodursi. Ed è una vera tragedia constatare come, di legge finanziaria in legge finanziaria, i contributi statali per sostenere questi progetti siano andati sempre più riducendosi.
    Grazie alla festa missionaria per aver dato spazio a queste storie e grazie a Sergio per la grazia con cui sa raccontarle. Soprattutto grazie a Laura e Massimo che sanno dare speranza al futuro di questo nostro unico mondo.
    Angelo

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