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Scuola: una scelta difficile

5102703I nostri ragazzi che frequentano la terza media (anche quelli di Monte Marenzo) hanno un problema in più, rispetto agli anni scorsi: devono scegliere entro il 26 marzo a quale scuola superiore iscriversi nella confusione e nell’incertezza delle proposte a causa della nuova riforma della scuola.

La loro preoccupazione (e quella delle loro famiglie) è motivata: le nuove norme approvate dal Consiglio dei Ministri il 4 febbraio, comparse sul sito del Ministero a fine mese, ancora non sono state pubblicate in Gazzetta Ufficiale. Ed ecco uno dei tanti provvedimenti di questo Governo (Berlusconi-Gelmini-Tremonti) in materia di scuola che stanno concretamente massacrando la scuola pubblica senza alcun rispetto per i ragazzi, le loro famiglie, il futuro dell’istruzione in questo Paese.

Come possono, infatti, le scuole programmare in autonomia, se mancano le indicazioni ministeriali programmatiche sulle singole aree culturali, se non vi è alcuna certezza sulle risorse, se i Regolamenti Ministeriali consentono scelte autonome solo se queste “non comportano oneri per l’Amministrazione”, cioè solo compatibilmente con le risorse di organico assegnato? Come possono organizzare i perxorsi didattici e le rispettive cattedre, se ancora non sono state definite le classi di concorso dei docenti, che non sanno ad oggi che cosa potranno insegnare e a chi? Così l’Autonomia, garantita dalla legge, è ingabbiata in norme paralizzanti e soffocata dalla mancanza di risorse; così ogni decisione è di fatto centralizzata: altro che federalismo!

La “riforma” Gelmini parte nel 2010/2011 per la prima classe: ma l’adeguamento dell’orario coinvolgerà fin da settembre 2010 le classi seconde, terze, quarte, con la riconduzione a 30 ore settimanali dei licei e a 32 ore (dalle attuali 36) degli Istituti Tecnici. Ancora non si sa quali materie saranno decurtate, né con quali criteri verranno individuate le discipline su cui i tagli saranno operati. Senza parlare poi del principio, estremamente scorretto, di cambiare materie e orari a curricolo avviato: alunni e famiglie avevano scelto all’atto dell’iscrizione un determinato curricolo quinquennale. Perché cambiare orari e curricolo anche a chi frequenta una classe intermedia?

Per le classi quinte non è previsto cambiamento di orario, ma viene annunciato il prolungamento delle ore di lezione a 60 minuti. Si imporranno così rientri pomeridiani, oppure prolungamenti dell’orario scolastico, senza prevedere alcunché per la mensa o l’adeguamento dei trasporti pubblici per gli stedenti.

E a Lecco?

La nostra Amministrazione Provinciale è tra le più solerti, in prima fila nella rigida applicazione della più rigida delle “riforme”. Comparsi i Regolamenti il 4 febbraio, il 9 febbraio il POF provinciale era bell’e pronto, confezionato e deliberato: senza alcuna consultazione (come previsto dalle norme e dal buon senso) delle realtà territoriali, che a buon conto hanno alzato gli scudi contro una delibera subita e non condivisa. I motivi del dissenso sono stati sotto gli occhi di tutti nelle scorse settimane, che hanno visto mobilitarsi enti locali, associazioni imprenditoriali e sindacali a difesa delle scuole del territorio. Così, oltre agli indirizzi sperimentali cancellati d’ufficio dalla “riforma”, indipendentemente dal loro esito formativo (si veda per es. gli indirizzi linguistici del liceo scientifico Grassi), è stato spazzato via il Liceo Scientifico-Tecnologico dell’Itis Badoni vietandone la confluenza nel Liceo delle Scienze Applicate, ampiamente consentita e realizzata negli Itis delle altre province lombarde. Così è stato imprudentemente promesso un liceo musicale che non ci sarà.

Quanto alle difficoltà di bilancio delle scuole, basti un dato: le scuole della Provincia di Lecco vantano nei confronti dello stato un credito di 5 milioni di euro. Sono soldi già spesi, cioè anticipati dalle scuole per far fronte al normale funzionamento (certo non per il miglioramento) delle attività; sono soldi che lo Stato deve ai cittadini per il diritto all’istruzione. E il Ministero che cosa fa? Impone alle scuole di non considerarli più come residui attivi nei loro bilanci!

Private delle risorse indispensabili per funzionare, le scuole provvedono nei modi più svariati: c’è chi aumenta i “contributi volontari” dei genitori, facendoli passare per obbligatori e stornandoli dalla loro naturale destinazione all’incremento dell’offerta formativa; c’è chi batte cassa presso i Comuni, a loro volta pressati dalla riduzione dei trasferimenti e costretti a imporre l’addizionale Irpef…

Un fatto è certo: viene calpestato in modo strisciante il principio della gratuità della scuola statale. E le tasse aumentano, mentre i servizi diminuiscono. E il federalismo è carta straccia.

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5 pensieri su “Scuola: una scelta difficile”

  1. Grazie a voi che attraverso questo sito mi date la possibilità di vivere ancora il paese, con tutte le tematiche ad esso annesse, in cui sono nato!

  2. Il nostro articolo sulla scelta della scuola superiore ha suscitato interesse e dato avvio ad alcune proposte.
    Non è stato possibile promuovere incontri con i ragazzi e le famiglie per la reale confusione normativa e organizzativa prodotta dalla nuova riforma Gelmini.
    Le scelte, bene o male, sono state già fatte o stanno per essere effettuate all’ultimo minuto. Non avremmo potuto dare certezze ed orientamenti sulla base di nuovi percorsi di cui si ignorano le reali conseguenze sul piano didattico e formativo.
    Vedremo come affrontare l’argomento con i ragazzi stessi monitorando le loro impressioni.
    Sarebbe interessante sapere, ad esempio, quali sono state le motivazioni della loro scelta o se nutrono dubbi.
    Attendiamo altri interventi (grazie anche ad Omar che ci segue da lontano con commenti assolutamente condivisibili)

  3. Io non mi meraviglio!Siamo in Italia!Da studente vi posso assicurare che il problema più grande durante l’iter scolastico è l’orientamento.Purtroppo gli studenti non sono informati a sufficienza. Qui si parla di orientamento per la scelta di un istituto superiore, ma pensiamo anche all’orientamento universitario; il quale è ancora meno efficiente. Quello che auguro a questi ragazzi è di avere la fortuna che ho avuto io: essere seguito da dei grandi insegnanti che mi hanno fatto riflettere su delle scelte cosi importanti che segnano il corso di studi. Le istituzione purtroppo seguono troppo il raggiungimento di obiettivi economici, ma uno studente o una matricola non è solo un numero, ma è anche e sopratutto il futuro di una nazione.

  4. Capisco che è tardi, ma per aiutare i nostri studenti di terza media a fare una scelta il più possibile consapevole, non si potrebbe provare ad organizzare un mini-corso di orientamento alle scuole superiori del territorio?
    Anni fa (parecchi) l’avevo fatto io, ma ero fresca di studi e il sistema scolastico era per lo meno stabile. Ora ammetto molto candidamente di non saperne nulla, troppe cose sono cambiate e troppe nell’ultimo anno, anzi nell’ultimo mese.
    Tipo quella che riguarda il mio vecchio ITIS Badoni, che anziché dare risposte mi pare che apra più di un interrogativo, oltre a quelli “normali” che ogni studente e ogni genitore si pone sull’opportunità di una scelta piuttosto che un’altra.

    Di certo non c’è il tempo per un vero orientamento (e mi domando cosa sia stato fatto alla scuola media), visto che ci sono 10 giorni per scegliere, ma forse si riesce a dare a studenti e famiglie qualche canale informativo in più, e insieme “educare” la gente sul valore dell’istruzione e della cultura e su come fare una scelta dettata dalle reali attitudini ed aspirazioni del ragazzo e non da mode o errate percezioni di quali scuole garantiscano il posto di lavoro (nessuna) o peggio ancora da voler tenere il ragazzo vicino a casa o “insieme ai suoi amici”.

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