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L’Italia ripudia la guerra?

Apro questo post perché credo ci debba essere uno spazio di confronto e di riflessione su quanto sta accadendo in Libia.

L’Italia, insieme ad altre forze occidentali, è da giorni impegnata nelle operazioni militari per “il rispetto della risoluzione dell’ONU”.

Da ieri il comando delle operazioni è sotto la NATO.

Non abbiamo avuto il tempo, in questi giorni, di confrontarci né in Redazione, né in una riunione specifica dell’Associazione.

Questo post vorrebbe rimediare per dare la possibilità a tutti i visitatori del sito di esprimere la propria opinione, se si ritiene giusto o sbagliato (e tutte le altre sfumatura tra un sì e un no) l’intervento in corso.

 

Ecco. Lo spazio per le opinioni è aperto. Questo post potrebbe fermarsi qui. Invece…

 

Invece, se avete la pazienza di leggermi, vorrei dire la mia personalissima opione al riguardo.

Prima di esprimerla devo fare un passo indietro.

Siamo nel 1999. E’ in corso la guerra nella ex Jugoslavia. Il Governo italiano è presieduto da Massimo D’Alema, la maggioranza è di centrosinistra e il Parlamento autorizza le operazioni di sostegno alla NATO che si tradurranno in raid aerei contro la Serbia di Milosevic e poi la fine del conflitto etnico in corso.

Io ero consigliere comunale a Monte Marenzo e allora dissi in Consiglio Comunale che quella scelta del Governo italiano non la condividevo.

Ci sono gli atti che riportano la mia decisione di contestare la guerra con atti simbolici.

Ritenevo che un consigliere comunale eletto dai cittadini dovesse richiamare sempre la Costituzione Italiana che recita :

Art. 11

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

 

Bene.

Allora, come in passato, e come negli interventi in Iraq e in Afghanistan la mia convinzione di pacifista non si discostò mai da questo enunciato costituzionale.

L’Italia è contro la guerra. Sempre. Anche se “consente alle limitazioni di sovranità… per assicurare la pace”, in nessun altro capitolo della Costituzione si parla di guerra.

Si insiste sulla diplomazia. Non si parla mai di guerra.

 

E quello che avvenne allora, ed è quello che avviene oggi che oso definire con la parola esatta e non con un eufemismo: una guerra.

Non si può parlare di operazione di pace, di guerra umanitaria quando si sganciano bombe e si uccidono vite.

 

La principale motivazione di chi giustifica l’intervento è: il Dittatore opprime e uccide, dobbiamo fermarlo.

Bene.

Allora mi chiedo. Se questa teoria è valida (potrebbe esserla, facciamo conto che sia profondamente vera), perché non interveniamo MAI, in Paesi dove ci sono altri dittatori che opprimono e uccidono?

Ci sono decine di casi in tutto il mondo.

E ci sono centinaia di risoluzioni dell’ONU che sono rimaste letttera morta.

Allora il mio sospetto che ci siano altri motivi (il petrolio per esempio), diviene più che un sospetto.

 

Altra considerazione. Come si fa a fermare questo dittatore e tutti gli altri?

Io una idea ce l’avrei: basterebbe non costruire e distruggere tutte le armi.

L’Italia che ripudia la guerra è un grande produttore ed esportatore di armi, mine antiuomo (quelle che fanno saltare in aria i bambini e che provocano mutilazioni orribili).

E’ un’utopia?

Sì allora è un’utopia pensare di fare a meno del petrolio perche ce lo impongono le compagnie petrolifere e i nostri governi (ma quando il petrolio finirà non sarà più un’utopia, torneremo a quando non avevamo il petrolio, semplicemente. E via ancora con tutti gli esempi delle utopie possibili).

 

Forse sarà utopia, ma preferisco pensare che si possa fare quello che dico e risolvere i conflitti in altro modo piuttosto che dire sì alla certezza che un mio sì all’intervento possa nuocere ad una vita.

 

Bene. Adesso, se volete, tocca a voi.

Però non sparate sul pianista…

 

PS. Aggiungo una serie di foto fatte da me nel vecchio nucleo di Somasca, davanti alla Chiesa.

La sequenza è una bandiera della pace ad una finestra. Prima stesa, poi un colpo di vento l’ha sollevata e poi tornata di nuovo stesa.

E’ una bandiera che è sempre lì, estate e inverno. Forse chi l’ha messa vuol testimoniare la sua scelta di pace. Sempre. 

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12 pensieri su “L’Italia ripudia la guerra?”

  1. Riprendo ancora questo post di marzo 2011 e il commento del 2 agosto 2011 sulla situazione in Siria.
    Venerdì scorso, un venerdì che nel mondo islamico è dedicato alla preghiera, ad Hula,in Siria, sono stati uccisi 92 civili tra cui molti bambini. L’ennesima strage. Sono oltre 13.000 le vittime del conflitto civile. La stima è stata fornita dall’Osservatorio dei diritti umani. “In totale, sono state uccise 13.004 persone”, ha detto il portavoce Rami Abdel Rahman, e almeno 9.183 di queste erano civili.

    A differenza della Libia l’Occidente non interviene (quindi è la conferma di quel che pensavo: che in Libia c’erano altri interessi).
    Ma non possiamo neppure rimanere a guardare.
    Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, è favorevole a una soluzione alla ‘yemenita’ per risolvere la crisi in Siria, cioè con una transizione morbida premendo per la partenza del presidente Bashar al-Assad, ma lasciando parte del governo al potere. In Yemen, dopo mesi di violenze il presidente Ali Abdullah Saleh ha accettato di lasciare il potere cedendo il controllo del paese al suo vice Agbdu Rabbu Mansour Hadi, attraverso un accordo negoziato con i paesi arabi vicini. Hadi, pur essendo in seguito stato eletto, viene percepito come un leader di transizione.

    L’Italia cosa fa? Dati non pervenuti.
    Il Governo tecnico non ha il potere politico dire la sua?
    A quando un decreto lampo tipo quello fatto sulle pensioni di messa al bando di tutte le armi?

    Ovviamente utopia mi si dirà.

    Domenica prossima a Monte Marenzo ci sarà Don Gallo, convinto pacifista che nel 1999, quando io prendevo posizione contro il Governo in Consiglio comunale, Don Gallo andava a denunciare il presidente del Consiglio D’Alema, per aver partecipato alla guerra contro la Serbia, denuncia fatta in base all’articolo 11 della Costituzione.

    Don Andrea Gallo nel suo “vangelo di un utopista” ci spega: «Quando sei convinto che a trecento metri ci sia quello che vuoi raggiungere, li percorri e ti rendi conto che l’utopia è trecento metri più in là. Per questo ti dici: “Allora è veramente irrealizzabile”. Invece no, perché c’è un aspetto positivo: che si sta camminando, e l’utopia si realizza strada facendo».

  2. Allora che facciamo in SIRIA?
    Non bombardiamo anche lì dopo che Assad ha preso a cannonate la folla che protestava?
    Sarcasmo a parte, sempre fuori luogo quando ci so no morti di mezzo, che farà la Comunità internazionale, che farà l’Italia?
    Leggo il mio post qui sopra di marzo. Sono passati 4 mesi dall’intervento in libia e nulla è cambiato (se non ve lo ricordate siamo in guerra, no anzi in missione di pace…).
    No anzi, è cambiato che ci sono centinaia, forse migliaia, di morti in più.
    Ma tutto tace, ci siamo dimenticati che stiamo violando l’art. 11 della Costituzione.
    Oppure ci ricordiamo che siamo in “missione umanitaria” in Afghanistan quando torna qualche nostro militare morto (La missione è iniziata nel gennaio 2002, risultati? Pacificazione in corso?).
    Attendiamo come sempre (inermi) agli sviluppi di questa ennesima crisi umanitaria (se non ci faremo distrarre dalla crisi dei mercati azionari…)

  3. Beh, non è che fornendo “supporto logistico” come fatto fino a ieri potessimo ritenerci dei pacifisti…
    Comunque questa crisi libica ci ha posto di fronte a noi stessi: tanto siamo bravi a parole quanto abbiamo molto da imparare nei fatti, nel percorrere la strada che porta alla vera pace e al disprezzo profondo per ogni forma di violenza.

    Mi sembra che il pericolo maggiore sia nella tendenza a dimenticare il passato di cui dovremmo invece avere tutti buona memoria, non per promuovere vendette o altre violenze, ma solo per impedire che accada di nuovo, per dire e sentire dentro di noi “MAI PIU’!”
    Mai più campi di sterminio
    Mai più leggi razziali
    Mai più bombardamenti
    Mai più corsa agli armamenti
    Mai più bambini mutilati, orfani, uccisi
    Mai più rappresaglie
    Mai più scudi umani
    Mai più ….

    Il 25 aprile serve a non dimenticare TUTTO quello che è successo, i morti, i perseguitati, tutti, a destra e a sinistra, e a far sì che le nuove generazioni abbiano dentro di sé la consapevolezza e la responsabilità delle loro scelte, e non siano indifferenti ma partigiani!
    Parteggino per la PACE.

  4. Dieci giorni fa (non 10 anni fa), il 15 aprile 2011, il Governo affermava:
    “Non ci saranno raid in Libia da parte dell’Italia. Lo assicura il premier Silvio Berlusconi che nel corso del Consiglio dei Ministri di stamane avrebbe ribadito la linea del Bel Paese che peraltro non prevede, nè ha mai previsto, bombardamenti. “Facciamo già abbastanza”, avrebbe commentato il capo del governo durante il Cdm. Anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa è dello stesso avviso: “Non modificheremo il nostro apporto alle operazioni militari in Libia”.

    Oggi la notizia è questa: “bombe italiane sulla Libia”
    L’intervento dell’Italia è stato annunciato ieri in serata dal premier Silvio Berlusconi dopo una telefonata con il presidente degli Stati Uniti Barack Obama (premio Nobel per la Pace!)

    Con il Presidente Napolitano che vede questo intervento come “naturale sviluppo della scelta compiuta dall’Italia a marzo, secondo la linea fissata nel Consiglio supremo di difesa da me presieduto e quindi confortata da ampio consenso in Parlamento”.

    E il Ministro degli esteri, Frattini dice: “Abbiamo già avuto un mandato pieno dal parlamento per l’attuazione della risoluzione Onu 1973.” Non serve un nuovo voto!

    Benissimo … 🙁

    Come faremo a dire il prossimo 25 Aprile “L’Italia ripudia la guerra?”

  5. Angelo (ma è abbastanza triste che il dibattito su questa vicenda sia limitato a noi due)
    Nel tuo primo commento dicevi: “Su questa tristissima vicenda non ho risposte da dare, non ho certezze, non ho convinzioni inossidabili da illustrare”.
    Eppure…
    eppure continui ad argomentare, rispondere (a me come se io fossi il problema e non quello che è in atto), illustrare.
    Dicevo per semplificare che la Francia non ha interessi: lo dicevo per far capire che in Libia è intervenuta per prima per gettare le basi a nuovi interessi.
    E ho fatto l’esempio della Costa d’Avorio perché è fresco di giornata (800 morti non meritano però lunghi servizi dei media e inviati TV che documentino la carneficina).
    Per dire che ogni giorno nel sud del mondo ci sono tragedie e noi facciamo finta di niente.
    Salvo poi chiedere ai pacifisti se non interveniamo lì in Libia come potremo lavarci la coscienza?
    Forse un po’ duro, ma nessuno riuscirà a convincermi che “bisogna fare qualcosa” se questo qualcosa è premere il grilletto (o permettere di farlo).

    A tutti gli amici UPper ricordo la marcia della pace di domani da Bevera a Lecco. L’Associazione ha aderito e anche il Comune.
    La marcia si può fare anche a pezzetti.
    Qualcuno di noi sarà alla partenza, Qualcun’altro farà l’ultimo tratto da Valmadrera a Lecco.
    Poi in piazza Garibaldi ci sarà la manifestazione finale.
    Tutte le notizie su la marcia di domani al link
    http://www.tavoladellapacelecco.it/index.php?option=com_content&task=view&id=30&Itemid=45

  6. Caro Sergio, ormai è evidente che sulle questioni internazionali abbiamo delle divergenze (non insanabili, per fortuna).
    Per alcuni anni mi sono occupato della Costa d’Avorio, coinvolto dai molti cittadini di questo Paese residenti nel lecchese (ho avuto anche la possibilità di incontrare l’ambasciatore in visita in Italia), e qualcosa conosco.
    Il Costa d’Avorio è una terra dalle risorse straordinarie (primo produttore di cacao al mondo e un sottosuolo ricchissimo), ma probabilmente non si interverrà per il semplice motivo che la Francia è tuttora presente e non è certamente al di sopra di ogni sospetto rispetto a quello che sta succedendo.
    la Francia in questa sua ex colonia ha interessi fortissimi e ha sempre osteggiato il governo di Laurent Gbagbo, primo presidente eletto eletto con elezioni democratiche alla fine degli anni ’90, perché ha cominciato le nazionalizzazioni e la scelta di partner diversi.
    Poi la situazione è precipitata quando Ouattara e altri hanno iniziato la guerra civile nel nord del paese (si dice, non senza prove, con l’appoggio dei francesi, i quali con questo presidente ritorneranno ad avere un ruolo economico e politico schiacciante)e con l’impiego di mercenari del Burkina Faso.
    In questa situazione che dura danni, sto schematizzando, si sono svolte le elezioni dove essere sicuri della regolarità del voto è azzardato.
    Ouattara dice di aver vinto e gli osservatori internazionali sottoscrivono. Gbagbo non lo riconosce perché sostiene che gli osservatori presidiavano solo i seggi dell’area della capitale (Abidjan) e nei centri del Sud dove Gbagbo ha vinto pur di misura, mentre nel Nord sotto il controllo dei ribelli il voto per loro (non controllato)è stato un plebiscito.
    Adesso è guerra civile aperta e tremenda, dove ancora una volta a rimetterci saranno i più deboli e gli innocenti. E noi non interverremo soprattutto perché la Francia dice “lasciate fare a me, che è competenza mia”, perché è tremendamente difficile ogni operazione che non sia sul terreno, perché non c’è il rischio di un’espansione islamica, perché …e via discorrendo.
    Ripeto ancora una volta. Io sono contro la guerra, ma se questa c’è e produce morte, sofferenza e distruzione, io che sono contro, devo fare qualcosa, che non sia solo l’indignazione, per farla smettere?

  7. “Almeno 800 persone” sono state uccise il 29 marzo, nel corso delle violenze che si sono scatenate a Duekoue, in Costa d’Avorio, ha detto ieri il Comitato internazionale della Croce Rossa.
    Sempre secondo l’organizzazione, che ha sede a Ginevra, “decine di migliaia di uomini, donne e bambini” sono fuggiti dai combattimenti e dai saccheggi che hanno avuto luogo in città dallo scorso lunedi.
    In Costa d’Avorio sono in corso violenti scontri tra le forze pro-Ouattara, riconosciuto a livello internazionale come il vero vincitore delle ultime elezioni, e i fedeli a Laurent Gbagbo, il presidente uscente.

    Quindi?

    Quindi a quando una “guerra umanitaria” anche lì?

    Tranquilli non accadrà nulla. La Costa d’Avorio non interessa nessuno, né a Francia né a Italia..

    Da qui si capisce che l’intervento in Libia è tutt’altro che umanitario.

    Quindi il Parlamento Italiano non deciderà l’intervento e continuerà ad occuparsi degli affari di Berlusconi con il benestare della Lega…

    Però il prossimo clandestino Ivoriano lo manderemo fora di ball…

  8. Io al vostro posto:

    io al vostro posto non avrei prodotto armi per esempio.
    La crisi c’è e si sente, interi settori dell’economia italiana sono piombati in una recessione senza precedenti dalla quale faticano ad uscire. In questa valle di lacrime e sangue, però, c’è un piccolo El Dorado, un ramo industriale d’eccellenza che ha preso letteralmente a “colpi” la crisi economica mondiale: l’industria militare italiana, Finmeccanica e Agusta in testa.
    Siamo tra i primi paesi mondiali di produzione e export del settore.
    Il Trattato di cooperazione italo-libico rappresentava una grande opportunità per l’industria bellica italiana sia per firmare nuovi contratti sia per implementare vecchi accordi. All’art. 20 si prevede infatti «un forte e ampio partenariato industriale nel settore della Difesa e delle industrie militari», nonché lo sviluppo della «collaborazione nel settore della Difesa tra le rispettive Forze armate».
    Quindi direi che è un tantino ipocrita dire oggi che bisogna prevenire le guerre come sta dicendo il Parlamento Italiano e chi sostiene la tesi di guerre umanitarie.

    E a proposito di posizioni comode:
    Richiamo qui un link firmato da persone tipo Gino Strada, uno che, come si sa, non è comodamente seduto nei salotti televisivi o sugli scranni del Parlamento, ma va ad aggiustare i pezzi delle persone massacrate dalle guerre i atto nel mondo (andatevi a recuperare i dati di quanti “interventi umanitari” non facciamo).
    Cosa dice Strada e Emergency e altre firmatari come Don Ciotti (altro poltronista?) leggete qui:
    http://it.peacereporter.net/articolo/27602/Due+aprile

    E come dice Albert Einstein, uno sprovveduto utopista che ha trovato soluzioni scientifiche “impossibili”:
    “La guerra non si può umanizzare, si può solo abolire”

  9. Caro Sergio, irriducibile compagno di tante azioni pacifiste, se mi avessero fatto indovinare il tuo pensiero sulla campagna di Libia, credimi, avrei azzeccato parola per parola quanto hai scritto nel post.
    Su questa tristissima vicenda non ho risposte da dare, non ho certezze, non ho convinzioni inossidabili da illustrare. Ho un sacco di dubbi che al massimo determinano domande scomode, sempre le stesse che mi accompagnano da sempre in queste occasioni e che da sempre hanno interrogato le coscienze di intere generazioni.
    E’ lecito fermare con la forza il tiranno, sapendo che questo costerà la vita di persone innocenti? (Se lo chiedevano gli anarchici e i nichilisti, tra l’800 e il ‘900, prima di lanciare la bomba verso la carrozza del despota coronato che passava tra la folla).
    Organizzare interventi armati per liberare popoli oppressi da un potere spietato, non è mai compatibile con una visione non violenta delle relazioni umane? (in soldoni: ci possono essere guerre giuste?) Potrei ricordare un numero infinito di fatti storici che ci metterebbero in imbarazzo: dalla spedizione dei Mille di Garibaldi ai volontari delle brigate internazionali contro il fascismo del generale Franco, dai bombardamenti americani per liberare le città italiane dagli occupanti tedeschi, alle formazioni del Che in America Latina contro l’imperialismo Nordamericano, in Angola e Mozambico contro il colonialismo portoghese.
    Ancora. Quali strumenti deve usare il militante della non-violenza per neutralizzare quanti usano la violenza per instaurare un regime oppressivo?
    Non avendo risposte certe mi ritrovo a condividere la posizione “del male minore” espressa dal sociologo Manconi. In sostanza quella che salva il maggior numero di vite, che non annienta il “nemico” e gli lascia una via di disimpegno, quella che crea le migliori condizioni per una ripresa delle soluzioni politiche e diplomatiche.
    Tu dici, se ritenete questa guerra giusta perché non adottate lo stesso criterio per altri parti del mondo, che soffrono condizioni addirittura peggiori di quelle che scuotono la Libia? Magari sempre interventi armati no, ma azioni molto forti sarebbero giustificate in alcune aree (vedi l’Africa sub Sahariana) dove avvengono silenziosi genocidi, che noi occidentali ci rifiutiamo di vedere.
    Il petrolio è il vero combustibile di questa crisi internazionale? Può darsi che qualcuno abbia questo fine, ma non dimentichiamo che tutte le compagnie, noi italiani in testa, stavano facendo ottimi affari con Gheddafi.
    Vedi, come in tutte le guerre le ragioni che spingono gli eserciti a marciare possono essere tante, non tutte nobili e non tutte ignobili: l’affermazione di valori quali la libertà, o addirittura la sopravvivenza, gli affari, estendere la propria area di influenza geopolitica, ecc.
    Dirai che nella fattispecie sono confuso e sfuggente. Non voglio sottrarmi e quindi mi pongo questa ultima domanda. La più corretta e onesta che si può fare Se io oggi fossi al governo del Paese cosa farei?
    Innanzitutto avrei preventivamente ingaggiato un’offensiva politico-diplomatica d’intesa coi paesi europei per impedire il precipitare della situazione e favorire una soluzione negoziata. Di sicuro non mi sarei reso complice di Gheddafi in questo suo ruolo di Caronte del Mediterraneo, che traghetta i migranti sulle nostre coste, o li mitraglia, a seconda del ricatto che intende farci. Fallito ogni tentativo probabilmente avrei condiviso, con la morte nel cuore, un intervento militare limitato ad impedire l’uso di armi pesanti e della aviazione contro le città che gli si oppongono. Nel contempo ritengo incredibilmente assurdo che a sopportare il peso dei profughi siano gli isolani di Lampedusa. Ogni regione italiana deve farsi carico, ma ancor di più gli altri paesi della UE, che non possono stare alla finestra.
    Potrei dare un’altra risposta, ben presente in ogni ammiratore di De Andre’, che suona più o meno così: “Cari signori, mi chiedete cosa farei al vostro posto? Io, al vostro posto, non ci so stare.”
    Molto bella, ma anche molto comoda.

  10. A proposito di guerra. Segnalo questo film in programma lunedì 28 marzo – ore 20,45 presso il Circolo ARCI di Foppenico -Calolziocorte (piazza Verdi).
    Si tratta di NO MAN’S LAND. Un film bellissimo del bosniaco Danis Tanovic. (premio per la miglior sceneggiatura al 54º Festival di Cannes, e premio Oscar come miglior film nel 2001).
    Ambientato nel 1993 durante la guerra serbo-bosniaca.
    Due soldati, uno bosniaco e uno serbo si ritroveranno in
    una trincea tra due linee nemiche…

    Alla serata interverrà MAURO CASTELLI Presidente dell’associazione “MIR SADA” di Lecco.

    Ecco il link al volantino:
    http://www.unpaeseperstarbene.it/wp-content/uploads/2011/03/no-mans-land.pdf

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