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Le città ringhiose

Il TG Lombardia ha mostrato alcuni consiglieri regionali – rigorosamente bipartisan – messi a forza su carrozzine per disabili, o bendati, e per pochi minuti invitati a calarsi nei panni delle persone portatrici di qualche limite fisico, costrette quotidianamente  a districarsi tra i mille ostacoli delle nostre città.

C’è da scommetterci che avranno trovato servoscale mal/non funzionanti, marciapiedi insormontabili, accessi a locali pubblici o di uso pubblico con gradini, solchi-guida per non vedenti (quando ci sono) che alcune volte finiscono contro un muro… e via elencando.

Ci scommetterei volentieri perché sono convinto di vincere l’intera posta, vista la lunga militanza che ho con le carrozzine.

Proprio l’altro giorno ero a Milano con Sergio e Giorgio, in una zona non lontana dal centro. Quando è stato il momento di recarsi alla toilette, il panico: non riuscivo a trovare un servizio adeguato; che dico adeguato, semplicemente accessibile ad una persona in carrozzina (i soliti gradini, l’inevitabile porta stretta, l’immancabile latrina alla turca). Stessa situazione alla basilica di Sant’Ambrogio, meta della nostra visita. Solo il buon cuore di un addetto che mi ha concesso di utilizzare i servizi igienici privati della sacrestia, ha evitato che chiamassi il 118 per un soccorso d’emergenza.

“Ci perdoni – abbiamo chiesto -, ma perché non c’è un servizio igienico accessibile ai disabili, visto il sacro luogo assai frequentato?”

“Il fatto – la risposta – è che abbiamo dovuto eliminarlo perché era diventato ricettacolo di balordi”. Abbiamo solo abbozzato alcuni suggerimenti che a nostro parere avrebbero potuto essere una valida alternativa alla sua eliminazione, soluzione quest’ultima decisamente peggiore di qualsiasi altra.

Come se non bastasse, con tutto questo trambusto, non siamo riusciti a visitare l’interno della basilica essendo prossimo l’orario di chiusura e le operazioni di accesso con la carrozzina avrebbero richiesto del tempo: individuazione dell’ingresso munito di servoscala, ricerca dell’addetto al funzionamento del dispositivo, spacchettamento della piattaforma e suo avvio. A quel punto i portoni li avremmo trovati probabilmente chiusi. Pazienza, ci proverò un’altra volta.

Sulla via del ritorno, tra noi tre, inevitabili alcune considerazioni, che potrebbero rappresentare utili suggerimenti a quanti di competenza. A Milano fervono frenetici i preparativi per l’Expo del 2015. Accanto alle avveniristiche iperstrutture, alle ardite soluzioni urbanistiche ed architettoniche, alla martellante promozione del brand della manifestazione, sarebbe sensato, come minimo etico, eliminare il più possibile le barriere architettoniche e dotare la città di servizi accessibili ad una utenza ampliata (a proposito, il Palazzo della Ragione, sede di importanti  iniziative culturali e civili, è ancora offlimits per i disabili? Vuoi vedere che mi devo rassegnare a non vedere la mostra di Salgado, da lungo tempo attesa?).

Invoco che sulle città, tutte le città, scenda lo spirito di Italo Calvino, che ne “Le città invisibili” indicò la giusta via e scrisse: “La città ideale probabilmente non esiste, ma se ci fosse, sarebbe quella che è in grado di dare la risposta giusta ai bisogni di ognuno dei suoi abitanti”.

3 pensieri su “Le città ringhiose”

  1. Una nazione che non pensa a queste cose e’ una nazione indegna di questo nome!
    D’altronde così ci presentiamo agli occhi del mondo!

  2. A proposito di “politici in carrozzina” chi ricorda nel… secolo scorso (se non sbaglio nel 1993) quando l’Associazione “Lo Specchio” aveva proposto all’allora Sindaco di Calolziocorte G.Bussolati di fare “4 passi in carrozzina”. Il primo cittadino aveva accettato di buon grado di percorrere il centro del paese (p.zza V.Veneto, il semaforo, corso Dante) seduto su una carrozzina, testando personalmente quanto un semplice e spesso inutile gradino diventava un ostacolo insormontabile oppure pericoloso a tal punto di rischiare il ribaltamento.
    Questa iniziativa faceva parte di una campagna di sensibilizzazione sulle barriere architettoniche che avevamo denominata “ERCOLE STORY”. Le fatiche di Ercole (l’ipotetico paraplegico che si muoveva in carrozzina nelle vie di Calolziocorte) venivano documentate da una serie di diapositive.
    Sono passati vent’anni e le cose sono cambiate in meglio, ma quanto ancora resta da fare per realizzare “la città per tutti” invocata da Angelo!
    E nel cassetto, anzi sui PC, dei nostri amministratori posso garantirvi ci sono Piani di Abbattimento delle Barriere Architettoniche commissionati pronti da essere realizzati… hanno bisogno di essere finanziati ma ancor più della volontà di attuarli!

  3. Sì Angelo, anch’io ho visto i nostri Consiglieri Regionali cimentarsi con carrozzine e bastoncini bianchi per ciechi.
    In auto con te e Giorgio, commentando la nostra disavventura, ho proprio proposto (ricordi?) che tutti, ma proprio tutti, dovrebbero per un’ora “mettersi nei panni” dei disabili (e anche delle mamme con passeggini o anziani con difficoltà di movimento) e affrontare i problemi quotidiani che diventano insormontabili senza l’aiuto di scivoli, sollevatori, tecnologie varie o semplicemente l’aiuto di qualche persona.
    Anzi proponevo che bisognerebbe imporre anche nelle scuole una sola ora di “educazione alla disabilità”. Lo facciamo per altre discipline, lo sport, l’arte, le lingue ecc, e perché non un’ora (non settimanale, né mensile, né annuale, ma solo un’ora in tutto il percorso scolastico, basterebbe, ne son convinto) anche per capire i problemi della disabilità?
    Noi di UPper con gli amici de Lo Specchio di Calolzio abbiamo provato a farlo con i ragazzi del Bertacchi di Lecco nella straordinaria esperienza di “Soggettiva h”
    http://www.unpaeseperstarbene.it/2014/soggettiva-h-doppio-applauso-alla-prima/
    I ragazzi si sono realmente calati nei panni dei disabili e siamo convinti che da quell’esperienza avranno maturato una sensibilità maggiore a questi temi.
    Speriamo che l’esperienza dei Consiglieri Regionali sia stata per loro educativa e che facciano seguire ai buoni propositi espressi a beneficio di telecamere e registratori di TV e giornali, opere concrete per abbattere barriere architettoniche e culturali.

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