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Chichecanta a Santa Margherita

Ci eravamo lasciati con una promessa dopo la cronaca della giornata a Santa Margherita domenica scorsa (http://www.unpaeseperstarbene.it/2016/in-tanti-ieri-a-santa-margherita/), quella di raccontarvi di come è andato il concerto.

A distanza di una settimana riceviamo e pubblichiamo il racconto di “una che c’era”…

 

 

Domenica pomeriggio, il coro CHICHECANTA ha fatto risuonare l’anima della chiesetta di Santa Margherita.

La minaccia del temporale non poteva certo intimorire i coristi, che col sole e col fiatone hanno raggiunto, asciutti, la chiesetta.

Poi la pioggia ha costretto il pubblico a seguire anche i preliminari all’esibizione, un “training autogeno” che invita a controllare il respiro, a rilassare, ad emettere la voce, a unire in un sol corpo i coristi e… i presenti.

A creare la giusta atmosfera ha contribuito l’illustrazione della storia della chiesa, dei suoi affreschi, della devozione popolare legata a Santa Margherita.

Non solo per il piglio autorevole del maestro direttore, che oltre al coro dirigeva anche i comportamenti degli astanti, dentro e fuori la chiesa, ma anche per la consapevolezza della bellezza del luogo, il coro ha dato il meglio di sé.

In sintonia con la semplicità della struttura, la ruvidezza dei muri, l’eleganza e la preziosità degli affreschi, il coro si è esibito in alcuni canti del suo repertorio: canti di lavoro e fatica in filanda e nella risaia, di guerra, ma anche i sospiri e le speranze dell’amore e la dolcezza delle ninne nanne; suggestivo l’accompagnamento della fisarmonica.

La piccola abside sotto cui si è posizionato il coro, contribuiva ad amalgamare le voci e a spingerle in avanti nella navata; certo a sentirli, viene voglia di unirsi a loro nel canto perché tocca sentimenti molto vicini a tutti e ricorda atmosfere famigliari.

A rendere infine particolarmente piacevole il pomeriggio passato a Santa Margherita, sono state le … torte e il vino, che in un happening popolare non mancano mai, così come la musica e il ballo in libertà nella vicina casetta degli alpini.

Una che c’era.

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