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La mia astensione al Referendum per dire NO: un diritto costituzionalmente previsto e una scelta di buon senso

Riceviamo e pubblichiamo:

Mi congratulo con Upper per aver aperto un dibattito sul referendum di domenica 17. Dopo i due precedenti post vorrei dare anch’io un contributo con una diversa opzione. Ringrazio per l’attenzione e cordialmente saluto.

La mia astensione al Referendum per dire NO: un diritto costituzionalmente previsto e una scelta di buon senso.

Il 17 aprile saremo chiamati a votare un referendum abrogativo che ha per tematica “vietare il rinnovo delle concessioni estrattive di gas e petrolio per i giacimenti entro le 12 miglia dalla costa italiana”.
Si badi bene: il quesito non riguarda il divieto di effettuare nuove trivellazioni, che sono oltretutto già vietate entro le 12 miglia e che, si ricordi, continueranno ad esistere oltre questo limite anche in caso di vittoria dei sì; bensì si chiede agli italiani se vogliono abrogare la parte di una legge che permette a chi ha ottenuto concessioni per estrarre gas o petrolio da piattaforme offshore entro 12 miglia dalla costa, di rinnovare o menola concessione fino all’esaurimento del giacimento.

L’Italia negli ultimi anni ha incrementato moltissimo la produzione di energie da fonti rinnovabili e pur prefiggendosi di raggiungere nel lungo periodo l’obbiettivo di superare il fossile, non può ancora oggi permettersi di fare a meno di carbone, petrolio e gas.

È bene infatti notare che l’Italia produce circa l’86 per cento dell’energia elettrica che utilizza in un anno (dati Terna, società che gestisce la rete elettrica italiana), il restante il 14 per cento lo importiamo; così come importiamo buona parte di materie delle prime energetiche necessarie per produrla dall’estero.
Poco più della metà del totale di questa energia è generato dalle centrali termoelettriche che bruciano combustibili fossili.
Quasi tutti questi combustibili fossili devono essere importati, perché oltre al fatto che il sottosuolo del nostro paese è povero di materie prime energetiche, queste non verrebbero sostituite da altrettante pale eoliche o pannelli solari.

Quindi seppur presente in minima parte, non concepisco come, vittime di slogan astratti, demagogia e populismo, si possa soltanto lontanamente pensare di fermare degli impianti che sono già in funzione, sprecando di fattoqueste poche risorse che già abbiamo e diventando maggiormente dipendenti dai paesi fornitori come ad esempio la Russia, o la Libia. O l’Egitto. Ditemi voi se è più “pulito” e democratico essere dipendenti da Paesi che si fanno beffe dei diritti umani e civili.

Al di là della specificità del quesito, il voto del 17 aprile è un voto puramente partitico. L’obiettivo vero è dare una spallata e rovesciare il governo in carica: a qualsiasi costo. Quanti dicono che al governo interessa solo sostenere i petrolieri, dovrebbero avere l’onesta intellettuale e politica di ricordare che lo Stato sborsa ogni anno oltre 10 miliardi di euro per gli incentivi alla produzione di energie rinnovabili e pulite, pagati in bolletta da tutti noi.
Questo referendum è quindi senza senso, infatti:
✓ già ora la legge proibisce di fare nuove trivellazioni entro le 12 miglia dalla costa;
✓ dai pozzi (92) entro le 12 miglia si estrae soprattutto metano, che non inquina;
✓ penalizzata sarebbe soprattutto l’industria nazionale (ENI è azionista di maggioranza di 76 centrali su 92);
✓ se vince il Si’ alcuni pozzi verrebbero fermati tra qualche anno, ma altri continueranno ad estrarre sino alla scadenza del contratto (l’ultimo nel 2034);
✓ le piattaforme ora in esercizio, anche se costrette ad interrompere l’estrazione di idrocarburi, manterrebbero gli impianti per anni e anni dove sono e con il rischio di un pericoloso abbandono;
✓ si verrebbero a perdere qualche migliaia di posti di lavoro
✓ nel frattempo altri Paesi trivellano o tra poco cominceranno a farlo tutto attorno a noi in Adriatico, Ionio, Mediterraneo.

Chi come me, sulla base di ciò, non è favorevole può certamente votare NO, ma si sappia che ha comunque tutto il diritto, costituzionalmente previsto, di non andare a votare, sperando che non si raggiunga il quorum.

Filippo Valsecchi

 

2 pensieri su “La mia astensione al Referendum per dire NO: un diritto costituzionalmente previsto e una scelta di buon senso”

  1. Scusa Filippo per l’incidente, perchè davvero di “incidente” si è trattato.
    Nel pubblicare il tuo articolo ho fatto semplicemente copia e incolla della tua mail ricevuta.
    Evidentemente nel passaggio da un programma ad un altro non mi sono accorto di non avere copiato il tutto e il mio errore è stato quello di non rileggere quanto pubblicato (Ha contribuito la fretta: stavo pubblicando contemporaneamente un altro articolo sulla Mostra del Lavello di Danilo Butta e anche lì ho erroneamente omesso 2 frasi finali).
    Mi scuso quindi con Filippo e con Danilo Butta e ripubblico integralmente i due articoli.

  2. Il post che avete letto è solo la parte finale del mio contributo inviato ad UPPer e non pubblicato. Lo scritto integrale è il seguente:

    Mi congratulo con Upper per aver aperto un dibattito sul referendum di domenica 17. Dopo i due precedenti post vorrei dare anch’io un contributo con una diversa opzione. Ringrazio per l’attenzione e cordialmente saluto.

    La mia astensione al Referendum per dire NO: un diritto costituzionalmente previsto e una scelta di buon senso.

    Il 17 aprile saremo chiamati a votare un referendum abrogativo che ha per tematica “vietare il rinnovo delle concessioni estrattive di gas e petrolio per i giacimenti entro le 12 miglia dalla costa italiana”.
    Si badi bene: il quesito non riguarda il divieto di effettuare nuove trivellazioni, che sono oltretutto già vietate entro le 12 miglia e che, si ricordi, continueranno ad esistere oltre questo limite anche in caso di vittoria dei sì; bensì si chiede agli italiani se vogliono abrogare la parte di una legge che permette a chi ha ottenuto concessioni per estrarre gas o petrolio da piattaforme offshore entro 12 miglia dalla costa, di rinnovare o menola concessione fino all’esaurimento del giacimento.

    L’Italia negli ultimi anni ha incrementato moltissimo la produzione di energie da fonti rinnovabili e pur prefiggendosi di raggiungere nel lungo periodo l’obbiettivo di superare il fossile, non può ancora oggi permettersi di fare a meno di carbone, petrolio e gas.

    È bene infatti notare che l’Italia produce circa l’86 per cento dell’energia elettrica che utilizza in un anno (dati Terna, società che gestisce la rete elettrica italiana), il restante il 14 per cento lo importiamo; così come importiamo buona parte di materie delle prime energetiche necessarie per produrla dall’estero.
    Poco più della metà del totale di questa energia è generato dalle centrali termoelettriche che bruciano combustibili fossili.
    Quasi tutti questi combustibili fossili devono essere importati, perché oltre al fatto che il sottosuolo del nostro paese è povero di materie prime energetiche, queste non verrebbero sostituite da altrettante pale eoliche o pannelli solari.

    Quindi seppur presente in minima parte, non concepisco come, vittime di slogan astratti, demagogia e populismo, si possa soltanto lontanamente pensare di fermare degli impianti che sono già in funzione, sprecando di fattoqueste poche risorse che già abbiamo e diventando maggiormente dipendenti dai paesi fornitori come ad esempio la Russia, o la Libia. O l’Egitto. Ditemi voi se è più “pulito” e democratico essere dipendenti da Paesi che si fanno beffe dei diritti umani e civili.

    Al di là della specificità del quesito, il voto del 17 aprile è un voto puramente partitico. L’obiettivo vero è dare una spallata e rovesciare il governo in carica: a qualsiasi costo. Quanti dicono che al governo interessa solo sostenere i petrolieri, dovrebbero avere l’onesta intellettuale e politica di ricordare che lo Stato sborsa ogni anno oltre 10 miliardi di euro per gli incentivi alla produzione di energie rinnovabili e pulite, pagati in bolletta da tutti noi.
    Questo referendum è quindi senza senso, infatti:
    ✓ già ora la legge proibisce di fare nuove trivellazioni entro le 12 miglia dalla costa;
    ✓ dai pozzi (92) entro le 12 miglia si estrae soprattutto metano, che non inquina;
    ✓ penalizzata sarebbe soprattutto l’industria nazionale (ENI è azionista di maggioranza di 76 centrali su 92);
    ✓ se vince il Si’ alcuni pozzi verrebbero fermati tra qualche anno, ma altri continueranno ad estrarre sino alla scadenza del contratto (l’ultimo nel 2034);
    ✓ le piattaforme ora in esercizio, anche se costrette ad interrompere l’estrazione di idrocarburi, manterrebbero gli impianti per anni e anni dove sono e con il rischio di un pericoloso abbandono;
    ✓ si verrebbero a perdere qualche migliaia di posti di lavoro
    ✓ nel frattempo altri Paesi trivellano o tra poco cominceranno a farlo tutto attorno a noi in Adriatico, Ionio, Mediterraneo.

    Chi come me, sulla base di ciò, non è favorevole può certamente votare NO, ma si sappia che ha comunque tutto il diritto, costituzionalmente previsto, di non andare a votare, sperando che non si raggiunga il quorum.

    Filippo Valsecchi

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