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Referendum trivelle: il mio SI convinto

Raccolgo l’invito di Sergio lanciato su questo sito (http://www.unpaeseperstarbene.it/2016/referendum-trivelle-17-aprile-2016/)  e invio volentieri questo mio contributo.

In questi giorni che precedono il referendum sulle trivellazioni del prossimo 17 aprile, mi sembra di ritornare a circa 5 anni fa, e cioè al periodo immediatamente antecedente ai referendum sull’acqua e sul nucleare (e sul il-legittimo impedimento). I lettori di UPper ricorderanno che a Monte Marenzo si tenne un consiglio comunale aperto per discutere di questi temi (http://www.unpaeseperstarbene.it/2011/liberta-e-partecipazione-appassionato-dibattito-in-consiglio-comunale-a-monte-marenzo-sui-referendum/).

Oggi, come allora, si tenta in tutti i modi di boicottarlo, questo referendum: innanzitutto evitando l’accorpamento con le amministrative per evitare il raggiungimento del quorum.

Era il 4 marzo del 2011, l’allora presidente dei deputati Pd Dario Franceschini, a nome di tutta l’opposizione, accusava il governo di non volere l’Election day: «Così buttano dalla finestra 300 milioni di euro, in un momento di grave crisi per le imprese e le famiglie italiane», dichiarava in sala stampa a Montecitorio. Oggi che è ministro pare abbia cambiato idea, e con lui tutta l’opposizione di allora che oggi è al governo.

Oggi, come allora, c’è una grave carenza di informazione sui mezzi di comunicazione: la maggior parte degli italiani ancora non sa a cosa si riferisca il “Sì” e a cosa il “No”, per colpa anche del ritardo nella messa in onda degli spot autogestiti per informare sul voto e della quasi totale assenza dell’argomento nei canali Rai, Sky e Mediaset.

Per fortuna, oggi ancor più di allora, c’è internet che consente un libero accesso al sapere: QUI e QUI (http://www.rinnovabili.it/energia/votare-si-per-uscire-dal-petrolitico/) potete trovare informazioni utili.

Oggi, come allora, si tenta di sviare in tutti i modi l’attenzione dell’opinione pubblica perché portando in rilievo certe analisi, il risultato sarebbe scontato: il mondo sta andando verso un futuro a energia rinnovabile e sostenibile, tanto che nel 2015 le rinnovabili (grande idroelettrico escluso) hanno fatto segnare un nuovo record a livello mondiale in termini di investimenti, attirando nel settore elettrico più del doppio dei soldi spesi in centrali a gas e carbone, pesando per più della metà della nuova potenza installata. I Paesi emergenti e in via di sviluppo per la prima volta hanno superato quelli più industrializzati: in Italia, come al solito, andiamo invece in leggera controtendenza.

Personalmente ritengo sia inutile e dannoso restare agganciati alle tecnologie fossili e alle lobby che le sostengono, e la cronaca di questi giorni non fa altro che confermarlo. Ecco brevemente una serie di punti a sostegno di questa tesi:

  1. un miliardo di euro investito in petrolio e gas genera appena 500 posti di lavoro. Lo stesso miliardo, investito in energie rinnovabili ed efficientamento energetico, porta invece ben 17mila posti di lavoro;
  2. i lavoratori delle piattaforme petrolifere interessate sono pochi (si parla di meno di 100), che potranno comunque essere ricollocati senza problemi, vista la loro esperienza. Le piattaforme in ogni caso non chiuderebbero il 18 aprile, ma alla naturale scadenza delle concessioni;
  3. l’estrazione di idrocarburi è sempre e dovunque un’attività inquinante, con un forte impatto ambientale ed effetti devastanti sull’habitat locale;
  4. secondo l’associazione contro la corruzione Transparency, il settore delle estrazioni di petrolio e gas è in assoluto tra i più a rischio corruzione, con un tasso del 25% di corruzione percepita. Secondo l’ong Global Witness (che riprende dati Ocse di dicembre 2014) petrolio, gas e risorse minerarie costituiscono tuttora i settori a maggior rischio corruzione del mondo. In un campione di 427 casi di corruzione registrati nel mondo tra il 1999 e la fine del 2014, quelli riguardanti i settori citati rappresenterebbero da soli il 19% del totale;
  5. gli eredi del petroliere a suo tempo più potente del mondo, John Rockefeller, hanno annunciato che disinvestiranno da ogni forma di fonte fossile, petrolio, carbone e gas, che ne sono fieri e che è il tempo di lasciare le fonti fossili sottoterra. E se lo dicono loro…

Oggi, come allora, siamo di fronte ad un bivio: continuare a sostenere l’energia fossile (come riporta il Fondo Monetario Internazionale, nel 2014 l’Italia ha regalato alle fonti sporche 13,2 miliardi di dollari, un dato addirittura in crescita rispetto ai 12,8 miliardi del 2013) o puntare decisamente e definitivamente sul rinnovabile?

L’Italia, nonostante prese di posizione di facciata, da anni sta boicottando il comparto delle rinnovabili cambiando in corsa contratti già sottoscritti con lo “Spalma incentivi”, modificando la tariffa elettrica per frenare il risparmio energetico e finendo per causare un aumento delle nostre bollette, bloccando i piccoli impianti domestici, specialmente quelli fotovoltaici.

Oggi come allora, io mi schiero a favore del progresso rinnovabile e sostenibile, pulito, piccolo e delocalizzato, rispettoso dell’ambiente e indipendente da sporche logiche lobbystiche.

Oggi come allora andrò a votare, e voterò un SI convinto: spero che anche oggi, come allora, una moltitudine di italiani faccia altrettanto.

Daniel Fasolin

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