carla_20170119_154410_EGiovedì 19, presso la sede sociale di Casa Corazza, si è tenuto il congresso dell’AUSER Insieme Monte Marenzo.

I soci hanno seguito con attenzione l’intervento del presidente provinciale Angelo Vertemati, che ha illustrato il documento che traccia le linee guida dell’AUSER nazionale per i prossimi quattro anni, e con altrettanto interesse la relazione della presidente uscente Carla Magni (vedi il testo sotto).

Al termine del dibattito si è proceduto alla nomina del nuovo Comitato Direttivo, composto da 7 membri:

Amato Assunta

Barachetti Elvira

Bonanomi Antonella

Brambati Gabriele

Frassoni Caterina

Fumagalli Silvana

Magni Carla

Nel Collegio Sindacale sono stati riconfermati i componenti uscenti:

Bonanomi Giuseppina

Bono Elisabetta

L’assemblea dei soci ha successivamente nominato i delegati al Congresso provinciale:

Bonanomi Giuseppina

Brambati Gabriele

Frassoni Caterina

Fumagalli Silvana

Magni Carla

Il Comitato Direttivo si è riunito immediatamente dopo il termine dei lavori congressuali e ha riconfermato Carla Magni presidente di AUSER Insieme Monte Marenzo.

 

Relazione presidente Carla Magni

 Carissimi soci,

l’Assemblea congressuale che oggi apriamo con questa breve relazione coincide con il ventesimo anniversario dell’avvio dell’ALA di Monte Marenzo.

Se ci penso mi sembra quasi incredibile che abbiamo trascorso insieme gli ultimi venti anni, con molti di voi quasi tutti i giorni. Un impegno non per un dovere familiare, o un obbligo di lavoro, o un interesse esclusivamente personale, ma semplicemente perché abbiamo creduto e ancora crediamo giusto donare gratuitamente parte del nostro tempo, per rendere più vivibile e solidale la comunità in cui viviamo.

Venti anni durante i quali Casa Corazza, questa struttura pubblica del comune di Monte Marenzo, è diventata luogo di incontro per centinaia di persone di un territorio più ampio del nostro comune. Il Centro sociale ha saputo reggere sino ad ora grazie ad una formula che ha coniugato momenti di svago, come la tombola, con l’accoglienza del punto di ristoro, nonché essere sede per attività culturali (mostre, dibattiti, eventi, corsi e laboratori). Inoltre, abbiamo fatto sì che questa sede sia disponibile per le riunioni di altre associazioni.

Ma la ragione vera di come sia stato possibile tutto questo sta in un solo numero: 54.000. Sono le ore che in venti anni i soci volontari hanno messo gratuitamente a disposizione per la gestione del Centro. Il monte ore è conteggiato solo sulle aperture, ma oltre a queste c’è molto altro tempo dedicato alle pulizie e all’organizzazione generale.

So bene quali sono le obiezioni che vengono avanzate in alcune circostanze al lavoro volontario (non è il caso di Monte Marenzo): che sottrae opportunità di lavoro retribuito, soprattutto dei giovani. Ricordo che il comune a suo tempo sperimentò l’affido del Centro ad una cooperativa, salvo rinunciare subito per l’insostenibilità dei costi per un ente locale piccolo come il nostro. Bisogna riconoscere che senza la presenza della nostra associazione, al lascito testamentario dei Corazza sarebbe toccata la sorte di tante esperienze analoghe: edifici pubblici inutilizzati e progressivamente segnati da un inarrestabile degrado.

Ho iniziato la mia relazione parlando subito di un nostro impegno concreto, il più oneroso – la gestione del Centro sociale – e di tutte le sue implicazioni, perché è il modo più efficace di fare una riflessione sulla storia della nostra associazione e sulle prospettive future.

L’aver in questi anni aggregato tante persone attorno ad un progetto di solidarietà ha fatto bene a noi soci e fatto bene agli utenti dei servizi e di quanti partecipano alle nostre iniziative.

Tra di noi abbiamo sperimentato l’amicizia, la condivisione di tanti momenti belli, la vicinanza e l’aiuto nei momenti più difficili. Insieme abbiamo mantenuto vivo il senso di appartenenza alla nostra comunità, partecipando alla vita cittadina con un atteggiamento responsabile e costruttivo.

Sono cose difficili da misurare con i numeri e con le cifre, ma sono convinta che il nostro modo di lavorare in questi lunghi anni è stata una risposta efficace contro la solitudine in cui sempre più persone versano, e non solo gli anziani.

Non solo. Abbiamo dimostrato che si possono fare cose insieme pur avendo orientamenti e sensibilità diversi. Qui da noi nessuno si è mai sentito estraneo e poco sopportato. Abbiamo applicato, con rigore, poche e semplici regole:

  • il massimo rispetto tra di noi e con i nostri ospiti in quanto persone umane;
  • la massima valorizzazione di quanto ognuno può dare per aiutare gli altri;
  • l’assoluta gratuità del nostro tempo e dei nostri gesti dati all’associazione;
  • la condivisione e la trasparenza di tutto quanto avviene.

Se non fosse stato così avrei gettato la spugna da tempo. Certe volte penso non si apprezzi abbastanza il valore di questa esperienza, che in qualche modo mette in circolazione una buona medicina per combattere una modalità di relazionarsi tra gli individui sempre più segnata dall’indifferenza, dall’insensibilità, se non addirittura dalla ferocia dei comportamenti.

Ma la cosa importante è che il nostro stare insieme, il nostro impegno, fa bene agli altri.

Non solo agli utenti di Casa Corazza che, come dicevo, hanno trovato uno spazio di incontro accogliente, accessibile in assoluta libertà e disponibile cinque giorni la settimana. Ma soprattutto a quelle centinaia di persone che in venti anni hanno usufruito del nostro servizio di trasporto sociale.

Avere la necessità di prestazioni socio-sanitarie per quanti abitano nelle nostre piccole realtà, e non poter disporre di un proprio mezzo di trasporto, può creare una situazione di profondo disagio. Anche per persone che non presentano serie limitazioni alla propria mobilità.

Il trasporto sociale che abbiamo avviato sin dall’inizio, ci ha visti percorrere migliaia di chilometri (in vent’anni siamo attorno ai 145.000 km.) tra un ospedale, un ambulatorio, una residenza sociale per anziani, o un centro riabilitativo per minori disabili. Ci ha messo a confronto con una umanità sofferente, bisognosa di aiuto e attenzione. E’ un servizio che dà senso umano e civile al nostro impegno di volontari e fa toccare con mano quanto il nostro impegno sia utile, in grado di risolvere problemi concreti.

Una persona non è solo felice perché l’hai aiutata in una fase difficile, ma in lei si rafforza la convinzione che c’è qualcuno sulla quale può contare, una associazione che non si limita a dichiarare la solidarietà, ma concretamente la pratica nel vissuto quotidiano di chi più ha bisogno. E questo, credetemi, è la più incisiva ed efficace politica per mantenere in salute una società solidale e civile.

Anche in questo caso non rubiamo il mestiere a nessuno, perché non è pensabile che una struttura pubblica possa trasportare un utente in ospedale, aspettare ore il termine della prestazione e riportarlo al proprio domicilio. Il comune di Monte Marenzo, pur erogando un servizio gratuito di trasporto sociale per portatori di gravi disabilità, non riesce ad esaudire tutte le necessità esistenti. Quindi anche in questo i nostri interventi sono sussidiari, così come prevedono i protocolli della nostra associazione a livello nazionale.

Leggendo il documento congressuale e il progetto sociale mi sono resa conto che, pur sulla scala ridotta del nostro piccolo paese, affrontiamo quasi tutti i temi fondanti della nostra associazione.

Anche noi cerchiamo di valorizzare un approccio culturale alle azioni che promuoviamo. La settimana di soggiorno ricreativo che organizziamo da tanti anni ha un intenso programma per conoscere e approfondire i luoghi di particolare valore storico e culturale di cui il nostro Paese è straordinariamente ricco.

Abbiamo partecipato con un ruolo significativo alla realizzazione di film per il recupero delle testimonianze orali di metà ‘900, per la promozione del patrimonio artistico del nostro territorio. Sponsorizziamo mostre, concorsi fotografici e collaboriamo con altre realtà associative nella realizzazione di programmi comuni. Non abbiamo tralasciato progetti di formazione permanente: ricordiamo i più recenti come il corso per l’uso di applicativi informatici rivolto agli anziani, o l’apprendimento della lingua inglese.

Costante è stata l’attenzione ad una visione intergenerazionale del nostro ruolo, favorendo iniziative con i giovani (vedi i progetti Workstation con la Comunità Montana, o i pomeriggi ricreativi con i piccoli utenti della scuola dell’infanzia e del nido comunale).

Non ci siamo mai sottratti ad una miriade di eventi e iniziative sociali e culturali che animano da sempre la nostra comunità locale.

Per venti anni la nostra presenza è stata costante e rivolta a tanti settori di interesse. Questa lunga esperienza è stata possibile solo ed esclusivamente per il sostegno costante dei nostri 130 soci, in particolare per l’impegno dei nostri soci volontari. A loro va il mio personale ringraziamento, per essersi spesi con passione e altruismo in favore della nostra comunità. Senza di loro nulla si sarebbe potuto concretizzare.

Nel contempo non possiamo sottacere le difficoltà che cominciamo ad avvertire negli ultimissimi tempi, se non altro perché la sottoscritta – ma è una condizione che riguarda anche altri soci volontari – abbiamo venti anni in più sulle spalle da quando abbiamo cominciato, quasi un’altra vita lavorativa iniziata dopo che siamo andati in pensione.

Nonostante ci siano state persone più giovani che nel corso del tempo si sono inserite nella gestione dei servizi, mantenere in vita questa complessità di impegni diventa problematico.

Le ragioni sono diverse.

Una è l’età pensionabile sempre più spostata in alto, che contribuisce a ridurre il numero delle persone che terminano il lavoro con ancora un buon grado di efficienza, e questo rallenta il ricambio dei volontari.

Una riflessione che dovrà essere fatta è quella sul ruolo e le finalità dei centri sociali a carattere ricreativo. Sembra un paradosso, ma in questa fase storica, molte persone in pensione non hanno poi tutto questo tempo libero, in quanto svolgono un ruolo determinante nelle cure e nel sostegno dei carichi familiari (quali la custodia dei nipoti, piccoli lavori domestici, sostegno al reddito dei figli, ecc.).

Lo constatiamo nel Centro di Casa Corazza, dove il numero degli utenti abituali e quotidiani resta inalterato nel tempo, composto prevalentemente da maschi legati al gioco delle carte ed ad esclusivo appannaggio di una utenza femminile nel giorno della tombola.

Un’altra difficoltà che incontriamo è l’incremento degli adempimenti burocratici ed amministrativi, che per una ALA della nostra composizione sociale (nessuno ha un diploma di scuola superiore, tanto per intenderci), rappresenta un problema di non poco conto. Ci rendiamo conto che un lavoro volontario appropriato e serio deve codificare, certificare, digitalizzare tutto, ma questo inevitabilmente e in alcune circostanze sottrae energie all’erogazione dei servizi.

Per esempio il trasporto sociale, che richiede sempre maggior impegno di persone e mezzi. Soprattutto si infittiscono le chiamate di intervento proveniente dai comuni vicini. Cerchiamo di evaderle tutte, anche se alcune di queste non hanno una risposta efficace dal punto di vista organizzativo.

Facciamo un esempio. Se una persona di Calolziocorte richiede un trasporto al Poliambulatorio di Calolziocorte, il percorso non è di pochi chilometri qual è quello dal domicilio alla struttura sanitaria, ma dobbiamo aggiungere il tragitto da Monte Marenzo e ritorno. Una prestazione che dovrebbe essere breve impegna invece tutta la mattinata. Inoltre, è sufficiente che un volontario abbia alcune assenze più che giustificate, o che uno dei due mezzi sia fermo, che il servizio entra subito in affanno.

Il Comitato Direttivo uscente si era preso l’impegno di prendersi alcuni mesi di verifica e riflessione, per poi elaborare una proposta complessiva adeguata alla nostra capacità di garantire tutti i servizi anche per il futuro. Nel frattempo è arrivata la stagione del Congresso e quindi questo è un compito che ora vedrà impegnati il Direttivo e il Presidente nuovi.

Alcune ipotesi le avevamo già abbozzate.

La prima è rilanciare all’interno del territorio una campagna di informazione per far conoscere l’AUSER e i servizi che essa offre alle comunità locali. Sarà anche l’occasione per avvicinare le persone interessate a sperimentare con noi un’esperienza di volontariato.

A seguito di questa iniziativa faremo una verifica delle nostre forze e in base alla consistenza di queste ultime riorganizzeremo le nostre azioni. Eventualmente concorderemo con l’Amministrazione comunale una diversa modalità di gestire il Centro sociale Casa Corazza, riconsiderando il monte ore di apertura, ma senza rinunciare alla qualità della nostra presenza.

Alla luce dell’esperienza che abbiamo maturato in questi anni, constatiamo che AUSER Insieme Monte Marenzo ha ormai una presenza che travalica i confini del comune. Il Centro sociale è frequentato da anziani dei paesi limitrofi e le richieste di trasporto sociale provengono sempre di più da questi ultimi. Pertanto, a mio parere, è giunto il momento di porsi con determinazione l’obiettivo di costituire una ALA della Valle San Martino, e precisamente con competenza sui comuni di Monte Marenzo, Calolziocorte, Torre de’ Busi, Carenno, Erve e Vercurago.

E’ appena il caso di accennare ai vantaggi di questo nuovo azzonamento:

  • avere un bacino di utenza molto più ampio;
  • incrementare il numero dei soci con una politica che sia attenta ai bisogni e alle aspettative delle singole realtà comunali;
  • avere potenzialmente una platea di volontari capace di arricchire in termini numerici e di competenze la nostra struttura;
  • pensare a strutture operative flessibili in ogni realtà comunale, per meglio rispondere alle richieste di aiuto e di erogazione di servizi;
  • predisporre piattaforme e protocolli operativi di sussidiarietà ai servizi pubblici locali da sottoporre alle Amministrazioni comunali.

E così via.

Bene, prima di terminare è importante dire due cose sulla nomina dei nuovi Comitato Direttivo e Collegio Sindacale, nonché sul prossimo Presidente, che dureranno in carica quattro anni.

La proposta dei nominativi che farò è il risultato di una verifica delle disponibilità che mi sono state manifestate e che ringrazio per la loro rinnovata volontà di impegnarsi. Nel corso dei quattro anni è comunque sempre possibile modificare l’assetto del Comitato Direttivo, del Collegio Sindacale, del Presidente, secondo le esigenze dei singoli componenti.

Per quanto mi riguarda sono disponibile ancora ad entrare nel Comitato Direttivo e favorire il ricambio della presidenza. Nella prima riunione del Comitato Direttivo discuteremo di questo e verificheremo insieme le disponibilità ad assumere questa responsabilità.

Per ora ringrazio tutti della pazienza che avete avuto ad ascoltarmi sino a qua.

 

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