Era il maggio del 1991, quando Reinhard Kaiser acquistò a un’asta un cospicuo carteggio risalente agli anni immediatamente precedenti alla seconda guerra mondiale. Non gli ci volle molto per scoprire che si trattava delle lettere d’amore fra due innamorati: un geologo tedesco ebreo e una ragazza svedese. Si erano conosciuti a Bologna all’inizio dell’estate del 1935, poi lui si era recato a trovarla a Stoccolma, mentre lei era andata una volta da lui in Germania.

Reinhard Kaiser ricostruisce il loro amore in un libro, “Baci di carta”, che è anche la storia del ritrovamento di lettere, documenti e testimonianze che aprono una finestra sull’emarginazione e sulla persecuzione degli ebrei.

E questo libro è la base dello spettacolo “Baci di carta … prima dell’Olocausto”, che Pandemonium Teatro ha presentato ieri sera in Biblioteca a Monte Marenzo. Un recital a due voci: Tiziano Manzini (che è anche l’Autore dell’adattamento teatrale) e Emanuela Palazzi si avvicendano alla lettura di questi “Baci di carta”, ovvero le lettere che sono i soli baci, solo sognati, che il giovane ebreo tedesco può mandare alla sua fidanzata svedese nel periodo che va dal 1935 fino alla sua morte, avvenuta probabilmente nel 1941, cioè appena prima che avesse inizio l’annientamento fisico degli ebrei.

Le lettere dei due innamorati sono il contrappunto quotidiano di quanto avveniva in quel periodo, che va dall’ascesa al potere di Hitler fino all’inizio delle esecuzioni sistematiche, e sono parte di un puzzle con molte fonti, anche le più disparate, per tentare di capire, almeno un poco – a distanza di oltre settant’anni – cosa volesse dire per gli ebrei vivere in quel tempo, quali le sofferenze e quali le speranze… per molti poi risultate vane.

Fonti come “Mein Kampf” di Adolf Hitler, “Un sacchetto di biglie” di Joseph Joffo, “Il diario di Anna Frank”, “L’ebreo che ride” di Moni Ovadia e altre “tessere” che sono alla base di un leggio dove sono scanditi gli anni della tragedia dal 1925 al 1945 rivisti oggi, nel 2018.

Emanuela Palazzi e Tiziano Manzini, coadiuvati dal tecnico audio e video che ha sapientemente sottolineato le letture con alcuni brani musicali, hanno saputo coinvolgere un pubblico attento presente ieri sera in Biblioteca in occasione della Giornata della Memoria.

Pubblico che ha potuto assistere alla spiegazione della Mostra allestita in sala civica La Shoah raccontata ai bambini, realizzata da una Scuola Primaria di Napoli con i disegni di Helga Weissova la bambina deportata a Terezin e poi ad Auschwitz con i suoi genitori e che documenta la realtà del campo di concentramento. “Disegna ciò che vedi” fu il rigido imperativo morale che suo padre l’esortò a seguire. E noi abbiamo quasi l’obbligo di guardare ciò che disegnò quella bambina.

La Mostra sarà aperta fino al 4 febbraio durante l’orario di apertura della Biblioteca.

 

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