Don Angelo Cupini, da sempre figura di rifermento per quanti condividono le esistenze degli ultimi, dei più poveri e non solo nel nostro territorio, ricorda il martire, da oggi santo, Oscar Arnulfo Romero.

13 ottobre 2018

Domani, domenica, verrà proclamato santo assieme a Paolo VI e ad altri cinque cristiani, Oscar Arnulfo Romero. La nostra vita è legata profondamente alla sua memoria al servizio del Vangelo nella vita dei poveri. Nel 1990, a dieci anni dalla sua uccisione, ero stato a San Salvador assieme a degli operai, a preti e a militanti. Erano stati uccisi da pochi mesi i gesuiti della UCA e noi potemmo vedere le tracce di sangue nel corridoio e potemmo celebrare l’Eucaristia con Bettazzi, Tonino Bello, Casaldaliga e Jon Sobrino nella cappella dove avevano trovato sepoltura i corpi degli uccisi.

Ogni anno abbiamo fatto memoria assieme ad altri gruppi della città di Lecco. Domani verrà detto al mondo la fede che è nel cuore di ogni credente: san Romero d’America, pastore e martire nostro.

Voglio comunicare tutto questo con un’opera di Mino Cerezo che allego.

Un’opera che ora si trova in Salvador nella Città Romero, ma che fu dipinta per il barrio ciudad Romero in Panama dove trovarono accoglienza centinaia di profughi salvadoregni.

Mino l’ha raccontata così: San Romero de America “Risusciterò nel mio popolo”

Voglio terminare ricordando un’esperienza fatta a Panama dove avevamo una comunità di rifugiati salvadoregni. Vi erano circa 600 persone accolte nell’epoca in cui era presidente Torrijos, ed erano persone che fuggivano dal loro Paese a causa della repressione politica. Arrivarono a Panama dove hanno potuto costruire, in un’area messa loro a disposizione dal Governo Panamense, una piccola città che chiamarono “Città Romero” in onore di Mons. Oscar Romero.

Costruirono le loro case e la loro piccola cappella di legno.

M’invitarono poi a dipingere il martirio di Romero.  Cominciammo a riunirci e pensammo di elaborare il tema ispiratoci dalla frase pronunciata da Romero: “Se mi uccidono, risusciterò nel mio popolo”. Dipinsi il momento in cui Romero, colpito, cade al suolo e dal suo corpo morto e insanguinato, si alza Romero vincitore perché era riuscito a vincere coloro che lo avevano ucciso. Dipinsi su delle tavole che la gente aveva preparato, alcuni fatti che il popolo stesso aveva raccontato: l’incendio delle case, la fucilazione dei bambini buttati in aria e colpiti dagli spari dei fucili e lo squartamento delle persone.

Quando queste persone hanno potuto far ritorno nella loro terra, grazie all’azione di Acnur, un organismo internazionale che si occupa dei rifugiati, hanno lasciato tutto tranne queste tavole dipinte. Avvolte nei loro teli, con la massima cura, le hanno fatte entrare nell’areo e le hanno ricostruite nella nuova loro terra. Poi sono stato chiamato a ritoccare alcune tavole. Le mamme mi dicevano: padre, racconti ai nostri figli, quello che abbiamo vissuto e che queste tavole raccontano.

Trasmetto per la prima volta queste immagini con grande commozione. Buona festa del Vangelo delle Beatitudini.

angelo

 

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