Domenica 3 febbraio 2019, ricorrerà la festa di San Biagio, patrono di Caprino Bergamasco, in provincia di Bergamo.

Nei precedenti giorni, resi grigi e tetri dalla neve persistente, diversi volontari si sono resi disponibili a “mettere in mostra” le nuove “frecce” agli archi di Caprino.

L’idea è nata da un cittadino che ha prestato diversi servizi alla comunità di Cisano e di Caprino: Ivo Perego, con il beneplacito del Vice Sindaco e dell’Assessore alla cultura del Comune di Caprino Bergamasco, in collaborazione con il Professor Fabio Bonaiti, hanno cercato di riportare alla memoria la grande fama del loro paese.

Alle spalle del busto del grande poeta Ghislanzoni, ubicati tra gli archi sul curvone che porta alla Chiesa di San Biagio, sono stati affissi diversi teloni in pvc, sostenuti da un supporto in legno, nei quali sono stati raffigurati degli scorci della grande Caprino di una volta… e di oggi.

Grazie alla collaborazione del Professor Bonaiti, è stata effettuata una ricerca, scartabellando tra le foto d’epoca ritraenti i diversi scorci del borgo caprinese. Le foto d’epoca sono state accostate a foto, grazie al grande aiuto del fotografo Roberto Marini, (come descritto in foto), di come si presenta oggi, l’antico borgo.

I teloni iconografici sono stati affissi nel giro di una settimana grazie a Ivo e ai volontari, con l’autorizzazione delle suore Canossiane, residenti nel convento di Caprino Bergamasco, che non si sono arresi nemmeno sotto la neve degli ultimi giorni. Nel pomeriggio di oggi è stato installato il pannello di presentazione per la festa di San Biagio.

Domani sarà giorno di inaugurazione per la grande festa dedicata al Patrone, durante la quale si potrà osservare da vicino il grande lavoro svolto in queste giornate. Una installazione che ha potuto dare una nota di colore e di cultura tra il grigiore delle mura dell’antico convento, dando così valore alla ricerca. Non dimentichiamo mai chi eravamo poichè:

«Diceva Bernardo di Chartres che noi siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l’acumedella vista o l’altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti

 

 

 

 

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