Il risultato di settimane di mobilitazione: fermare (anche se solo temporaneamente) le zone rosse a Calolziocorte, togliendo l’immediata eseguibilità dall’atto pubblico licenziato lo scorso 08 aprile e non pubblicare la delibera, rendendo il regolamento né esecutivo né
eseguibile da parte di nessuno.

Questo è l’esito delle settimane di mobilitazione che ci hanno visti impegnati come singoli, associazioni e realtà del territorio contro il regolamento sulle strutture di accoglimento del Comune di Calolziocorte. Un enorme lavoro che abbiamo fatto nelle assemblee, nelle
piazze e nel convincere tanti a sostenere questo “movimento di civiltà” contro una decisione pericolosa; una decisione che, tra l’altro, risulta essere controproducente rispetto agli obiettivi, proclamati dalla maggioranza del Comune di Calolzio, di migliorare la qualità dell’accoglienza e dell’accesso ai servizi da parte di chi è in attesa di un riconoscimento di protezione internazionale.

E’ un primo risultato, purtroppo non definitivo, ma che ci consente di continuare la lotta per fermare l’idea, discriminatoria, dell’impossibilità di concedere ospitalità a rifugiati e a richiedenti asilo, nei pressi di zone così ricche di senso per una comunità quali le chiese, le scuole, gli oratori, la biblioteca e la stazione ferroviaria.

In un passaggio molto sofferto, dopo un consiglio comunale lungo e faticoso, i consiglieri di opposizione hanno deciso (con la sola eccezione del consigliere Sonia Mazzoleni che ha espresso voto contrario) di astenersi dal voto dell’emendamento proposto dalla maggioranza all’ordine del giorno sulla revoca del regolamento sulle strutture di accoglienza, che prevedeva la soppressione dell’immediata eseguibilità dell’atto. La scelta è stata suggerita dalla platea, numerosa, che ha seguito tutti i lavori del consiglio comunale, trattenendosi sino a notte inoltrata.

In un modo molto “assembleare” di fare politica, i presenti in sala consigliare hanno scelto, a maggioranza, per l’astensione. La fedeltà dimostrata in questo gesto, da parte dei consiglieri, evidenzia come, nelle ultime settimane, il percorso di mobilitazione sia stato
inclusivo e plurale.

L’impegno e l’intento dei gruppi consiliari di maggioranza, stando all’ordine del giorno assunto dal consiglio comunale, sarà quello, in 15 giorni, di convocare una commissione che dia seguito alla stesura condivisa di un nuovo regolamento sull’accoglienza, attraverso una consulta aperta ai parroci, ai rappresentanti delle associazioni che sul territorio si occupano di migranti, alle forze politiche e sociali.
Il nostro impegno, nel mese che verrà, sarà dunque il seguente:

• Impegnarci nel tavolo di confronto portando una nostra proposta, inclusiva dell’apporto di tutti (comunità migranti del territorio, organizzazioni sindacali, associazioni e singoli che con noi continueranno il percorso assembleare);

• Vigilare affinché non si ritorni alle zone rosse/blu e, in caso contrario, riprendere in mano l’azione antidiscriminatoria presso il tribunale civile di Milano con l’aiuto di Asgi e l’eventuale ricorso al TAR con l’aiuto della associazione di giuristi ITALIASTATODIDIRITTO le cui osservazioni giuridiche hanno certamente contribuito ad orientare la decisione del Consiglio Comunale.

Il comitato promotore del presidio del 27 aprile

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