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21 settembre 1990. Un Martire, un Testimone, un libro necessario

Sono a pagina 99 del libro “Io sono nessuno”: le parole, le frasi si susseguono come in un romanzo giallo di un autore di noir e polizieschi. Seguiamo il protagonista nella storia incredibile che sta vivendo e…

Metto il segnalibro a pagina 100. No. Non sto rivelando la trama che farà scoprire l’assassino. Il libro che ho tra le mani narra una storia che appare assurda ma è vera in ogni parola e in ogni frase.

Il libro ha un titolo più lungo che svela già cosa leggeremo: “Io sono nessuno da quando sono diventato il testimone di giustizia del caso Livatino”. L’autore è Piero Nava ed è un libro necessario.

Necessario perché oggi, 21 settembre 2020, a distanza di 30 anni da quella vicenda, questo libro ripercorre doverosamente 30 anni di vita di Piero Nava, che ha dovuto cambiare identità, cambiare nome più volte, residenza, Nazione, tornare e ripartire per non lasciare traccia dietro di sé.  

L’onorevole Rosy Bindi, ex Presidente della Commissione parlamentare antimafia, nella prefazione del libro scrive: “La figura di Piero Nava è una figura emblematica, un testimone di giustizia per così dire «puro» che, dopo aver assistito occasionalmente all’uccisione di una persona – non sapeva infatti che si trattasse di un magistrato – ha sentito immediatamente il dovere di denunciare il fatto alle autorità per disinteressato spirito di giustizia e di solidarietà sociale.

Molti giornali e notiziari TV in questi giorni e oggi tornano sulla vicenda, l’omicidio del giudice Rosario Livatino.

Piero Nava, brillante agente commerciale, il 21 settembre 1990 percorre la strada tra Enna e Agrigento per raggiungere un cliente. Pur guidando una Lancia Thema fiammante, va piano per un problema a una ruota. È così che vede e registra nella memoria una strana scena. Prima due ragazzi su una moto da cross che lo superano sgommando, poi, dietro la curva, una Fiesta incidentata e come una rissa, un terzo individuo, vede una pistola, l’uomo della macchina che fugge giù dalla scarpata, gli altri che lo inseguono. Nava pensa a una rapina e cerca subito qualcuno della Polizia. Non sa ancora, in quel momento, che la sua vita sta per cambiare per sempre. Poco dopo, in commissariato apprende che quello a cui ha testimoniato è il feroce omicidio di un giovane giudice coraggioso, Rosario Livatino, uno che “stava dando fastidio” alla mafia siciliana.

Rosario Livatino è considerato un Magistrato “martire di giustizia”. Si occupa delle più delicate indagini antimafia oltreché di criminalità comune, mettendo le mani nella “tangentopoli siciliana” e inevitabilmente approdando alla mafia agrigentina. Inflessibile, coerente, assolutamente non influenzabile, non aderisce a club od associazioni, non rilascia dichiarazioni e rarissimi sono i suoi interventi pubblici. Tutto concentrato sul suo lavoro, se lo porta anche a casa, per studiare le cause su quella sua scrivania, dove spiccano un crocifisso e un vangelo. Scrive: “La giustizia è necessaria, ma non sufficiente, e può e deve essere superata dalla legge della carità”, scrive ed è facile capire da dove abbia preso spunto, così come non è difficile immaginare da dove abbia attinto che “il sommo atto di giustizia è necessariamente sommo atto di amore se è giustizia vera, e viceversa se è amore autentico”. Fu Giovanni Paolo II a definirlo “martire della giustizia ed indirettamente della Fede”.

Livatino nella sua agenda scrisse: “Ho prestato giuramento: sono in magistratura. Che Iddio mi accompagni e mi aiuti a rispettare il giuramento e a comportarmi nel modo che l’educazione che i miei genitori mi hanno impartito esige”.

Fanno riflettere queste parole che accomunano Livatino a Piero Nava, il quale ha ripetuto più volte: “Perché ho fatto questa scelta? È semplice: io ho avuto una famiglia che mi ha insegnato che devi avere senso di responsabilità, che quando tocca a te tocca a te, che non puoi alzarti la mattina, andarti a fare la barba e dirti le bugie.”

La sua denuncia porta alla condanna dei killer e Nava racconta “Da quel momento è cambiata la mia vita, da quel momento non sono stato più io, è stato difficile, si fa fatica a capire cosa ti succede… Vi chiedete se lo rifarei? Certo, perché devo avere rispetto di me stesso, il primo ad avere rispetto di me stesso devo essere io, non gli altri.”

Leggo, questo libro che, ripeto, trovo “necessario” e penso a quanto accaduto una settimana fa a Lecco, in Piazza Garibaldi. Sono andato alla prima presentazione pubblica del libro. Sul palco ci sono tre giovani giornalisti lecchesi: il nostro amico Paolo Vasecchi insieme ai colleghi Lorenzo Bonini e Stefano Scaccabarozzi, che sono riusciti a mettersi in contatto con Piero Nava e a ricostruire con lui questa preziosa testimonianza. Un grande merito il loro.

Sono in piazza perché qualche giorno prima ero stato invitato da Paolo, come amico UPper, ad una conferenza stampa di anteprima nazionale del libro.

Nava, prima di questa vicenda, abitò per un certo periodo alla Levata di Monte Marenzo. Seduto accanto a me c’è un amico calolziese che è stato collega di Piero Nava quando lavorava alla Bonaiti e mi racconta che tipo era a quei tempi. Tutti i presenti conoscono sommariamente le storie di Livatino e di Nava. Appena Piero Nava risponde al telefono, dalla piazza si leva un applauso commosso e riconoscente. L’amico calolziese mi guarda stupito al suono della voce distorta di Nava. Lo ascoltiamo con attenzione e la piazza lo applaude più volte. Si commuove Nava quando ricorda Lecco e lo applaudiamo ancora quando si rivolge ai giovani: “Devono combattere soprattutto l’indifferenza. Essere partecipi. Conoscere. Coinvolgere sé stessi”  

Un pensiero su “21 settembre 1990. Un Martire, un Testimone, un libro necessario”

  1. Avatar
    Adelia Bonacina dice:

    Non dimentichiamo ! SIAMO RICONOSCENTI A QUESTO TESTIMONE . LUNGA VITA!

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