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731

731. Tre cifre…

731. Settecentotrentuno…

Settecentotrentuno. 731 persone…

No, quando la sera guardate i dati relativi al Covid, non guardate il numero di positivi o l’indice RT. Guardate quel numero, quello delle persone decedute. E ieri, martedì 17 novembre 2020, sono morte per Covid in Italia 731 persone. E’ il dato più alto della seconda ondata, appena di poco inferiore al dato del 3 aprile scorso, durante la prima ondata, quando i morti furono 766.

  1. E dietro ad ogni numero, ogni singolo numero, c’è la storia di una persona…

La storia di Anna e quella di Beppe, quella di Carlo, quella di Donata, quella di Emanuele…

Ogni numero una lapide sulla quale verranno scritti i nomi e le date di nascita e quella di morte di tutte le 731 persone. Per tutte la stessa data di morte, quella di ieri, 17 novembre 2020.

Ci viene in mente una immaginaria collina di Spoon River e un poeta ben più bravo di noi avrebbe raccontato la storia di ciascuna persona. Anna la parrucchiera in pensione, Beppe l’artigiano, Carlo l’impiegato, Donata la fiorista, Emanuele il bancario…

Quando sento le tante proteste e le recriminazioni, le stupidaggini negazioniste, l’arrampicarsi sugli specchi per cercare dire che noi no, non meritiamo di entrare in una zona di questo o quel colore, ho un moto di fastidio. Penso a quelle persone che forse avremmo tutti potuto salvare se tutti avessimo avuto un atteggiamento più responsabile.

Ieri una persona che ci rappresenta tutti, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ci ha giustamente richiamato tutti alla nostra responsabilità:

“Di fronte al virus non stiamo rispondendo in modo coeso. Anzi ci dividiamo, tra fasce di età più o meno esposte ai rischi più gravi, tra categorie sociali più o meno colpite dalle conseguenze economiche, tra le stesse istituzioni chiamate a compiere le scelte necessarie – talvolta impopolari – per ridurre il contagio e garantire la doverosa assistenza a chi ne ha bisogno. Dobbiamo far ricorso al nostro senso di responsabilità, per creare convergenze e collaborazione tra le forze di cui disponiamo perché operino nella stessa direzione. Anche con osservazioni critiche, sempre utili, ma senza disperderle in polemiche scomposte o nella rincorsa a illusori vantaggi di parte, a fronte di un nemico insidioso che può travolgere tutti. Nessuno si lasci ingannare dal pensiero ‘a me non succederà’. Questo modo di pensare si è infranto contro innumerevoli casi di disillusione, di persone che la pensavano così e sono state investite dal coronavirus. Abbiamo dovuto – e dobbiamo tuttora – purtroppo piangere la morte di tante persone; di ogni età, anche tra i giovani. E non dobbiamo dimenticarcene, per rispetto nei loro confronti. Vi sono norme, ordinanze: le mascherine, l’igiene, il distanziamento, la scelta di fare a meno di attività e incontri non indispensabili. Non per imposizione, non soltanto per suggerimento o per disposizione delle pubbliche autorità ma per convinzione. Liberi e, proprio per questa ragione, responsabili. Con senso di responsabilità verso gli altri e anche verso sé stessi. Per convenienza se non si avverte il dovere della solidarietà”.

Noi di UPper non abbiamo null’altro da aggiungere alla saggezza di queste parole.

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