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Come sarà il mio amico Alessandro?

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Per due settimane ho dialogato quasi quotidianamente per telefono con un ragazzo che non conoscevo.

Alessandro – così si chiama –  mi ha aiutato ad affrontare alcune questioni procedurali relative ad un progetto culturale. Capita con alcune persone di trovare immediata sintonia, che via via si rafforza con la condivisione di alcuni costrutti identitari, e si finisce per percepirle subito amiche a dispetto dei tempi canonici dovuti per un rapporto così importante.

La chiusura del progetto ha richiesto la necessità di incontraci. Un piacevole passaggio, considerato che mi aveva preso anche la curiosità di vederlo personalmente.

Ha parcheggiato lo scooter fuori casa e, dalla finestra, l’ho guardato togliersi il casco e indossare velocemente la mascherina. Abbiamo lavorato a fianco tutta mattina e mi chiedevo: “Ma Alessandro, che viso ha? Se dovessi incontralo per strada, come farei a riconoscerlo?”.

La soluzione, geniale senza smettere di applicare la corretta proceduta anti Covid 19, è stata invitarlo a consumare un piatto di riso freddo all’altro capo della tavola, per forza maggiore a viso scoperto.

È un buon metodo. Lo consiglio a quanti si lamentano che con le mascherine non si riconoscono più le persone, che è difficile fare amicizie.

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