Abbiamo chiesto a Ilaria Bonaiti, Insegnante della Scuola primaria di Monte Marenzo, di raccontarci come vive la didattica a distanza in queste settimane difficili, come sono strutturate le lezioni, con quali strumenti riesce a comunicare con gli alunni e i genitori.

Ilaria ci ha inviato la sua testimonianza e ha fatto di più: ha coinvolto anche una mamma di un suo alunno (Giusy Valsecchi, mamma di Simone) invitandola a scrivere il punto di vista di un genitore.

Le ringraziamo entrambe.

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  • Ciao Dani! Ciao Jac! Non state a riordinare la mia cattedra, ci penso io lunedì quando arrivo… Adesso sono troppo stanca. A lunedì!

Era venerdì 21 febbraio quando salutavo così le bidelle uscendo da scuola la sera. Quel lunedì non è più arrivato, o meglio, è arrivato ma ha trovato la mia aula innaturalmente vuota e silenziosa, come tutte le altre aule della nostra scuola.

Sabato 22 la notizia del primo caso di Covid-19 a Codogno, e da lì in avanti niente è più stato come prima, per tutti e per tutto, scuola compresa.

In due settimane la situazione è precipitata e quello che sembrava un momento passeggero di disagio si è trasformato in un’emergenza drammatica. Un attimo prima navigavamo insieme, alunni, insegnanti, genitori, in acque a volte più tranquille a volte meno, ma comunque conosciute. Avevamo già percorso più della metà della nostra rotta di quest’anno.

L’attimo dopo ci siamo trovati sbalzati nelle acque gelide di un oceano in tempesta, e quel che è peggio, soli. Ogni alunno solo, nella sua casa. Ogni insegnante solo.

C’erano due possibilità e non più di due: annegare o nuotare. Abbiamo scelto tutti, o quasi, di nuotare, anche se non tutti ne eravamo capaci.

La nostra scialuppa di salvataggio è stata la DaD, acronimo che è rapidamente diventato mantra e incubo di milioni di adulti, bambini e ragazzi italiani.

“Didattica a distanza”: se non ci possiamo toccare né abbracciare, ci possiamo vedere, salutare, ascoltare, aiutare, sorridere con lo smartphone, con il tablet, con il PC.

E questo è stato l’imperativo principe di noi insegnanti: sulla scialuppa della tecnologia abbiamo iniziato a girare cercando tutti i nostri bambini, per far loro capire che c’eravamo sempre e comunque, che non li avevamo dimenticati, che non li avremmo lasciati perdersi lontano da noi. Abbiamo pensato che anche noi, come tutti, nel Paese, avevamo un ruolo importante, e il nostro era quello di diventare più che mai punto di riferimento per gli alunni e per le loro famiglie, per quanto possibile e per quanto di nostra competenza.

Ma di rinvio in rinvio, è presto apparso chiaro che l’anno scolastico tradizionale si era chiuso il 21 febbraio. Con il prolungarsi della situazione critica esserci con video di saluto e sostegno, con messaggi, con qualche scheda e qualche esercizio non bastava più.

Siamo insegnanti perché crediamo in educazione ed istruzione come diritto importante quanto quello alla salute. Abbiamo considerato nostro dovere continuare ad insegnare. Ma come, se non avevamo davanti i nostri bambini?

Ancora, con la tecnologia. Programmi, piattaforme, conference call, meeting on line, applicazioni, corsi, webinar… Non abbiamo lasciato nulla di intentato o di inesplorato.

Ci siamo sposati tutti con il nostro PC.

Siamo connessi per un tempo giornaliero da fare invidia ad un adolescente nerd giapponese, benché come tutti sappiano la nostra età media si avvicini più a quella dei loro nonni che non alla loro.

Abbiamo scaricato sui nostri devices (una bella scossa anche per il nostro inglese…) di tutto di più, compresi virus di vario genere, che in ogni caso sono sempre meglio del Coronavirus.

Usiamo mediamente un’ora, un’ora e mezza per preparare, produrre, registrare, caricare su Spaggiari, condividere con le classi video lezioni in differita che durano al massimo 15 minuti esatti.

Ci improvvisiamo sceneggiatori, registi, attori, ballerini e pagliacci, nonché specialisti di post-produzione, per creare video che possano incuriosire o divertire in nostri allievi, per introdurre argomenti nuovi, per proporre stimoli di vario tipo. Non so con che coraggio torneremo di nuovo a guardare negli occhi i genitori, una volta finito questo delirio, ora che ci hanno sentito e visto dire e fare di tutto.

Siamo tutti YouTubers, adesso, e speriamo che questo abbia quantomeno innalzato il nostro indice di gradimento tra i ragazzi…

Procediamo ad incontri per tentativi tra grida sconnesse (letteralmente) del tipo: -NON VI SENTOOOO!- alternate a:- NON VI VEDOOOOO!-  e quando finalmente tutti vedono e sentono, il tempo concesso dalla piattaforma in versione free scade e la riunione è finita, cari saluti.

Per non parlare neanche della parte burocratica del nostro lavoro, tra verbali, adempimenti, circolari, procedure, relazioni in itinere, adeguamenti e report. Perché il Coronavirus è micidiale, ma neanche la nostra burocrazia scherza.

Una grande, davvero grande fatica insomma, che pesa sui nostri occhi, sul nostro collo, sulla nostra schiena, sulla nostra psiche, sulle nostre finanze (Giga che vanno via come il pane) e non ultimo sulle nostre famiglie, che nonostante si stia chiusi in casa insieme per 24 ore al giorno, non ci hanno mai visto così poco.

Ma lo facciamo con responsabilità, perché è la nostra professione.

Lo facciamo con slancio, perché l’alternativa era perdere tutti, perderci tutti. Il “programma” certo ne uscirà ammaccato, ma quella non era la nostra priorità neanche prima.

Lo facciamo con gioia, perché quando un bambino ci appare sereno in un incontro online, ci basta.

Lo facciamo con soddisfazione, quando i nostri alunni raccolgono le proposte e le rilanciano.

Lo facciamo con gratitudine per i “nostri” genitori, che ci stanno supportando e sopportando con uno spirito di collaborazione davvero incredibile, molto superiore a qualsiasi aspettativa. Senza la partecipazione attiva e paziente delle famiglie la DaD non avrebbe nessuna chance di successo.

Lo facciamo con orgoglio per quello che capiamo di aver creato insieme, alunni, insegnanti, famiglie.

Lo facciamo tutti? No.

Lo facciamo sempre? Nemmeno. Ma ci proviamo.

Certo, questa non è la scuola e non lo sarà mai. La scuola, e credo che tutti finalmente se ne siano resi conto, è prima di tutto e soprattutto relazione. Non c’è nulla, in una scuola vera, che non passi attraverso lo stare insieme, nel bene e nel male esattamente come in ogni altro stare insieme della vita.

Il nostro futuro è estremamente incerto. Non ho veramente idea di quando finalmente potrò tornare in classe a sistemare la mia cattedra.

Ma io sento che potremmo andare avanti con ottimismo, se di questo periodo, oltre le difficoltà e le paure, riusciremo anche a ricordarci come è stato bello buttare insieme il cuore oltre l’ostacolo.

Ilaria Bonaiti

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DaD, questa perfetta sconosciuta fino a due mesi fa… è piombata nella quotidianità di molti senza un minimo di preparazione, in un tempo di emergenza molto particolare e per alcune famiglie purtroppo molto provato.

L’abbiamo accolta?  No, meglio dire, è stata l’unica proposta!

Certo, dobbiamo dire grazie alla didattica a distanza per aver permesso a scuola, alunni, insegnanti di continuare “virtualmente” gli incontri, le video-lezioni, gli esercizi on line, di proseguire il programma didattico con argomenti nuovi, verifiche e valutazioni.

Ora, dopo otto settimane dalla chiusura delle scuole, tutti noi conosciamo un po’ di più la piattaforma Spaggiari, che è quella in uso nell’Istituto, e non solo.

Gli insegnanti molto attivi, che ogni giorno sorprendono con proposte nuove, impegnative a volte anche divertenti e simpatiche. I genitori che facendo da ponte, supportano e motivano. E i bambini, i veri PROTAGONISTI di tutto ciò, che con grande impegno e partecipazione per primi si sono adattati ai nuovi metodi di “fare scuola”.

Non dimentichiamo poi le classi di “Scuola senza zaino” che, avendo tutto il materiale scolastico, libri e quaderni in classe, usufruiscono ampiamente delle varie piattaforme e ciò comporta un maggiore impegno da parte di tutti.

Pertanto in situazione di emergenza considero la DaD sicuramente positiva!

Ma in tutto il contesto non dimentichiamo che ci sono anche aspetti quotidianamente difficoltosi.

Da genitore mi vien da pensare che non tutti a casa sono dotati di un “ufficio domestico”, non tutti si possono subito attrezzare, sia per situazioni economiche che per il periodo di lockdown, con apparecchiature tecnologiche. 

Ci sono inoltre problemi strutturali legati al WI FI e al sovraccarico delle linee.

Per chi lavora in smartworking, o chi ha più  figli, diventa veramente difficile gestire un solo PC in modo che tutti lo possano avere a disposizione ad orari prestabiliti, o per svolgere quotidianamente i compiti. 

Penso alle famiglie dove entrambi i genitori lavorano… Una volta terminato il brevissimo periodo di congedo parentale, come potranno aiutare il figlio non tecnologicamente autonomo?

Stimo tutti i bambini diversamente abili… Quante maggiori difficoltà senza la presenza fisica dei loro insegnanti di sostegno e degli educatori.

A tutti i bambini delle primarie, ai ragazzi delle secondarie, a tutti gli alunni in generale: stare davanti ad un video, senza l’ambiente scolastico, è poco stimolante.

Che ne sarà di tutti questi alunni “persi” cammin facendo? Verrà offerta e ci sarà la possibilità per un loro recupero?

La DaD in emergenza ci ha aiutati parecchio, ma a lungo (come purtroppo sembra andare questa situazione di pandemia), si rileva essere un palliativo, una terapia provvisoria al problema.

Per il prossimo anno scolastico si deve sicuramente trovare un’alternativa, o pensare di affiancare qualcosa che vada ad incrementarla concretamente.

La vera didattica si fa solo a scuola e insieme, con gli stimoli degli insegnanti, l’aiuto dei compagni e la condivisione con essi, con gli strumenti che una classe offre, con la concentrazione adeguata che tutto l’ambiente scolastico garantisce.

E soprattutto la vera didattica si fa con tutti, nessuno può essere escluso!!!

Giusy Valsecchi, mamma di Simone

 

Categorie: Cultura & Scuola

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