Alla vigilia di Natale la Giunta della Regione Lombardia ha voluto fare una strenna ai suoi cittadini più fragili. Come? Tagliando i fondi destinati alle persone con gravissime disabilità.

Questa volta non ha nemmeno l’alibi di nascondere questa vera e propria crudeltà dietro le colpe dello Stato che, come più volte sostenuto, non fornisce i soldi per fronteggiare le grandi sofferenze sociali. Su questo tema, invece, il Governo centrale ha incrementato in modo consistente le risorse in favore dei disabili

La Regione, piuttosto che aumentare da 70 a 91 milioni il fondo, come potrebbe, decide di non farlo e di risparmiare sui suoi cittadini più deboli e bisognosi.

Le conseguenze le conosciamo assai bene. Il peso della gestione di queste gravissime patologie peserà ancora di più sulle famiglie che già hanno oneri di cura, economici e non, molto pesanti. Come sostengono a gran voce associazioni e partiti di minoranza, la Regione ha compiuto una scelta del tutto sbagliata e chiedono di correggere la delibera regionale contestata (la n. 2720) prima che diventi esecutiva.

La delibera applica i tagli attraverso una serie di procedure e norme peggiorative delle misure dedicate ai disabili gravissimi a partire dal prossimo mese di febbraio.

Introduzione di soglie di reddito che abbassano la percezione del contributo mensile, obbligo di assunzione a tempo pieno dell’operatore di sostegno (anche se servono meno ore) altrimenti niente quota aggiuntiva, caricare sulle famiglie gli oneri delle figure di sostegno e altre disposizioni che nel loro complesso abbassano il contributo.

Di seguito potete leggere il testo elaborato dalla UILDM e da altre associazioni regionali, che costituirà la piattaforma per aprire un confronto con la Giunta regionale, affinché il provvedimento adottato sia profondamente modificato.

So di correre il rischio di essere accusato di populismo, ma mi sento di invitare Presidente, Assessori e Consiglieri regionali d’accordo con questi tagli di accontentarsi di portare a casa 2000 euro al mese (che non è poco), il resto metterlo sul fondo per le persone affette da disabilità gravissime. In questo modo potrei cominciare a considerarli sinceri quando affermano che stanno facendo il massimo in questo settore.

Perché non si prende l’esempio dalle centinaia di persone del nostro territorio, soprattutto da quelle con poche disponibilità economiche, che con grande generosità sostengono la maratona di Telethon per alleviare quanto maggiormente possibile la disabilità dei nostri ragazzi?

Comm. Gerolamo Fontana, Presidente UILDM Provincia di Lecco

 

Le associazioni di persone con disabilità e dei loro familiari firmatari di questa lettera chiedono una profonda revisione del Piano triennale regionale per la non autosufficienza, al fine di garantire alle persone con disabilità “grave e gravissima” i sostegni indispensabili a vivere una esistenza dignitosa, nel rispetto dei loro diritti fondamentali. Siamo consapevoli che l’accoglimento delle nostre proposte richiederà un incremento delle risorse stanziate. Si tratta di una richiesta che crediamo sia “conveniente” ovvero “opportuna e giusta” ma anche ma anche “proporzionata e misurata” da un punto di vista economico, al fine di evitare interventi di carattere sanitario e sociosanitario, decisamente più onerosi

 Nel merito chiediamo le seguenti integrazioni e modifiche:

  1. Il progetto individuale, come previsto dalla Legge 328/00, deve essere redatto non in funzione dell’accesso a una singola misura, ma in funzione dell’attivazione di tutti i sostegni necessari alla persona per la realizzazione dei suoi obiettivi esistenziali.
  2. Nei casi in cui, dalla valutazione multidimensionale precedente la redazione del progetto, risultassero necessari interventi di carattere sanitario e/o riabilitativo questi devono essere sempre forniti in modo adeguato e tempestivo. In caso contrario si dovrà prevedere il rimborso delle spese sostenute dalla persona e dalla sua famiglia per fare fronte a queste esigenze di carattere primario.
  3. Si cancelli la richiesta di assunzione del caregiver familiare come premessa per continuare a ricevere la parte fondamentale del sostegno previsto dal Fondo e si ripristini le condizioni per cui, attraverso l’autocertificazione si possa continuare a beneficiare del Buono di 900 o 600 €, secondo i casi previsti nello scorso anno. Allo stesso modo si chiede di ripristinare l’integrazione al buono, in caso di presenza di personale professionale, senza ulteriori vincoli.
  4. Si cancelli il riferimento all’Isee ordinario come criterio di accesso alla misura nel caso di liste di attesa perché illegittimo e si preveda invece, la possibilità di successivi stanziamenti di risorse regionale, al fine di fare fronte a tutte le legittime richieste di sostegno.
  5. I limiti di accesso in base all’Isee alla misura B2 e al Provi siano allineati a quelli previsti per la misura B1, ovvero 50.000 di Isee sociosanitario per gli adulti e 65.000 di Isee ordinario per i minori.
  6. Per l’accesso ai progetti di vita indipendente basati sull’assistenza indiretta si cancelli il requisito di accesso della “capacità di esprimere la propria volontà”, perché privo di base scientifica, eccessivamente discrezionale, contrario all’art. 19 della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità e a quanto previsto dalle Linee Guida ministeriale del 28.12.2018. Sempre per l’accesso ai progetti di vita indipendente sostenuti dalla misura B1 si elimini il vincolo di “vivere da soli”, perché irragionevole e pregiudizievole la libertà delle persone con disabilità di avere una propria vita familiare. Allo stesso modo si chiede di eliminare ogni vincolo di accesso basato sull’età, perché il diritto alla vita indipendente non termina con il compimento di 65 anni.
  7. Permettere la compatibilità tra la misura B1 e la misura B2 o il Provi, in caso di sostegno ai progetti di vita indipendente e, in generale, ogni volta che ne emerga la necessità in fase di condivisione del progetto individuale.
  8. Permettere la compatibilità del FNA alle persone inseriti in progetti di supporto alla domiciliarità previsti dalla Legge 112/2016, anche per la quota non coperta inerente la spesa per personale regolarmente assunto.
  9. Prevedere, nel corso del triennio, la progressiva estensione e la successiva stabilizzazione della misura Provi in tutti gli Ambiti sociali della Lombardia.
  10. Alle ATS si chieda:
  11. di verificare le effettive condizioni di vita delle persone escluse dalla B1 in ragione del loro Isee sociosanitario:
  12. di effettuare una ricerca sull’effettiva presenza e funzionamento dei PUA, in ordine alle esigenze delle persone con disabilità, nelle diverse Asst
  13. di effettuare, in collaborazione con le associazioni maggiormente rappresentative, attività di monitoraggio sugli esiti della B1 in termini di inclusione sociale e qualità della vita delle persone con disabilità
  14. di realizzare in collaborazione con le associazioni maggiormente rappresentative percorsi formativi, di ricerca e di scambi di esperienze per gli operatori di Asst, Comuni e privato sociale sulla valutazione multidimensionale e progettazione personalizzata
  15. Infine, ma non per ultimo, di prevedere in ogni caso che, anche per il mese di gennaio la continuità venga assicurata per tutte le persone al 100% delle risorse e non al 60% come inspiegabilmente, previsto in delibera.
Categorie: Uildm Lecco

6 Commenti

Gerolamo Fontana: tagliare i fondi per le gravissime disabilità è un atto crudele

    1. Bene,tutti contenti allora,anche chi non perde occasione per far politica anche dove non si dovrebbe,cavalcando l’onda del momento…ovviamente in una sola direzione.

  1. Per dover di cronaca,posto quanto affermato dall’Assessore Bolognini.
    Quanto riferito da esponenti dell’opposizione sui tagli ai fondi ai disabili è una bufala che crea inutile confusione ed allarmismo verso i beneficiari e le famiglie. Le risorse già stanziate nel 2019 dalla Regione Lombardia sul fondo disabili gravi e gravissimi sono state confermate nel 2020. Non si può quindi parlare di tagli”. Lo ha detto l’assessore alle Politiche sociali, abitative e Disabilità, Stefano Bolognini, replicando alle dichiarazioni del consigliere regionale, Gian Antonio Girelli.

    “In particolare – ha aggiunto Bolognini – va specificato che l’introduzione della soglia di 50.000 euro di reddito ISEE deriva da una normativa nazionale, così come anche il limite del livello essenziale di prestazione a 400 euro deriva dall’adeguamento a una norma statale. Proprio per ovviare a questa situazione ed andare incontro a chi ne ha più bisogno, la Regione Lombardia ha previsto la possibilità di erogare ulteriori risorse rispetto al livello essenziale, confermando di fatto quanto previsto negli anni precedenti, nel rispetto di alcune fondamentali condizioni, tra cui la regolarizzazione dell’eventuale caregiver. Tutto questo nonostante il numero dei beneficiari sia triplicato dal 2013 ad oggi, passando da 2.400 persone a 7.200”.

    “Ricordo anche – ha concluso l’assessore – che la Regione Lombardia mantiene gli standard più elevati di gestione delle misure rispetto a tutte le altre regioni, senza prevedere alcuna esclusione di categoria e senza nessuna previsione di lista d’attesa tra i gravissimi, garantendo quindi la maggiore entità di contributi tra tutte le regioni italiane. Pur di fare campagna elettorale, le opposizioni raccontano balle”.

  2. Diciamolo chiaro:chi invece ha pensato bene di CANCELLARE il Ministero alla disabilità è il PD (non faccio l’elenco dei segretari perchè sono troppi),quello che ha nominato il cda di mps,quello dei circa 150 inquisiti,ma soprattutto notizia di oggi,quello dei 26 indagati sul caso “Bibbiano”….non so se ne ha sentito parlare…..

  3. Diciamolo chiaro: chi taglia i fondi dei disabili in Lombardia è la LEGA (quella di Salvini, quella dei 49 milioni, quella dell’inquisito ex governatore Maroni).

Rispondi a ENRICO MAZZOLENI Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.