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Il cammello e la cruna - Morte oscena

C’è una etimologia probabilmente falsa, ma suggestiva, che collega la parola “osceno” con il teatro: o-sceno è quello che avviene fuori scena e quindi non viene visto dal pubblico. Osceno è quello che è bene non mostrare, non per motivi teatrali, ma morali. La morte è oscena. E’ immorale rappresentarla. Così nel teatro antico non veniva rappresentata ma solo evocata.

Avevamo già scritto queste considerazioni nel 2014, quando imperversavano in internet filmati di assassinii ad opera di terroristi che volevano diffondere il terrore “nel nome di Dio”.

Considerazione che ci è tornata in mente in questi giorni dopo due episodi a distanza di giusto un mese:

Crema, 2 agosto 2020: una donna in cura psichiatrica si dà fuoco. Un automobilista con la moglie interviene, lo fa anche un uomo con l’estintore e, alla fine, i vigili del fuoco, ma è ormai troppo tardi, la donna muore.  Alcune persone avrebbero ripreso e postato sui social immagini e video del rogo…

Roma, 2 settembre 2020: Un cliente muore in un supermercato, le persone si sono accalcate per fare foto e video con i cellulari…

Nelle nostre città ormai è la dignità che muore.

 

 

 

2 pensieri su “Il cammello e la cruna - Morte oscena”

  1. Angelo Gandolfi
    Angelo Gandolfi dice:

    Non c’è evento al mondo che non sia ripreso da un telefonino e consegnato ai posteri. Sergio nel suo bel graffito letterario cita alcuni episodi e ne denuncia l’oscenità.
    La questione si complica quando dobbiamo giudicare gli smartphone che riprendono le violenze della polizia USA, come le repressioni di piazza ad Ankara oppure, per stare a casa nostra, la colonna dei mezzi militari che lasciano Bergamo con i morti di Covid 19. Immagini capaci di provocare movimenti di massa e di opinione e divenire nel giro di quarantott’ore documenti di valore storico.
    Anche lì si indugia sulle violenze e si mette in scena il macabro. Cos’è allora che differenzia le scene, perché una l’avvertiamo come scellerata, l’altra quasi un dovere civico?
    Cerco di dare una mia spiegazione pescando nella memoria.
    Quando facevo il libraio avvertivo nettamente quando, nella richiesta di un libro sulla Shoah, c’era l’esigenza di approfondire, argomentare, la condanna definitiva di una tragedia umana. Mentre in altri le illustrazioni dei campi di sterminio provocavano una curiosità oscena, una pulsione a stento trattenuta di qualche grado di perversione.
    So di ripetermi, ma è per dire che è possibile cogliere le abissali differenze.

  2. Avatar
    Carlo dice:

    Grazie Sergio per queste tue considerazioni che condivido.
    Oggi abbiamo la possibilità di riprendere la morte mentre avviene, veramente una brutalità che raggiunge il suo apice estremo con la condivisione.

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