200 Condivisioni

Prima di tutto guardate questo video.

Guardatelo e ascoltate il commento sulle bellissime immagini di Carlo Limonta (e le musiche degli amici Ouroborus).

Poi, se avete voglia, leggete sotto come è andata.

Buona visione e poi buona lettura.

Clicca sull’immagine per avviare il video.

Il fiume che sale

Svegliarsi nella paglia con ancora addosso il freddo della notte.

Appena viene la luce si riparte.

Sono le sei del mattino e le greggi che hanno passato l’inverno in Brianza, ora tornano verso le montagne.

Siamo alle porte di Lecco e c’è l’Adda da attraversare.

3.200 pecore, divise in tre greggi, percorrono il ponte Azzone Visconti che da sette secoli è lì.

E da più di sette secoli la transumanza si ripete, sempre uguale e sempre diversa.

Diversa quest’anno per quel che ci sta accadendo.

Ci aggrappiamo alla bellezza ed alla calma di questo spettacolo bianco per dimenticare un po’ quel nero che ci ha oppresso per mesi.

Il fiume di lana copre le strade in silenzio. Non è rumore lo zoccolio o il loro belato. E’ solo un sussurro che non ti vuole svegliare.

Le pecore sono guidate dai cani e da pastori gentili e fieri. Nei loro visi puoi scorgere quel senso di umiltà e nobiltà, unito a quel carattere forte che invita gli automobilisti a sorridere e per una volta a non arrabbiarsi per il blocco.

I veicoli che si trovano sul percorso sono avvolti da questo fiume bianco. Che importa se la merce arriverà un minuto in ritardo!  

Le tre greggi ritornano alla montagna e su a Ballabio ognuno sceglierà la sua valle, il suo alpeggio dove trascorrere l’estate.

Così la montagna continua ad essere generosa con la pianura, perché regala acqua, ossigeno, legnami, pietre e prodotti che mani sapienti sanno creare. 

Andare e poi tornare.

Questo è la transumanza: legare la pianura alla montagna.

Eccole là ora le montagne, così verdi.  L’erba è cresciuta ed attende.

La città è ormai alle spalle.

E quel fiume che sale l’ha accarezzata.

 

Cronaca del lavoro su “Il fiume che sale”.

Il pomeriggio del 24 maggio ricevo una telefonata dall’amico videomaker Carlo Limonta.

Il giorno prima Carlo ha seguito la transumanza che ha attraversato Lecco con 3200 pecore. Vuole realizzare un video di qualche minuto con le riprese realizzate con il contributo di immagini aeree di Luca Erba, suo fidato collega pilota di drone che lo ha già seguito in altre transumanze.

Mi chiede se posso scrivere poche righe che commentino le sue immagini.

Sono veramente onorato che mi abbia coinvolto. Gli chiedo quale messaggio vuole trasmettere. Carlo me lo spiega, sono tante le cose che bisognerebbe dire ed il problema sta nella brevità del video. In pochissimi minuti deve esserci un racconto che non è solo cronaca, ma il tentativo di narrare la transumanza con una angolazione diversa.

Ci penso un po’. Mi immagino questa ‘coperta bianca’ che attraversa la città e mentre scrivo mi viene in mente un titolo: “Il fiume che sale”.

Poche ore di lavoro e nel tardo pomeriggio invio la prima bozza. Carlo la integra e mi propone alcune varianti. Via mail, whatsapp e per telefono ragioniamo su ogni singola frase e su ogni singola parola. Il racconto evolve come ad evolvere è il video che nel frattempo Carlo sta confezionando in sintonia col testo.

E’ un po’ come una canzone. Chiedo a Carlo: “Nasce prima la musica o le parole?”, intendendo se in questo caso nascono prima le immagini o le parole…

A proposito, e la musica? Carlo mi domanda se posso chiedere all’amico Lele Panzeri che ha apprezzato nelle musiche di “Diversamente viva”. Mi viene in mente che tempo fa Lele e gli amici Ouroborus, i musici che hanno collaborato con me per il teatro civile di “Io sono la mia opera”, mi avevano inviato un brano, ancora inedito, dal titolo “Neve”. Lo riascolto, la musica è bellissima e mi sembra funzionare. Propongo il brano a Carlo.

Sì, funziona. Gli Ouroborus sono d’accordo (Davide Maggi – percussioni; Davide Spreafico – clarinetto; Emanuele Panzeri – chitarra; Massimo Deo – chitarra), anche se non ricordano se il titolo era proprio quello! Serve il file in alta qualità e Massimo lo trova, scherzando mi scrive: “Era nell’ultimo degli hard disk, sotto l’ultimo cassetto dell’ultima stanza”.

Coinvolgo anche alcuni amici di UPper (Angelo, Michele, Daniela) e, dall’altra parte, Carlo lavora su ogni singola inquadratura. Il primo video grezzo si affina, si modifica. Cura l’audio e i colori, così il video prende la forma definitiva. Un grandissimo lavoro anche per pochi minuti di video. Carlo è attento ad ogni particolare, il suo modo di lavorare non è solo professionalità acquisita in tanti anni e in tanti lavori che hanno ottenuto molti riconoscimenti, è anche passione per quello che guarda e quello che vuole comunicare.

Ma non è ancora finita. Siamo ai titoli di coda. Carlo vuole ringraziare tutti, anche i pastori. Ci sembra giusto riconoscere il loro grande lavoro la loro fatica.

Riesco a contattare la moglie di Franco Galbusera, uno dei pastori della famiglia che da generazioni fanno la transumanza tra la Brianza e la Valsassina. Nei titoli scriviamo: “Si ringraziano i pastori Franco e Andrea Galbusera, gli amici e collaboratori che hanno partecipato alla transumanza.”

Non so se siamo riusciti a trasmettere questa fatica perché diventi bellezza e poesia agli occhi di chi guarda. Ce lo auguriamo.

6 Commenti

Il fiume che sale

  1. In pochi giorni il video di Carlo ha avuto ben 4.634 visualizzazioni e moltissimi sono stati i commenti ricevuti sulle varie pagine Facebook dove è stato pubblicato e le mail e i commenti via whatsapp e sulla pagina youtube di Carlo.
    Ringraziamo tutti e ne segnaliamo due che riteniamo importanti, sono di due pastori che hanno partecipato alla transumanza:
    Il primo di Jacopo Svanetti: “Video davvero fantastico complimenti io ero alla guida dell’ultimo gregge e questo video lascia davvero senza parole!”
    Il secondo di Franco Galbusera: “Ho visto il video, veramente molto bello. Complimenti!”.
    Ecco, il grande lavoro fatto per soli pochi minuti di video e quello dei protagonisti della transumanza, forse è divenuto “bellezza e poesia agli occhi di chi guarda”.

  2. Il commento di Angelo Gandolfi mi trova completamente d’accordo e non ho volutamente aggiunto il mio. Aggiungo soltanto una considerazione tecnica: l’uso del drone, in un evento che ha una durata non infinita – con la necessità perciò di eseguire riprese che necessitano rapidi spostamenti – è stato molto utile ed ha, inoltre, contribuito a spettacolarizzare le riprese di ampi spazi quali il ponte ricolmo di pecore, la strada per Morterone con tutte quelle curve….. Tutto molto bello, video, commento e musica.

  3. Bello e delicato anche questo video di Carlo Limonta che ci ha abituato con il tono dolce e quasi umile della sua voce a salire le vette dei sentimenti. Recita per noi un testo molto significativo scritto da Sergio che, come la musica che lo accompagna, descrive riti vecchi di sempre i quali, pur ripetendosi da secoli, si adattano ad ogni tempo. Qui ne siamo testimoni noi, ma questa volta non riusciamo a provare la dolcezza di sempre perché troppo vivo è ancora in fondo ai cuori la sensazione di tristezza di quanto ci sta succedendo e che davvero riesce ad offuscare la nostra gioia infantile di vedere quel fiume bianco e immacolato salire verso le verdi vette.

  4. Anni or sono inventammo questo brano con gli Ouroborus. Una storia sonora in cui immaginavamo un bimbo che dall’interno di una piccola casupola posta ai margini della foresta osserva il mondo esterno ricoperto di neve…Eppure queste note, con un pizzico di magia, sembrano creare un perfetto tappeto alle parole di Carlo e accompagnare le pecore e i pastori nel loro cammino…Parole, immagini e musica si fondono dando vita a qualcosa che trasmette una bellezza ancestrale che mi ha emozionato molto. Grande Carlo!

  5. Carlo Limonta ci ha ormai viziato con brevi camei filmati di grande suggestione, il più delle volte evocativi di un tempo dove uomini e bestie abitavano la natura senza stridore, in reciproca convenienza.
    Nel “Fiume che sale”, invece, è proprio la bellezza del contrasto l’elemento significante. Prima di giungere all’alpeggio il mondo pastorale attraversa Lecco, le pecore e gli asini si specchiano nelle vetrate delle Meridiane, sbeffeggiano i semafori e invadendo allegramente l’intera sede stradale. Dalle automobili inchiodate come massi erranti semisommersi dal torrente di lana, sporgono mani con smartphone. C’è l’urgenza di fissare sulla scheda SD un evento così inusuale, allontanare il dubbio che questa apparizione sia un errore dei sensi.
    Bravo Sergio ad assecondare con un bel testo il flusso delle immagini, girate e montate da Carlo con la riconosciuta maestria, e per aver proposto la traccia musicale degli Ouroborus.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.