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La “canzone-gomitolo” che dà voce alla libertà. Ancora benvenuta Bella ciao!

La “canzone-gomitolo” che dà voce alla libertà

Ancora benvenuta Bella ciao!

Sono stati i ragazzi dei Fridays for future a cantare e diffondere, in mille cori on line e nelle piazze di tutto il mondo, quella che è forse l’ultimissima versione di Bella ciao: in Sing for the climate il ritornello più famoso diventa, con felice assonanza, il richiamo Do it now! (Facciamolo adesso! È l’ora di agire!).

Proprio in questi giorni di isolamento, Bella ciao ritorna ancora una volta, per la giornata del 25 Aprile, a cantare la libertà.

Offrendoci, tra l’altro, occasione di ricordare che questo isolamento non va inteso come un passo indietro ma, al contrario, come una forma di dovere civico, di responsabilità, un modo di pensarci ed esprimerci come comunità di persone libere.  Quindi, ancora benvenuta Bella ciao.

Saranno molte e inedite le modalità di festeggiare la giornata della Liberazione: iniziative che daranno significato a questa data e permetteranno l’incontro ‘ideale’ tra le persone, senza rinunciare a ritrovarsi sulle note (ben note!) di Bella ciao, magari ritmate dal battito corale delle mani.

Difficile non lasciarsi coinvolgere da quelle strofe, molto semplici, che conosciamo come cuore del repertorio partigiano, diventate quasi un inno alla Resistenza.

Un canto che pure parla di morte ma, per musicalità e non solo, innesca una speciale carica di ‘energia positiva’, che va ben al di là della connotazione storica specifica.

È da dire che Bella ciao, tra testo e melodia, ha alle spalle una lunga storia. Anzi, un intreccio di storie: un vero “gomitolo”, che tocca tempi, luoghi, situazioni, autori o co-autori, diversi e distanti, variamente incrociati e non sempre decifrabili. Se la canzone è arrivata, viva e vegeta, fino a noi e continua a circolare, tradotta e ricantata, a tutte le latitudini, è perché davvero ‘funziona’.

Bella ciao è “l’archetipo di un piccolo capolavoro della storia orale”, modellato nel tempo da una “coralità multiforme di gente ai margini”, cioè da quei protagonisti spesso non riconosciuti dalla storia ufficiale.

Così scrive in un piccolo, intenso, libretto (“Bella ciao. La canzone della libertà”, add editore, 2016 https://www.addeditore.it/catalogo/carlo-pestelli-bella-ciao/ ), Carlo Pestelli, musicista e docente di linguistica, ripercorrendo il tracciato a mosaico del canto, dipanato tra antiche ballate e filastrocche popolari, “motivi yiddish sfrigolati dai violini di migranti”, passato per le trincee della Grande Guerra e i canti delle mondine nostrane, fino all’approdo alla Resistenza partigiana.

Nella prefazione, Moni Ovadia dice come “la capacità di un canto di suscitare adesione, emozione e coinvolgimento sia la prova provata dell’universalità della condizione umana al di là dei confini (…)”

E ancora: proprio in questo aprile 2020, si pubblica un nuovo saggio di Cesare Bermani, ricercatore e storico della cultura orale: “Bella Ciao. Storia e fortuna di una canzone: dalla resistenza italiana all’universalità delle resistenze” (https://www.interlinea.com/scheda-libro/cesare-bermani/bella-ciao-9788868573355-434837.html) (Vedi nota)

Mentre ascolto un messaggio whatsapp, arrivato da un amico, che riproduce l’esecuzione di Bella ciao, in italiano, da parte di una squadra di Vigili del fuoco inglesi, a sostegno degli Italiani impegnati nell’emergenza sanitaria, mi scorre sotto gli occhi l’ultima di copertina del volumetto di Pestelli:

“Bella ciao è un piccolo bene immateriale che agisce sulla coscienza come qualcosa che arriva da lontano, quasi a segnare il confine tra il buio della guerra e una nuova primavera dei popoli: un’elegia del presente che è anche, e sempre, una conquista esistenziale e una continua rinascita della storia della libertà”.

Forse retorico…? Buon 25 Aprile!

Cristina Melazzi

Nota: È on line la ripresa della conferenza, sul tema, tenuta dallo studioso ad Orta San Giulio il 20 agosto 2019: https://www.youtube.com/watch?v=v3K5XsyPwCU&feature=youtu.be

3 pensieri su “La “canzone-gomitolo” che dà voce alla libertà. Ancora benvenuta Bella ciao!”

  1. Bellissimo scritto,grazie Cristina per aver messo la lente su un gioiello che ascoltiamo spesso ma che resta misterioso per quello che ci muove dentro. Grazie per aver aperto la strada alla comprensione di perché quando la cantiamo non riusciamo mai ad arrivare in fondo senza avere gli occhi lucidi e sentire qualcosa dentro che si agita. E’ una canzone che davvero viene da lontano, scava nel profondo e sembra profetizzare il sogno di qualcosa che si è già avverato nella Resistenza e si potrà avverare ancora. Agisce nel profondo e chissà per quali misteriose vie interne muove ad agire e a condividere, per questo forse è diventata anche il simbolo della lotta contro il riscaldamento globale. Davvero interessante anche la calda conferenza di Cesare Bernani.

  2. Bella Ciao la canzone della libertà. Oggi con forza sempre più profonda e convinta dobbiamo rialzarci e proseguire con passo fermo e deciso verso quei valori che i nostri partigiani e partigiane hanno combattuto per lasciarci un Paese libero e democratico.

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