Il monocolo digitale del monitor ti impressiona la retina con il rosso sangue del cielo d’Australia, da colazione a cena, da settimane senza tregua. Sotto questa immensità il fuoco si mangia foreste e animali, case e anche qualche persona. Un fuoco ingordo che sta incenerendo anche le illusioni di quanti ritengono i cambiamenti climatici una fisima ambientalista.

Gli accadimenti, in noi vecchi, scavano nella memoria alla ricerca del già visto, del già vissuto.

Allora questo cielo rosso e le foreste in fiamme dell’Australia mi hanno riportato all’Agente Arancione, il defoliante alla diossina che gli aerei americani sparsero sulla selva del Vietnam dal 1961 al 1971 per stanare, inutilmente, i partigiani di Ho Chi Minh.

Un rimando aiutato dal poster che ho appeso in corridoio, acquistato nello stand del Vietnam alla festa de l’Unità del Parco Sempione a metà degli anni ’70.

E’ una bellissima litografia stampata a cura della regione Umbria. Sotto la scritta in italiano La foresta è ricchezza e quella nell’idioma della Repubblica indocinese, Rùng là Vàng – che a dar credito al traduttore di Google significa La foresta è d’oro – un’affascinante figura femminile è la custode di un bosco smagliante abitato da cervi e pavoni.

Ecco, stiamo dunque dilapidando oro in ogni angolo del Pianeta. La mattanza verde potrebbe forse arrestarsi quotando in borsa gli alberi.

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