4 Novembre. Le parole degli alunni che hanno ricordato Arturo Sala, Giuseppe Mangili e sua moglie Maria
Le Insegnanti della classe V della scuola Primaria di Monte Marenzo, ci hanno inviato il testo che gli alunni hanno letto durante la cerimonia del 4 novembre in piazza a Monte Marenzo e aggiungono:
“Le insegnanti e gli alunni ringraziano Sergio Vaccaro e Cristina Melazzi per l’occasione offerta di toccare con mano la “piccola storia” di due soldati dentro la grande storia della Prima Guerra Mondiale.”
Noi ringraziamo alunni ed Insegnanti che abbiamo incontrato in preparazione di questo evento (qui il link all’articolo che abbiamo pubblicato dell’incontro avvenuto in Biblioteca).
SCUOLA PRIMARIA DI MONTE MARENZO – CLASSE V
COMMEMORAZIONE 4 NOVEMBRE 2026
| Noi alunni di quinta vogliamo oggi portare l’attenzione ai caduti pensando alla loro umanità, al fatto che erano figli, fratelli, mariti, padri. E vogliamo quindi ricordare anche le famiglie che hanno vissuto la guerra lontano dal fronte ma con la sofferenza vicina, nel cuore, negli affetti più cari.
Nei giorni scorsi abbiamo avuto la possibilità di leggere gli scritti del soldato Arturo Sala di Olginate che al fronte ha scritto un diario ora custodito qui a Monte Marenzo, un diario che lui ha avuto la fortuna di riportare a casa e di poter riscrivere, un diario che aiuta a entrare nella quotidianità dei soldati e nel loro intimo. A 26 anni è stato chiamato al fronte per la grande guerra di cui tanto aveva sentito parlare. |
| 10 maggio 1915
“Già da giorni, molti miei compagni e con loro il mio amato fratello, li avevo visti porgermi la mano scambiandosi i più desiderati auguri per partire, perché a loro il precetto di richiamo gli era già giunto. Io, si vede per sbaglio, ero rimasto a casa. Quei giorni mi erano lunghi e inquieti. Sentivo in me un fremito che mi levava la parola. Era il 10 maggio, una domenica, quando sul tramonto, mentre il brutto tempo portava una ininterrotta pioggia, vidi entrare in casa mio cugino col maledetto precetto in mano. Proprio era diretto a me! Stessi un momento incerto e lo depositai in un angolo…” “Mia madre, intanto, preparava il vestito da indossare e la roba che ne ha fatto un pacchetto da portare (via). Molta era la diceria d’ogni persona sopra la guerra e, chi più e chi meno, ne facevano la durata di tre mesi, che allora anche questi mi parevano lunghi.” “Verso poi le dieci salutai pure il padre e la madre, fratelli e sorelle, zii e parenti e fra un saluto e l’altro presi a camminare verso ove ero chiamato. Non ero troppo mesto perché non immaginavo tutto ciò che ho dovuto passare e più ancora perché mi pareva che fra breve sarei tornato.” “Mi inviarono a Varese, per colà levarmi gli abiti di cittadino mettendomi quelli di burattino. La partenza non mi è stata tanto dolorosa, per la speranza del presto ritorno. Ma quando, dal finestrino, è sparita la casa lasciata, il paese, il lago, la collina, mi prende una malinconia che manco poco a piangere. Questa però non mi s’affligge molto, perché parecchi compagni vicini (forse perché avevano bevuto del vino) cantavano in modo da tenere allegro il più malinconico.” |
| Ma chi era Arturo Sala prima di partire per la guerra? Aveva studiato fino alla seconda elementare e poi aveva dovuto andare a lavorare e si era specializzato come tornitore meccanico coltivando in privato l’amore per i libri e per la lettura.
Proprio questo amore gli ha permesso di scrivere un diario con parole ricercate, profonde: esse trasmettono che la guerra è qualcosa di molto intimo e complesso che non si può descrivere con parole semplici e banali, superficiali. Dalla lettura del suo diario abbiamo imparato la fatica dello stare in trincea con qualsiasi tempo: il sole, la pioggia, il caldo, il gelo. Abbiamo sentito l’affetto grande per la sua mamma e per il suo papà. |
| “La luna coperta di un velo mandava una debole luce. Muti e instupiditi eccoci davanti al reticolato nemico. A pensarci un po’, o lettore, a qual momento, con l’arma in pugno, siamo pronti a cosa? Chi lo sapeva?
Ed ero in piedi. Brillano i tubi, vedo varcarsi il reticolato e un sol slancio fu per tutti. S’entra con un grido che ad ognun pareva d’aver vinta ogni cosa. Ma vi dico, cari miei, ebbi un tale coraggio, come pure lo hanno avuto gli altri, perché? Lo volete sapere? Perché in quel punto vidi, in visione, mia madre e par che mi disse: <<Avanti, figlio mio, che ti proteggo!>> |
| E per finire abbiamo letto la parte aggiunta da lui al momento di riscrivere il diario, quando è tornato dalla guerra. Voleva rivolgersi ai giovani del futuro perché il ricordo della guerra e sacrificio dei Caduti non deve essere invano, ma deve essere di esempio per tutti. |
| “Volli scrivere queste due righe e più (…); narrai quanto mi è accaduto nei lunghi giorni di guerra.
Parlai solo alla meglio di tutto, nel più semplice di quanto ebbi a constatare nelle lunghe ore di guerra. (…) chiamo la bontà del lettore il quale mi avrà di certo perdonato, ritenendo che questo scritto è null’altro che per me un ricordo, il quale servirebbe alla lettura dei giovani figli dell’avvenire.” |
| Dopo aver conosciuto Arturo nella sua esperienza al fronte, abbiamo potuto conoscere qualcosa di un altro soldato, abitante di Monte Marenzo: Giuseppe Mangili. Di lui restano le cartoline di corrispondenza avuta con la moglie e un figlio e la testimonianza diretta (videoregistrata) di una figlia.
Giuseppe era un soldato, chiamato a combattere per la patria, chiamato a combattere una guerra che pochi capivano…ma che, come tanti giovani del tempo, ha affrontato mantenendo saldo l’amore per i propri cari, nutrendosi delle loro parole e ricambiando con messaggi di speranza e affetto. |
| Da Maria a Giuseppe – 4 marzo 1917
Sogno mio, finalmente oggi ricevetti la tanto desiderata corrispondenza. Sono contenta d’aver saputo un po’ le tue notizie. Chissà come ti troverai! Tu non ti lamenti mai, ma quale cambiamento dal riposo a confinarti in sì alte montagne. Quale disagio! Mi fa molto piacere sentire (…) che presto verrai. Che gioia! Mi par già d’esserti vicina. Non attendo che quel giorno, non sogno che quel momento felice di vederti e di baciarti. Conto le ore che mi dividono da te. Per ora ancora ti mando tanti saluti da me e mamma e più tanti baci. Tua Maria.” |
| Da Giuseppe a Maria – 14 marzo 1917
Carissima Mariuccia. Fra giorni ritorna il Milani (…) se puoi consegnagli un paio di calze. Mi trovo di buona salute, spero che anche voi vi sarete liberate dal raffreddore. E i bimbi come stanno? Scrivimi sempre come fai ora. Saluti cari a tutti e ti bacia il tuo Peppino.” |
| Insieme a questi ricordi diretti vogliamo nominare infine tutti i caduti di Monte Marenzo, figli, fratelli, mariti, padri che sono partiti per la guerra e nonostante i sogni e i progetti, sono morti al fronte. Li ricordiamo perché il loro sacrificio sia di esempio nelle piccole battaglie quotidiane e di monito di fronte ai nuovi focolai di guerra tuttora presenti nel mondo. |
| Barachetti Luigi
Bonaiti Gio Batta Cattaneo Pietro Colombo Abele Colombo Giulio Fumagalli Giuseppe Galli Giovanni Gandolfi Giuseppe Limonta Giuseppe Malighetti Angelo Mazzoleni Pietro Milani Riccardo Visconti Riccardo |
| A tutti costoro dedichiamo un canto, perché le note e le parole lascino a ciascuno dei presenti il tempo per riflettere… Cantiamo “Monte Canino”, una canzone popolare degli alpini. Essa ricorda i combattimenti e le sofferenze degli Alpini sul Monte Canin. Questo monte si trova nel Friuli Venezia Giulia, precisamente nelle Alpi Giulie, al confine fra l’Italia e la Slovenia. |
| Il brano ricorda che in questo luogo, durante la prima guerra mondiale, ci furono numerosi scontri fra l’esercito italiano e quello austriaco. I soldati vissero per molto tempo in trincea e affrontarono diverse difficoltà, come il patire la fame e la sete, i viaggi interminabili sul treno e a piedi sui ripidi sentieri, la mancanza della propria casa e degli affetti. |
Canto “Monte Canino”

