La notte della colomba
A giugno ho avuto una giornata faticosa e inedita. Era la prima seduta di chemioterapia e l’ho affrontata con la necessaria inconsapevolezza. Essere inconsapevoli delle cose spiacevoli che ti stanno per accadere, come insegnano i bimbi piccoli, non ti fanno sovraccaricare il momento di tutte quelle strutture psichiche e culturali (ansia di non si sa ché, paura della morte, di soffrire, e se ci sarà un dopo chi sarò) che amplificano a dismisura il non benessere.
Alla sera ero nella stanza/studio un po’ groggy, termine usato nel gergo pugilistico per indicare un atleta suonato, intontito.
Carla mi chiama – Angelo, vieni, vieni a vedere cosà c’è sul terrazzo.
Sempre un po’ groggy spingo la carrozzina e mi affaccio. A un metro immobile sulle zampe una colomba candida mi fissa incessantemente tendendo il collo. Resto immobile perché temo sia ferita, magari incapace di un volo robusto e quindi, se rotola nel giardinetto sottostante costantemente pattugliato da gatti seminomadi (nel senso affezionati alle ciotole di cibo offerte, ma poi liberi e vagabondi), non ha scampo.
Passano alcuni minuti, i sui occhietti non mi mollano, io la guardo con la stessa insistenza: la scena ha la sospensione di un fermo immagine. Accenno ad un leggero saluto con una mano, muovo il capo, addirittura mi rischiaro la voce con un colpettino di tosse. Niente, le zampe ferme e il collo in costante protensione verso di me.
Passano molti minuti, oltre un quarto d’ora. Addirittura le abbiamo allungato un piattino con delle briciole pensando anche ad uno sfinimento alimentare (che stupidata!). La situazione comincia a turbarmi, tra chemio, cortisonici, tachipirina, comincio a vedere la colomba al di là della livrea bianca.
Penso: – Questa è un messaggero. Certo, un inviato da qualcuno che vuole entrare in comunicazione, ma non capisco, è un vaticinio oscuro, volutamente sconnesso come quelli della Pizia, bisogna saperlo interpretare.
In sequenza mi passano nella testa le simbologie e i miti con questo uccello protagonista. Scarto lo Spirito Santo, troppo per me. Oltre misura Dio che aleggia sulle Acque primordiali. Escludo tutta la mitologia Greca classica: che ci azzecca con me e ora? Ecco, mi ritrovo meglio nelle storie di santi dove la colomba è l’anima dei giusti morenti che si libra in cielo. No, no, per carità non pensavo a me, ma al messaggero.
Ho paura che nessuno mi crederà se non immortalo il momento con una foto. Nello stesso istante in cui punto l’obiettivo la colomba con un frullo potente delle ali se ne vola nel buio.
Nell’altra stanza Carla mi dà una voce: – Allora, la colomba è ancora lì? Guarda che è passata quasi mezz’ora.
– No, – rispondo, – la colomba è volata ora. Sono quasi certo che sia stata mandata da mia madre per vedere come sta questo suo povero figliolo.
Fine
Angelo Gandolfi, agosto 2025

Grazie Angelo per il momento condiviso. Questi visitatori non si muovono a caso, appaiono a chi li sa vedere. Il tempo si dilata e il momento più bello è il tuo saluto abbozzato con la mano, come se una parte profonda di te l’avesse subito riconosciuta. In tutte le tradizioni è portatrice di buone notizie .Tra i mille messaggi che ti ha portato la paloma blanca c’è anche quello che ti hanno perdonato per il pettirosso… un abbraccio infinito
Grazie Angelo,
ci apri orizzonti inesplorati. Inestricabilmente legati (entangled) a questa “realtà fisica”, che non finisce lì dove sembra , a volte vediamo un po’ più in là,…
“Ognuno di noi è una breve scintilla che accende l’intera realtà. Siamo lo specchio in cui l’universo contempla se stesso. Essere qui, per un tempo fugace, con gli occhi della mente aperti su ciò che c’è, è tutto il senso di cui ho bisogno.”
Balbi, Amedeo. L’ultimo orizzonte: Cosa sappiamo dell’universo (p.200). DEAGOSTINI LIBRI. Edizione del Kindle.
Le mamme!!!!
Sono sempre vicino a noi
Grazie Angelo
Voglio pensare che tu abbia ben allarmato la tua dolce mamma, mio carissimo Angelo, a tal punto da costringerla a darti un giusto scossone dal tuo torpore, e inviandoti una colomba bianca, messaggera di speranza e di aiuto in quel tuo difficile momento.È l’ aiuto che può dare una persona cara anche dall’ altra sponda. Dai libri di storia delle scuole medie ricordo il disegno delle catacombe e delle nicchie in cui venivano messi i cristiani morti. Erano chiamate columbarie. Un abbraccio , Angelo. Grazie per averci raccontato questa tua insolita e bellissima esperienza
‘La notte della colomba’ è una fiaba bellissima.
Raccontata con emotiva delicatezza, come sai fare tu caro Angelo, dilatando il tempo del tuo incontro con la colomba e facendoci partecipi di un momento magico.
Quasi con timore hai cercato il contatto con la bella colomba, come un bambino sensibile che ha paura che quel momento svanisca le hai offerto delle briciole e non importa se la colomba non ne ha approfittato, l’intenzione era più importante. Come in un sogno la colomba ti fissava e non era impaurita della tua presenza, anzi. Mezz’ora è un tempo molto lungo anche per un sogno e poi è volata via.
Ora sono sicuro che quella colomba era tua madre e questa conclusione mi riempie il cuore e mi commuove.
Grazie Angelo per averci incantato.
Carlo
Grandissimo Angelo!
Che bel attimo.
A volte basta poco per stare sereni. La tua testimonianza è un piccolo gioiello.
Riesci a trasformare un episodio semplice in una meditazione sulla malattia, sulla speranza e sulla simbologia.
L’uso del tempo è geniale per creare un senso di attesa e di profondo significato.
La colomba diventa un simbolo di speranza e amore in un momento di grande incertezza.
È un promemoria che anche nelle situazioni più difficili, possiamo trovare un senso di connessione, anche se in modi inaspettati.
Tutta la riflessione, il dubbio e la ricerca di un significato si risolvono in una certezza, dettata non dalla logica, ma dal cuore.
Grazie Natale, hai trovato la chiave per cogliere in profondità il senso del breve racconto