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Don Giuseppe sull’Enciclica di papa Leone XIV “Magnifica humanitas”

Don Giuseppe Turani ci invia una breve sintesi dell’Enciclica di papa Leone XIV sulla custodia della persona nel tempo dell’Intelligenza artificiale.

Papa Prevost Leone XIV, emanando la sua prima enciclica “Magnifica humanitas”, si colloca sulla linea del suo predecessore, Pecci Leone, che nel 1891, con l’enciclica “Rerum novarum”, proponeva una riflessione sulla realtà del mondo operaio durante la rivoluzione industriale. Lo scritto di Leone XIII aveva messo in evidenza la vecchia solidarietà, l’attenzione verso milioni di lavoratori senza diritti né dignità e fatto nascere l’interrogativo inerente alla questione sociale che nessuno dei due movimenti politici, liberalismo e socialismo, non riuscivano a risolvere. La RN non aveva la pretesa di bloccare il dibattito economico, ma cercava di fissare un orizzonte etico inerente sempre alla situazione operaia nel mondo del lavoro.

L’enciclica “Magnifica humanitas” ha al centro il tema dell’intelligenza artificiale (IA), ma indica anche quali rapporti la chiesa cattolica deve avere con il mondo; quindi come affrontare i cambiamenti strutturali e pastorali nel percorso della chiesa inserita e attenta sempre più a ciò che riguarda la modernità. 

Il papa mette in guardia dall’ambiguità che può instaurare l’intelligenza artificiale. Positivamente: è un aiuto costruttivo per migliorare la vita sul pianeta terra (poiché la stiamo maltrattando e conducendola a una reale distruzione); anche nella cura delle malattie. Negativamente: può distruggere sia l’uomo che il pianeta terra con guerre, anche nucleari, di una immensa e inaudita gravità, dove tutto verrà distrutto e più nulla recuperabile. Brevemente: la IA deve renderci più umani o sarà la nostra rovina.

Il papa lancia un appello alla responsabilità non solo a chi governa il mondo, ma anche ad ogni persona. L’IA è bene che aiuti l’umanità a vivere meglio, a cancellare la fame nel mondo, a far fiorire la biodiversità sul pianeta, a salvare gli oceani, i ghiacciai e a non radere al suolo la terra e la casa del “nemico”. L’IA non deve sostituire o annientare ciò che è umano e la creatività dell’uomo, ma rispettare sempre la dignità della vita, di ogni creatura e tutto ciò che ha avuto origine dal Creatore.

Ciò che salva non è “una salvezza puramente tecnica”, che non mette al centro l’essere umano, si dimentica dei più deboli e di coloro che non possono produrre nulla, ma è l’amore rivolto al bene comune, cercando sempre il dialogo con tutti e in particolare tra coloro che si combattono, che non vogliono giungere a un accordo di pace e arricchirsi con la vendita delle armi.

Così conclude il papa: “Nella fedeltà umile di ogni giorno, anche il tempo dell’IA può diventare un passaggio in cui lo Spirito fa maturare la civiltà dell’amore nella nostra vita”.

Grazie papa Leone.

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