La ferita del Moregallo e noi

Tutti noi abbiamo assistito, anche da qui sopra il lago, a uno scenario drammatico: il fumo denso che per due giorni ha oscurato l’orizzonte, i bagliori spaventosi che hanno squarciato il buio delle ultime due notti e quell’odore acre di bruciato che è penetrato fin dentro le nostre case. Il vasto incendio boschivo che sta devastando il monte Moregallo, alimentato da settimane di caldo opprimente e siccità, non è soltanto un evento di cronaca, ma una vera e propria ferita collettiva che colpisce dritto al cuore il nostro territorio e la nostra sensibilità.
La nostra Associazione, è nata con l’obiettivo fondamentale di diffondere le pratiche democratiche e contribuire alla crescita civile e culturale della nostra comunità. Crediamo fermamente che “stare bene” in un paese significhi prima di tutto abitare un ecosistema sano, rispettato e protetto. Le fiamme sul Moregallo rappresentano l’antitesi di questa visione: sono l’effetto visibile di un modello climatico alterato e, troppo spesso, dell’incuria umana.
Il caldo opprimente che stiamo subendo in questi giorni non è una fatalità meteorologica, ma il sintomo chiaro di una crisi ecologica globale che bussa alle nostre porte con la forza distruttiva del fuoco. Quando una montagna brucia a pochi chilometri da noi si distrugge la biodiversità. Centinaia di ettari di bosco prezioso spariscono, lasciando il suolo fragile e vulnerabile al dissesto idrogeologico. Soffrono gli animali selvatici, un ecosistema antico viene cancellato, privando la fauna del proprio habitat naturale. Si avvelena il bene comune, l’aria che respiriamo si riempie di polveri e cenere, ricordandoci che i confini geografici non esistono di fronte ai disastri ambientali.
Come UPper, riteniamo che la tutela dell’ambiente non sia un tema astratto, ma una forma di profondo rispetto civile e democratico. Curare il territorio in cui viviamo è l’atto politico e sociale più alto che una comunità possa compiere.
Invitiamo ogni cittadino a riflettere. Non possiamo più permetterci di essere spettatori passivi dei bagliori notturni. Dobbiamo trasformare la rabbia e l’angoscia di queste ore in cittadinanza attiva: vigilando sul territorio, rispettando rigorosamente i divieti di accensione dei fuochi ed esigendo politiche locali e globali che mettano la transizione ecologica al primo posto. Solo riscoprendo il legame profondo con la nostra terra potremo garantire un futuro in cui la nostra comunità possa davvero continuare a “star bene”.
