Si canterà anche nei tempi bui?
“Si canterà anche nei tempi bui?…”, si chiedeva angosciato Bertold Brecht durante l’ascesa del nazismo e l’orrore della guerra.
Ora quel tempo buio si è di nuovo riaffacciato.
Nel quotidiano i pensieri e le parole sono spolpati dall’inquietudine e rimane solo l’osso di una domanda martellante: C’è la speranza che questa “Terza guerra mondiale combattuta a pezzi” (papa Francesco) finisca presto?
Città millenarie o modernissime sbriciolate dal meglio della tecnologia bombarola stanno seppellendo migliaia di anime innocenti. E bambini, tanti bambini… La mia impotenza è tale che mi rimane solo la forza (mi rendo conto, vana) di invocare la fine immediata e apocalittica dei responsabili di questi smisurati dolori.
Questi malvagi li conosciamo bene. I loro nomi e cognomi campeggiano nei titoli cubitali dei giornali e aprono i notiziari televisivi. Hanno preparato i loro crimini smantellando la saggezza woke, cioè la consapevolezza delle ingiustizie sociali e il rifiuto di praticarle, in particolare il razzismo, la disuguaglianza di genere e le discriminazioni. Vogliono prosciugare le nostre anime e la nostra socialità della linfa vitale che ci ha nutrito di giustizia e democrazia, pur imperfette, per tanti decenni.
Lontane mille miglia dal fragore tellurico delle bombe, le metropoli obese di McDonald’s e prodotti finanziari hanno dichiarato un’altra guerra al loro interno, altrettanto infame. I nemici, pelle olivastra e senza santi in terra, sono perseguitati e deportati verso lande di cupa disperazione dalle quali erano fuggiti.
E’ necessario fare qualcosa. E’ possibile trovare un appiglio a cui aggrapparsi, intravedere uno squarcio di luce in questa foschia acida che ci sta corrodendo?
Brecht stesso rispose al suo interrogativo affermando: “Sì, si canterà dei tempi bui”, convinto che la poesia e l’arte sarebbero sopravvissute anche nei periodi più oscuri e sarebbero arrivate lontano. A me piace pensare questo canto anche come il rinnovare del desiderio di relazioni fraterne, di pace, di gioia di vivere e gioia di faticare per ricostruire i luoghi della vita civile e dello spirito. Ambedue accoglienti e belli.
Utopia? No, è storia. Proviamo a riflettere cosa ha salvato i nostri progenitori da un ventennio di dittatura fascista e dal grande divoramento del nazismo, che apparivano per l’eternità invincibili.
Mi pare di vederli, seduti la sera fuori dell’uscio di casa farsi la promessa con parole semplici: No, non possiamo finire così. I nòst tusài i céntra negòt con tót chèl mal ché.
E la speranza che un giorno sarebbe finita era qualcosa di concreto, che usciva dalle loro mani. C’è stato qualcosa di potente che andò oltre organizzare la Resistenza in montagna. Furono decisivi i gesti generati nella vita quotidiana. Credere tenacemente in un futuro pacifico e sereno. Curvare la schiena su scampoli di lavoro, festeggiare le nascite, curare l’educazione dei figli e le infermità degli anziani, intonare cori spontanei sui prati durante le merende di Pasquetta, condividere i fatti della comunità. Soprattutto si continuò a piantare alberi perché di sicuro, come a suo tempo ebbe a dire mio bisnonno Bàtesta nighér ormai vecchio, negli anni a venire qualche bambino ne avrebbe colto i frutti.
Se dalle genti si irradia un caldo alito di umanità i poteri criminali si sciolgono come neve sporca.
Condividendo l’ispirazione del caro Brecht, a questo punto ci vorrebbe un canto, possibilmente corale, per armonizzare in ognuno di noi la speranza ostinata con la resistenza attiva. Anch’io vorrei partecipare, provando a fare musica con uno strumento come ho sempre desiderato.
Peccato che le mie dita anchilosate di nessun strumento sanno pizzicare corde o azionare tasti. Comunque non desisto, oggi stesso ho ordinato una armonica a bocca cromatica.
Angelo Gandolfi da una proposta di Giorgio Toneatto
Monte Marenzo, 13 marzo 2026.
Little blue, music by Jacob Collins

Caro Angelo,questi sono tempi “Cupi” come diceva zia Elisabetta di Solopaca.Il Grande Eduardo diceva anche ‘dovrà pur passare la nottata’ domani ci sarà la luce del giorno e la speranza.Gino
Ci sono terreni fertili per particolari semi.
Oggi, un terreno fertile per i semi che contengono le vergognose parole e fatti di chi ci comanda è il pianeta intero.
Se le proposte, le idee, i fatti di Trump come di Netanyahu, Putin e molti altri sono accettati, voluti, propagandati è perchè abbiamo preparato il terreno affinchè quei terribili semi attecchissero, germinassero.
Il processo in cui questi semi dormienti si risvegliano avviene in un terreno incolto , non dissodato con la consapevolezza critica nei confronti delle ingiustizie sociali, razzismo, discriminazioni di genere e disuguaglianze.
E’ il terreno dove i miliardari vengono ritratti dal comune senso come geni visionari o “eroi” dell’economia moderna.
Abbiamo voluto che queste erbacce crescessero rigogliose, le abbiamo acclamate perchè annoiati dal polically correct, dal “basta woke”.
Le classi medie e povere hanno osannato queste nuove figure illudendosi di diventare come loro.
Questo è il terreno su cui stiamo camminando, non so per quanto tempo ancora.
Ed eccoci sprofondati “nei tempi bui”.
E allora sì, certo, dobbiamo cantare anche “nei tempi bui” convinti, come afferma Bertold Brecht, che la poesia e l’arte ci sopravviveranno.
Grazie Angelo per aver stimolato la discussione.
Con riconoscenza
Carlo
Grassie Angelo
del ‘insògn
del’invocassiù
del’implorassiù
e de la cansù .
un abbraccio
stà sö franch!
un saluto caloroso a Giorgio T.
Maurizio
È necessario fare qualcosa… è un’invocazione la tua, Angelo, che ho subito collegato ad un evento iniziato proprio oggi a Milano:
FAI LA COSA GIUSTA! È una Fiera che meriterebbe di essere visitata almeno una volta, perché è unica. Vi partecipa il meglio dell’associazionismo e delle cooperative sociali di ogni genere: sostenibilità, riduzione dei consumi, commercio equo e solidale, finanza etica, ecc. Laboratori, incontri, presentazioni, degustazioni, spettacoli. Tutti impegnati a creare comunità!
La domanda dominate della prima giornata era:
“DI QUANTE PERSONE ABBIAMO BISOGNO PER CAMBIARE IL MONDO? PER COSTRUIRE LA PACE? PER NON SENTIRSI SOLI?”
E la risposta è stata: “DI CIASCUNO E CIASCUNA DI NOI! DI TUTTI! NON FACCIAMOCI MANCARE I SOGNI!”
Grazie Angelo, ci hai regalato l’ennesima perla di sapienza che ci stimola a non cedere in questi tempi difficili.
Grazie Angelo per lo spiraglio di luce.
Come sempre i tuoi racconti avvolgono e incantano, nonostante l’argomento sia doloroso, riesci a infondere nel lettore la fiducia che riusciremo a riprenderci la pace!
Complimenti caro Angelo!
Alberta