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W il 25 Aprile. Il discorso della Sindaca Paola Colombo

Dopo la galleria fotografica di Angelo Fontana della cerimonia del 25 Aprile a Monte Marenzo (che potete vedere a questo link), pubblichiamo, il discorso della Sindaca Paola Colombo.

25 aprile 2026 – Festa della Liberazione

Cari cittadini, ottantuno anni fa, il 25 aprile, il nostro Paese si liberava dall’occupazione nazista e dalla dittatura fascista grazie al coraggio di donne e uomini che con determinazione e sacrificio, spesso fino a perdere la propria vita, aprirono la strada alla nascita di una democrazia fondata sui valori della libertà, della giustizia e della solidarietà.

Tra il 9 e il 10 agosto 1943 gli Alleati sbarcarono in Sicilia e in 38 giorni, dopo duri combattimenti nella Piana di Catania e sull’Etna, l’intera Sicilia fu liberata. Questo avvenimento ebbe un impatto rilevante sugli equilibri politici italiani, accelerando la crisi del regime.

Con l’Armistizio dell’8 settembre 1943 l’Italia sprofondò in una grave crisi politica e militare che ne determinò la divisione. Nel Sud si rafforzò il Regno d’Italia schierato al fianco degli Alleati anglo-americani, mentre nel Nord nacque la Repubblica Sociale Italiana, fondata da Benito Mussolini sotto la tutela e il controllo della Germania nazista.

Proprio in questo drammatico contesto prese forma e si sviluppò la Resistenza, un movimento ampio e articolato che si organizzò in gruppi partigiani legati a differenti orientamenti politici (comunisti, socialisti, cattolici, liberali) operai delle fabbriche del Nord, contadini, studenti, intellettuali, ex militari rimasti senza ordini dopo l’Armistizio e molte donne. Queste ultime svolsero un ruolo fondamentale come staffette, infermiere, organizzatrici e, in diversi casi, anche come combattenti armate. Nonostante le differenze politiche e ideologiche, questi gruppi furono uniti dall’obiettivo comune di liberare il Paese dall’occupazione nazista e dal fascismo, contribuendo in modo decisivo alla rinascita democratica dell’Italia.

La lotta fu dura e rischiosa: nazisti e fascisti risposero con violente rappresaglie, arresti, deportazioni e ignobili stragi di civili. Nonostante ciò, la Resistenza combatté con determinazione e contribuì in modo decisivo a indebolire l’occupazione e a preparare la liberazione del Paese.

La risalita della penisola da parte degli Alleati e la guerra sul territorio italiano furono lunghe e durissime. Episodi come le Quattro Giornate di Napoli dimostrarono fin da subito la capacità di ribellione popolare. Nel Nord occupato, la lotta partigiana si organizzò in brigate legate alle diverse forze politiche antifasciste, coordinate dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI), che tra il 1943 e il 1945 rappresentò il vertice operativo del movimento partigiano e il principale interlocutore degli Alleati. Le sue azioni di sabotaggio, guerriglia e resistenza civile contribuirono a logorare progressivamente le forze nazifasciste.

Nell’aprile del 1945, con l’obiettivo di sfondare la Linea Gotica e dilagare in pianura Padana, dopo duri combattimenti nella zona di Argenta, la cosiddetta “Battaglia delle valli” il fronte tedesco venne sfondato, le truppe alleate attraversarono il fiume Po e dilagarono in pianura. Il 21 aprile fu liberata Bologna. L’avanzata degli alleati coincise con l’insurrezione generale proclamata dal Comitato di Liberazione Nazionale che portò il 25 aprile alla liberazione delle principali città del nord, Torino, Milano e Genova prima ancora dell’arrivo delle truppe alleate. Il 25 aprile divenne così il simbolo della liberazione nazionale e il regime fascista giunse al termine, segnato anche dalla cattura e dalla fucilazione di Benito Mussolini il 28 aprile 1945.

Alla luce di tutto ciò, il 25 aprile non è solo una data da ricordare, ma una responsabilità da vivere ogni giorno. È vero, oggi qui in questa piazza, ricordiamo e onoriamo i partigiani e le partigiane, uomini e donne che con coraggio e determinazione scelsero di resistere all’oppressione, spesso a costo della propria vita. Il loro sacrificio ha reso possibile un’Italia libera e democratica, fondata sui diritti e sulla dignità di ogni persona. Ma è anche vero che il 25 aprile è un giorno che ci interroga sul presente. Viviamo in un tempo in cui i diritti conquistati possono essere messi in discussione ogni giorno, in cui il linguaggio dell’odio e della divisione torna ad affacciarsi nello spazio pubblico nel quale la partecipazione democratica rischia di indebolirsi.

Quindi ricordare il 25 aprile significa rinnovare l’impegno a difendere i valori della Costituzione: la dignità, l’uguaglianza e la giustizia sociale. È fondamentale non dimenticare ciò che è accaduto nel passato, perché come spesso si dice ed è bene ricordare, le libertà possono essere erose anche lentamente, in modo silenzioso, talvolta persino con il nostro consenso, se si smette di vigilare.

Per questo è importante che le nuove generazioni siano consapevoli, attente e capaci di riconoscere i segnali di pericolo quando i diritti vengono messi in discussione.

Oggi viviamo in un mondo ancora profondamente segnato da guerre e disuguaglianze. In Europa, la guerra in Ucraina, giunta ormai al suo quarto anno, continua a rappresentare una drammatica ferita per la pace e la sicurezza internazionale, con conseguenze umane, sociali ed economiche che coinvolgono l’intera comunità globale.

A Gaza si continua a consumare una grave crisi umanitaria che colpisce soprattutto i civili, con infrastrutture distrutte, sfollamenti e condizioni di vita sempre più precarie.

In Sudan, la guerra civile, iniziata nel 2023, è entrata nel suo terzo anno senza prospettive concrete di cessate il fuoco, causando una delle peggiori emergenze umanitarie al mondo, con milioni di sfollati e una popolazione allo stremo.

Nel frattempo, lo scenario internazionale si è ulteriormente deteriorato: due mesi fa è esploso un conflitto che coinvolge direttamente Iran, Israele e Stati Uniti, segnato da attacchi militari reciproci e da un crescente rischio di escalation nella regione del Golfo. La crisi ha già prodotto gravi conseguenze per la popolazione civile e rappresenta una seria minaccia per la stabilità globale, con possibili ripercussioni economiche e geopolitiche su scala mondiale.

Questo scenario ci ricorda quanto la pace non sia mai un traguardo definitivo, ma un equilibrio fragile da costruire e difendere ogni giorno attraverso il dialogo, la cooperazione e il rispetto dei diritti fondamentali.
Nessuna guerra è davvero lontana. Anche se si combatte a migliaia di chilometri da noi, le sue conseguenze arrivano fino a noi: nelle crisi economiche, nelle tensioni sociali, nei flussi migratori.
E dietro quei numeri ci sono persone: uomini, donne, bambini che vorrebbero solo di vivere in pace, con dignità.

Di fronte a tutto questo, l’opinione pubblica deve informarsi, capire e non voltarsi dall’altra parte.

Perché solo cittadini consapevoli possono spingere la classe politica a fare ciò che spesso fatica a fare: unirsi, superare le divisioni, e prendere decisioni coraggiose per il bene del nostro Paese e dell’Europa.

L’Unione Europea può e deve giocare un ruolo cruciale nel mondo contemporaneo. È nata per promuovere il multilateralismo, la cooperazione tra i popoli, la pace e lo sviluppo economico e sociale. Oggi, con circa 450 milioni di cittadini, rappresenta uno dei più grandi blocchi commerciali globali e l’euro continua a essere una delle principali valute di riserva. Nonostante le trasformazioni degli equilibri internazionali, l’Europa resta una delle aree con il più alto livello di sviluppo umano, sociale e ambientale.

Questo patrimonio collettivo è straordinario, ma non è garantito per sempre. Solo noi europei possiamo prenderci cura del nostro progetto comune, dei nostri valori e del nostro futuro. In un mondo segnato da tensioni geopolitiche, crisi economiche, cambiamenti climatici e rivoluzioni tecnologiche è sempre più evidente quanto sia fondamentale che l’Europa sia guidata da persone che la comprendono, la rafforzano e credono nel suo ruolo, e non da chi la teme, la ostacola o vorrebbe indebolirla.

Dobbiamo essere consapevoli che il nostro destino è legato a quello dell’Europa e dipende da noi: dalla nostra partecipazione, dalla nostra capacità critica e dal nostro impegno civile. Nessun altro difenderà al nostro posto ciò che abbiamo costruito.

La disinformazione favorita dall’ignoranza e dall’indifferenza si diffonde più velocemente che mai, amplificata dai mezzi digitali; vengono screditate le istituzioni, semplificate realtà complesse, alimentate paure e divisioni. In questo contesto chiunque può influenzare il dibattito pubblico e distorcere la percezione della realtà.

Il compito delle istituzioni è mantenere viva la memoria della Resistenza, promuovere un’informazione di qualità e un’educazione critica. Trasmettere ai giovani il significato profondo della libertà e lavorare insieme per costruire un’Europa unita, giusta, forte e capace di affrontare le sfide del presente senza cedere a minacce e intimidazioni.

Prima di concludere voglio ricordare che quest’anno ricorrono gli 80 anni del voto alle donne. Non fu un regalo ma un diritto che arrivò dopo decenni di mobilitazione, dall’impegno delle associazioni femminili alle esperienze della Resistenza, che resero impossibile continuare a escludere metà della popolazione dalla vita politica. Quelle donne non chiedevano privilegi, ma riconoscimento e partecipazione. Da allora i progressi sono stati reali: accesso all’istruzione, al lavoro, alle istituzioni, diritti civili più ampi, ma il percorso non è ancora terminato.

Concludo con l’auspicio che il significato del 25 aprile continui a illuminare le nostre scelte, aiutandoci a comprendere chi siamo e quale direzione vogliamo dare al nostro futuro.

Alla memoria dobbiamo affiancare il nostro impegno: quello concreto e quotidiano di costruire insieme un domani davvero libero, giusto e solidale, pienamente degno del nome di “democrazia”.

Viva il 25 aprile. Viva la libertà. Viva l’Italia. Viva l’Europa unita.

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