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“Me vivìa sùi castègn”

Quante castagne hai mangiato quest’anno?

Poche, pochissime, nessuna!

In tutta la Regione Lombardia e anche qui a Monte Marenzo e in Valle San Martino, la raccolta delle castagne è stata un disastro.

Pochi i frutti raccolti per una minore produzione dovuta alla diffusione sul nostro territorio di un parassita cinese, il cinipe galligeno del castagno (Dryocosmus kuriphilus Yasumatsu è il suo nome scientifico) che attacca le foglie inibendo la fotosintesi da cui la pianta trae nutrimento.

Ne avevamo parlato diffusamente in un nostro articolo questa primavera (http://www.unpaeseperstarbene.it/2011/castegneti-in-pericolo-arriva-lanti-vespa-cinese/).

Giunto l’autunno l’amara sorpresa: la maggior parte delle castagne sono marce. Belle forse fuori ma dentro… nere, immangiabili.

Così le “castagnate” degli Alpini si son potute fare solo dopo una selezione per scartare i frutti sospetti (si mettono in acqua e quelli che salgono a galla si possono buttare, sono quasi certamente marci).

I tanti raccoglitori di castagne nostri concittadini hanno dovuto rinunciare alle “burole” arrosto o a lessarle.

Il problema potrebbe durare a lungo.  Per attaccare il parassita dei castagni non possono essere utilizzati pesticidi ma solo ricorrere alla guerra biologica. Una campagna di contrasto effettuata quest’anno dagli operatori dell’ERSAF (Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste) con l’impiego di un altro insetto, antagonista naturale del cinipe, non dà risultati immediati, perché occorre che l’antagonista si diffonda in maniera adeguata sul territorio in cui viene inserito. I primi risultati concreti dovrebbero apparire nell’arco di 5 anni, anche perché questo insetto non si riproduce in laboratorio ed occorre attendere che la sua moltiplicazione avvenga secondo i ritmi naturali.

Tempi duri per le castagne, quindi.

Riporto qui un brano tratto da “Monte Marenzo, tra storia, ambiente, immagini e memoria” ed. Comune di Monte Marenzo, dicembre 2000, dal capitolo “Un ‘bosco’ progettato: il castagneto”

 

Com’è noto, anche nei paesi più alti della nostra montagna, le castagne avevano un ruolo insostituibile nell’alimentazione quotidiana:

 

“(…) perché l’inverno cosa si mangiava, si mangiava castagne e latte perché non c’era niente; (…) si facevanole castagne magari tre volte al giorno per mangiare: a la matina i peladèi, a mes-dé i brusadèi e a la sira i tetafrù.”

Testimonianza di Elisabetta Carenini. Reg. di Cristina Melazzi, Colle di Sogno, 11.10.1984.

 

“Me vivìa sùi castègn (…) poi tante si facevano macinare e ci facevano dentro il pane, pane di castagne; (macinava) il mulino e poi la farina la portavamo al fornaio per fare il pane.

Testimonianza di Adele Mazzoleni. Reg. di Cristina Melazzi, Colle di Sogno, 11.10.1984.

 

La traduzione è “vivevamo sulle castagne”. Speriamo che la crisi passi in fretta, altrimenti non avremo da mangiare neppure le castagne!

 

L’immagine tratta dal libro “Monte Marenzo tra storia, ambiente, immagini e memoria” 

 

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