Non c’è che dire, la prima della Passione secondo De André, andata in scena ieri sera nel salone dell’oratorio di Monte Marenzo ha riservato più di una sorpresa, e tutte estremamente piacevoli. E lo stupore per l’eccellente lavoro è ancora maggiore se consideriamo che questo eterogeneo gruppo è nato solo qualche settimana fa, e tra i suoi componenti ci sono persone che non si conoscevano affatto. Storie culturali e artistiche diverse che si sono incrociate nel comune amore per Fabrizio de André, per la poetica di questo grande autore.

La Passione secondo De André prende le mosse da un progetto che Sergio Vaccaro accarezzava da tempo: adattare la Buona Novella (in questa versione solo la parte della passione e morte di Gesù), uno dei più famosi lp del cantautore genovese, per una rappresentazione scenica che non si limitasse ad una esecuzione dei brani, ma svelasse, attraverso la recitazione e l’analisi dei testi la forza poetica, la ricchezza dei loro contenuti simbolici e letterari.

L’idea di Sergio ha preso decisamente corpo grazie all’incontro con Giovanni Previtali, il quale si è assunto il compito di curare e mettere insieme l’indispensabile gruppo musicale, e Roberto Milani che ha curato con estrema professionalità anche la parte tecnica dello spettacolo. E poi l’incontro con l’analoga passione per De Andrè di Michele Maggioni, eccezionale interprete di tante delle sue canzoni.

Altro elemento centrale della rappresentazione è stata la scoperta della voce recitante di Anna Maria Scapolo.

Quando le luci del salone si sono spente e i riflettori hanno illuminato la scena, la rappresentazione è iniziata.

Sergio ha iniziato raccontando come la genesi della Buona Novella siano stati i Vangeli apocrifi, che avevano affascinato De André per la loro prorompente umanità e per la loro forza lirica. Nella elaborazione che ne fa De André nei brani Via della Croce e le Tre madri, gli antichi testi si fondono mirabilmente con la sua cifra stilistica e ideale: la critica radicale del potere violento e inumano, la pietà per la profonda umanità degli ultimi, la forza salvifica dell’amore.

Lo spettacolo si dipana in uno schema assai efficace. Sergio lega con il racconto e l’analisi dei testi i vari quadri scenici, avvalendosi anche della proiezione di opere famose che ritraggono scene della Passione (un riquadro degli affreschi di Santa Margherita in Monte Marenzo, la salita al calvario di Hieronymus Bosch, il compianto del Cristo morto di Giotto).

A sorpresa gli spettatori sono coinvolti nella recita di alcuni passaggi significativi. I maschi interpretano quanti si sentono appagati dal sangue del Cristo morente, le donne piangono il Gesù che ha predicato contro la loro schiavitù, e gli spettatori con i nomi degli apostoli manifestano il terrore di essere scoperti come seguaci del condannato.

Coinvolgente la parte musicale, con, ai violini, lo stesso Giovanni Previtali e il primo violino, il maestro “Giglio”, che danno il canto giusto alla tragedia incombente. Alle chitarre classiche Roberto Milani, preciso e ben ritmato, dà profondità alla chitarra e alla voce calda di Michele Maggioni, efficace in ogni passaggio.

Spendiamo qualche parola in più per Anna Maria Scapolo, una vera e propria rivelazione nella parte di Maria. Una presenza scenica intensa, un timbro sicuro e limpido che ha saputo modulare secondo le esigenze del copione. Decisamente straordinaria nel pezzo che fu cavallo di battaglia di Franca Rame nel Mistero Buffo, dove l’insopportabile dolore della madre è reso con grande efficacia da Anna Maria nella lingua lombardo-veneta inventata da Dario Fo.

Completa la scena delle Tre Madri Marilena Chiari (accorata) e Carla Magni (emozionata) nel ruolo rispettivamente delle madri di Dimaco e Tito.

Scroscianti gli applausi da parte dei tanti spettatori. Sergio Vaccaro alla fine era visibilmente soddisfatto e ne aveva ben donde. E’ stato veramente bravo nella sceneggiatura e nella regia, disinvolto e dialogante nel ruolo di narratore e conduttore scenico.

Don Giuseppe ha portato il saluto finale, ricordando come la Buona Novella di De André, nata nel clima del ’68, ha saputo testimoniare un’epoca intensa, di grandi cambiamenti, che ha espresso anche tanti valori sociali ed etici. Ha sottolineato, inoltre, come questa rappresentazione multimediale può essere intesa anche come un modo originale ed efficace di fare liturgia, nel suo significato etimologico di “servizio al popolo”.

Insomma, decisamente positiva questa prima collaborazione tra l’Oratorio e l’Associazione Culturale UPper che, tramite Sergio e l’impegno di alcuni interpreti della serata, ha dato prova della maturità di una proposta culturale libera da schemi prestabiliti.

Una ulteriore e piacevole sorpresa il finale fuori copione, dove i bravi musicisti hanno eseguito il Testamento di Tito e Il sogno di Maria. Applausi a scena aperta.

 

(nelle foto di Adriano Barachetti alcuni momenti dello spettacolo)

 


 

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5 Commenti

Applausi a scena aperta per “La Passione secondo De André”

  1. Rinnovo qui a Anna Maria, Carla, Marilena, Giovanni, Giglio, Roberto e Michele il ringraziamento per aver condiviso con vera passione il progetto che abbiamo messo in scena.
    E a tutto il pubblico che si è pazientemente messo in gioco ed ha contribuito a “fare liturgia” come direbbe Don Giuseppe, a cui va il ringraziamento per la benevolenza e le belle parole inattese al termine della serata.
    Infine grazie ad Angelo per la bellissima recensione e ad Adriano per le immagini e a tutti quelli che ci hanno fatto i complimenti.
    A tutti Buona Pasqua.

  2. Anche io mi aggiungo ai complimenti per questa serata molto bella. Sono rimasto particolarmente stupito dal numero dei presenti, non me ne aspettavo così tanti! Della qualità dello spettacolo, invece, non avevo dubbi! Comlimenti ancora a tutti, in particolare a Carla e Marilena dato che è la prima volta che le vedo in scena.

  3. Bravi, veramente bravi tutti e coraggiosi per aver portato in scena un progetto complesso e originale. Emozione, fede, riflessione, arte, approfondimento, poesia e altro ancora. Bella la partecipazione di tutti, bella l’accoglienza dell’oratorio. Tanti complimenti da parte delle tante persone che hanno partecipato, alcune persone di Calolzio molto colpite mi hanno detto “Caspita ma a Monte Marenzo che cosa fate!”. Una prova che per fare cultura molte volte basta molta passione e poco budget.
    Grazie Cinzia

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