Al Lavello le parole e i canti del grande inganno della guerra

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3 Responses

  1. Admin scrive:

    Nell’articolo aggiunta la registrazione sonora di “Gorizia”.

  2. Angelo Gandolfi scrive:

    Una rappresentazione intensa e commovente. Cultura e pathos allo stato puro, grazie soprattutto ad Arturo Sala, tornato in vita attraverso i suoi quaderni ingialliti per ammonirci, dopo cento anni, sulla disumanità della guerra.
    I protagonisti di questo lavoro, sul palcoscenico e dietro le quinte, hanno dato il meglio di sé non come attori, cantanti e autori usi al lungo mestiere, ma con la forza e la freschezza di un coinvolgimento emotivo, di una passione per il racconto del soldato Arturo, tornitore di Olginate trascinato nella tragedia della Grande Guerra.

  3. cristina scrive:

    Oltre che a tutto il team di “Ragazzine vi prego ascoltare” , vorrei rivolgere un grazie, in particolare, ai più giovani: a Simone, che ha dato voce con grande sobrietà e naturalezza al giovane soldato di Olginate e a Chiara, per il racconto della giornata di ieri, a cui ha offerto la propria sentita partecipazione.

    Come per loro, anche per tutti noi che, con molti limiti, ci siamo messi in gioco di fronte alle persone in ascolto, l’incontro non è stato privo di emozioni.

    Del resto, il senso di una proposta come questa è proprio quello di provare a mettere in comune pensieri e sentimenti, di provare ad ascoltare – in altro modo che da soli – parole che altri ci hanno voluto comunicare.

    Non solo i letterati, non solo i ‘grandi protagonisti’ della Storia, hanno qualcosa da dire su come è – e su come potrebbe essere – la nostra vita.
    Anche ‘altri’ hanno parole per dire, per esempio, cosa è stata quella Grande Guerra che, un secolo fa, ha sconvolto l’esistenza quotidiana di tanti esseri umani e decimato un’intera generazione.

    La Mostra allestita al Lavello ha documentato quanto pesantemente la Guerra sia passata anche nei nostri territori e, tra i visitatori, molti hanno richiamato memorie di propri familiari coinvolti nel conflitto.
    Tutta ‘gente comune’? Al contrario: siamo tutti ‘gente non comune’. Il sottotitolo dell’incontro di ieri si riferiva, provocatoriamente, proprio a questo.

    Dentro i grandi avvenimenti si muovono, vivono, soffrono e gioiscono, sognano e creano legami, tante singole persone, ognuna con la propria storia, ognuna in modo diverso una persona ‘speciale’: come sicuramente lo era il ragazzo di Olginate che ha voluto lasciarci una così particolare testimonianza dei suoi giorni in tempo di guerra.

    Come è detto nella brochure della Mostra, guardare più da vicino i protagonisti di una guerra del nostro passato, può forse aiutarci a guardare con meno superficialità ai tanti che sono in fuga dalle guerre dei giorni nostri. E, come altri hanno postato sul nostro sito, aiutarci a sperare che sia possibile non soccombere al male.

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