hanna_kugler_weissTutte le sale della “Casa sul pozzo” della comunità di via Gaggio, ieri sera, erano stracolme di gente.

Folla assiepata ovunque:  nella sala principale dove era seduta l’ospite, ma anche nelle altre del secondo e terzo piano, dove dai televisori a circuito chiuso si poteva vedere quel che accadeva a pian terreno.

Gente anche sulle scale e seduta in terra in altre stanze dove si poteva solo ascoltare la voce di Hanna Weiss, ebrea sopravvissuta ai lagher nazisti, ospite della Comunità di Padre Angelo Cupini.

Straordinario il successo della serata. Sono accorsi in molti, di ogni età: anziani, ragazzi e intere famiglie. Testimonianza che quando i temi di incontro sono così potenti c’è ancora tantissima gente che vuole ascoltare e riflettere.

Anche molti amici dell’Associazione Upper erano presenti, non hanno voluto mancare l’occasione eccezionale di ascoltare una delle ultime testimoni dirette della tragedia della Shoah.

Non c’è stata presentazione. Hanna Weiss ha subito iniziato a raccontare, con il tono di una anziana nonna che narra una storia ai suoi nipoti.

Un fiume in piena. Più di un’ora di ricordi e di riflessioni e tutti i presenti in silenzio, ad ascoltare le vicende di questa donna stratordinaria.

Hanna Kugler Weiss è nata a Fiume nel 1928. La sua vita è stata spezzata dalle leggi razziali, dalla clandestinità, dal fallito tentativo di fuga in Svizzera e dai 270 giorni passati nel campo di sterminio di Birkenau. Una esperienza talmente forte che le impedisce di raccontare, una volta libera, la sua tragedia.

Rimane in silenzio per più di vent’anni.

Nel 1968 racconta per la prima volta in una scuola la sua storia. Tra gli studenti c’è anche sua figlia, pallida perché è la prima volta che ascolta la vita di sua madre.

Vive a Nazareth-Ilit, dove dirige il Museo della Shoah. Scrive in ebraico un libro in cui raccoglie i frammenti della sua vita spezzata, lo traduce in italiano, per ritrovare le sonorità dell’infanzia e della lingua materna.

Quando le faccio firmare la copia del libro, a fine serata, mi confessa che questa esigenza è stata dettata anche dalla necessità  di far comprendere alle sue amiche Istriane ed italiane il racconto che aveva scritto.

“Per non dimenticare”,  scrive nella dedica, e mi sorride, come spesso ha fatto durante la serata nel suo lungo racconto e rispondendo alle domande che molti le hanno rivolto.

Le chiedono della situazione in Israele e lei confessa che bisogna vivere in quel paese per capire l’angoscia dei suoi connazionali, ma anche che le ragioni e i torti non possono essere di una sola parte. Le facce della medaglia sono due.

L’ultima  domanda che le fanno è il suo rapporto con Dio. “Non sono religiosa”, risponde,” ma se un Dio c’è non posso dare la colpa di quel che accaduto che all’uomo. Mi sono immaginata Dio in un altro campo, accanto al mio, seduto a piangere e a non comprendere”.

Ma conclude il suo intervento con una nota di speranza. Nonostante tutto Hanna crede nell’uomo,  certa che in molti uomini vi è il seme della bontà e della pace. 

Padre Angelo Cupini della comunità di via Gaggio, le dona una formella con l’immagine di una colomba della pace e conclude la serata ribadendo quanto già dichiarato in una recente intervista al quotidiano “Il giorno”: “Quanto abbiamo ascoltato impone a tutti di tenere alta la guardia, e di avere il coraggio di dire che le ultime scelte legislative in materia di immigrazione non solo sono umanamente vergognose, ma anche potenzialmente idonee a creare correnti di pensiero di natura razzista. Correnti di pensiero di cui nessuno può immaginare le conseguenze, ma potenzialmente molto pericolose. Dobbiamo avere anche il coraggio di dire che queste leggi non sono state prese “nel nostro nome”, come recita il celebre grido, purtroppo inascoltato, che circolava negli Usa in occasione della guerra in Iraq: “Not in my name”.

 

(l’immagine di Hanna Weiss è tratta dal sito web “Vita Trentina”, settimanale diocesano di informazione del Trentino)

3 Commenti

“Per non dimenticare”. Il nostro incontro con Hanna Weiss, testimone della Shoah

  1. 13 febbraio 2011
    Questa sera Hanna Weiss ha fatto ritorno in Israele. Ha chiamato telefonicamente verso sera per salutare e chiedermi di estendere il suo saluto a tutti. Poco dopo ha richiamato per comunicare la notizia della nascita della pronipote che non ha aspettato il suo ritorno per nascere. Nel sito http://www.comunitagaggio.it – blog gaggio troverete le risposte alla domanda: cosa vi ha spinto ad andare ad ascoltare Hanna ? Nella photogallery a giorni troverete la documentazione fotografica della serata della Memoria a la Casa sul pozzo. Sono in preparazione i CD con l’intervento del 27 gennaio sera e una intervista ad Hanna realizzata da Angelo Villa.
    Sono andate tutte le 80 copie del libro di Hanna: Racconta. Siamo in attesa di altre possibili copie; se qualcuno le desidera lo comunichi.

    Approfitto di questo messaggio per rinnovare l’invito al concerto di Bembekiri sabato 19 febbraio alle 21 a la Casa sul pozzo per sostenere il Progetto Crossing, in modo specifico la costituzione del fondo di 20.000 € per le Borse lavoro per l’estate 2011. L’ingresso è libero, vi chiediamo una collaborazione al Progetto.
    Una buona settimana sostenuta dalla grande giornata regalata all’Italia dalle donne, e non solo, oggi.

  2. Padre Angelo Cupini, della Comunità di via Gaggio, rimasto profondamente colpito da quante persone si sono mosse per incontrare Hanna Weiss la sera della Memoria, pone una domanda sul suo sito invitando, quanti desiderano, a rispondere:
    Cosa vi ha spinto ad andare verso una donna di 82 anni?
    Perché vi siete mossi?
    A Padre Angelo Cupini piace aprire un dialogo e renderlo pubblico.
    Chi vuole farlo può farlo qui o sul sito della Comunità di via Gaggio.
    http://www.comunitagaggio.it/pagine/blog/bloggaggio_1_0709.html

  3. Ero tra i presenti ieri sera all’incontro. Che dire, assolutamente meraviglioso. Mi son trovato nei panni di quella maestra che aveva letto e visto di tutto sulla Shoah ma che ieri sera è rimasto particolarmente colpito da questa testimonianza, che si è “visto buttare la shoah in faccia”.
    Per coloro che ieri non sono riusciti a presenziare segnalo che Hanna Weiss sarà in giro sino al 4 nel lecchese per prestare la sua testimonianza, e che a breve il suo libro sarà disponibile in biblioteca

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