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La rinata patata bianca di Oreno “made” in Valle San Martino

I nostri assidui lettori dovrebbero conoscere ormai la storia della patata BIANCA di Oreno. Cominciammo a parlarne qui http://www.unpaeseperstarbene.it/2011/estate-2011-a-monte-marenzo-ospite-d%E2%80%99onore-una-patata/  in un post a firma di Marilena (e con le foto di Adriano Barachetti) nel luglio del 2011. Si era all’inizio di un progetto ambizioso, quello il recupero della patata esistente in passato nel nostro territorio (la patata biancona, che la tradizione narra essere stata portata da Alessandro Volta) che ad Oreno aveva un centro  di produzione molto redditizio

Il progetto è stato avviato nel 2010 grazie ad un’accordo dell’Ente Parco della Cavallera, nella persona delll’agronomo responsabile del Parco, Dottor  Niccolò Mapelli, con l’Associazione Agricoltori Valle San Martino.

Ieri, durante la Rassegna di “Sapori d’Autunno” organizzata dall’Amministrazione di Monte Marenzo in collaborazione con le Associazioni, abbiamo incontrato alcuni Agricoltori della Valle San Martino che, con il loro banchetto, esponevano in bella mostra dei bellissimi sacchetti, forniti dal comune di Vimercate, contenenti 3 kg delle ormai famose patate bianche di Oreno “made” in Valle San Martino. (La patata si chiama bianca di Oreno per distinguerla dalla patata di Oreno che è una Kennebec olandese o belga, quindi una patata comune moderna).

I produttori della Valle sono i nostri Marilena e Gustavo dell’azienda agricola Cascina Costa  Antica e Adelio Barachetti dell’omonima azienda, entrambe di Monte Marenzo. Ci sono poi altri due produttori: Elio Rossi di Boccio (Carenno) e Lori Gaddi dell’Azienda “La Casina” di Lorentino (Calolziocorte).

 

Con loro parliamo di come si è sviluppato il progetto e come, dopo quattro anni, si sia giunti ad una buona produzione (circa 15 quintali), che ha consentito di mettere sul mercato la patata.

Intanto partiamo dai semi che sono proprio di qui, del nostro territorio. Adelio Barachetti ci spiega che la prima resa fu di 3-4 patate a seme, contro una normale resa di 1/8 o 1/10 per le patate oggi in commercio.

Quest’anno, dopo aver seminato la patata in campo a riposo da 2 anni, la resa è stata ottimale con un rapporto 1/12. Con la proverbiale franchezza dei contadini Adelio Barachetti ci dice che finalmente può vedere i risultati concreti di questo progetto che fino ad ora era solo una speranza.

Poco prima avevo parlato con gli amici di Cascina Costa . Mi mostrano il sacchetto e mi indicano le scritte apposte con una etichetta. Gustavo mi spiega (tra parentesi) alcuni messaggi. La nostra è una patata:

•             che non ha mai visto un tulipano (non viene dall’Olanda!)

•             che non ha mai viaggiato su un tir (è un prodotto a km zero)

•             che  si risemina da sé (non viene acquistata dalle multinazionali dei semi, ma una parte

del raccolto, come si faceva una volta, serve alla semina dell’anno successivo)

•             che non ha subìto decine di maltrattamenti chimici di routine  prima di essere seminata (o come dice in una battuta Adelio  Barachetti che tiene molto a questo slogan: non è passata per la farmacia)

•             che  contiene poca solanina e quindi non fa male (ti dirà qualcosa la nostra Lori)

•             che anche se fritta non produce veleni cancerogeni (idem)

•             che non è mai uguale alle sue sorelle, perché ha una forte personalità.

Marilena invece mi indica le ricette stampate sul sacchetto e mi spiega il miglior modo di cucinare le patate bianche di Oreno, ottime per gnocchi e purè, buonissime anche per le classiche patate fritte (anche con la buccia!, ma con moderazione).

Lori Gaddi mi spiega le qualità organolettiche della patata di Oreno: contiene poca solanina, che è un alcaloide tossico. La solanina si sviluppa maggiormente se la patata è esposta al sole. E’ un sistema di difesa necessario alla patata in condizioni di particolare debolezza, per esempio contro la dorifera o gli afidi e la peronospera. La solanina è presente in maggiore concentrazione quando le patate sono raccolte immature, presentano una colorazione verde sulla buccia, presentano germogli, sono surmature, cioè iniziano ad appassire e mostrano una buccia raggrinzita, sono danneggiate o malate.

Tutti rischi che non esistono se le patate hanno basso contenuto di solanina e vengono conservate correttamente al buio e non per lunghissimi periodi.

Che dire? Pago e prendo un sacchetto di patate, curioso di assaggiare un altro “Sapore d’Autunno” made in Valle San Martino.

L'intervista a Adelio Barachetti e Lori Gaddi - Foto Adriano Barachetti

 

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