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Ospitalità terapeutica: una testimonianza per pensarci

Due giorni fa abbiamo pubblicato sul nostro sito la segnalazione di Ospitalità terapeutica 2017 http://www.unpaeseperstarbene.it/2017/ospitalita-terapeutica-2017/.

Ora riceviamo da Cinzia Mauri una testimonianza sulla sua esperienza.

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Qualche giorno fa ci ha telefonato Giorgio, il responsabile di Les Cultures dei progetti di ospitalità terapeutica dei bambini ucraini, per chiederci se anche quest’anno siamo disponibili ad accogliere Serghiy, il bambino che da due anni viene a casa nostra per un mese e mezzo nel periodo estivo.

Questa telefonata mi ha portato indietro di due anni, al gennaio 2015, quando abbiamo deciso di provare quest’esperienza. Era da un po’ di anni che questa cosa era lì come una possibilità, avevo assistito alla presentazione del progetto ed alla proiezione di un bel filmato qui all’Oratorio di Monte Marenzo  e la cosa mi aveva colpito, ma forse non era ancora il momento giusto. Poi due anni fa qualcuno mi ha riportato alla mente questa cosa, sono andata ad un momento informativo presso la sede di Les Cultures, a Lecco, e tornata a casa ne abbiamo parlato in famiglia. C’era qualche perplessità, qualche paura, ma poi anche velocemente abbiamo deciso per il sì. Cosa ci ha fatto decidere? Io avevo un po’ meno lavoro (qualche volta può essere una cosa positiva), i figli erano un po’ più grandi, forse avevamo una predisposizione d’animo diversa. Ma, soprattutto a me  ha  fatto decidere vedere un po’ di “resistenza” da parte dei nostri figli. Avevamo parlato di questa cosa qualche anno prima e loro entusiasti avrebbero voluto ospitare subito un bambino, invece adesso le preoccupazioni e i dubbi sembravano avere la meglio, certo erano cresciuti ed erano più consapevoli delle possibili difficoltà, ma questa cosa un po’ mi ha spaventata perchè trasmettere l’apertura, la disponibilità e l’accoglienza nei confronti di tutti per noi è importante.

Così ci siamo trovati il 15 Giugno in chiesa a Germanedo ad aspettare un bambino di cui sapevamo solo il nome e il cognome, che aveva 9 anni,  due fratelli più piccoli, che abitava in un piccolo villaggio in una zona molto vicina alla centrale di Chernobyl e che era orfano di mamma (da un anno anche di papà). E’ stato veramente emozionante, l’attesa, vedere i visini di quelle bambine e di quei bambini e chiedersi –chi sarà?-. E poi eccolo! Una gioia! Quel primo giorno ce lo ricordiamo ancora tutti.

Certo un po’ prima del suo arrivo ognuno di noi aveva le sue preoccupazioni: se piange? Se non riusciamo a capirci? Se è antipatico? Se non mangia?, e tante  altre ancora. Ma poi è andato tutto bene, è stato molto più facile e spontaneo di quanto immaginassi, i nostri bambini e i loro amici l’hanno fatto subito sentire a casa, hanno giocato insieme, gli hanno insegnato tante parole in italiano (e lui ha insegnato loro tante parole ucraine) e con noi è entrato subito in sintonia e abbiamo condiviso tanti momenti. Certo c’è stato anche qualche momento di fatica, di gelosia, ma questo l’avevamo messo in conto.

Insomma, tutto questo racconto personale per consigliare quest’esperienza di ospitalità terapeutica, in cui si dà la possibilità ad un bambino di smaltire parte di quelle sostanze radioattive che si accumulano nell’organismo vivendo nelle zone vicine alla centrale (ancora presenti e pericolose dopo 30 anni!); ma anche si dà a questi bambini la possibilità di entrare in una casa in cui vengono accolti, nutriti e amati, affiancando un po’ queste famiglie (quando ci sono) che spesso vivono  situazioni di fragilità, disagi sociali e povertà.

Per chi accoglie invece è un’esperienza che arricchisce, mette in gioco, fa riflettere e aiuta a non dare niente per scontato sia ai grandi che ai piccoli.

A Monte Marenzo in questi anni diverse famiglie hanno accolto uno o più bambini, anzi noi siamo quelli che lo fanno da meno tempo, se qualcuno fosse interessato, tutte senz’altro  possono rispondere volentieri a domande in merito,  oltre naturalmente a potersi mettere in contatto con l’associazione Les Cultures che organizza quest’ospitalità da tanti anni.

Possiamo dire senz’altro che non serve essere speciali in misura maggiore di quanto lo siamo tutti, che è un’esperienza bella e forte, che possono dare la disponibilità anche singole persone e non solo famiglie, così come anche comunità tipo gli oratori. Che ci sono tanti bambini che vengono accolti in provincia di Lecco, ed in Italia e nel resto d’Europa ma che tanti ancora sono i bambini che hanno bisogno e che vorrebbero venire a trascorrere questo periodo di soggiorno terapeutico. Bambini che vedono altri bambini, fratelli, sorelle o amici che vengono in Italia e tornano a casa felici e un po’ più sani, con tante esperienze fatte insieme a nuovi amici, magari con un vestito in più nella valigia e con qualche provvista per la famiglia perché a loro mancano molte cose e da quando è in atto il conflitto con la Russia i prezzi sono molto alti e comprare alcune cose è impossibile. Per esempio a noi dispiace molto che mentre Serghiy viene da noi suo fratello Arten, che ha solo un anno in meno, non possa vivere quest’esperienza così positiva perché non ci sono abbastanza famiglie ospitanti.

Pensiamoci.

ospitalità

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